Jobs Act: ferie in regalo ai colleghi bisognosi. Il provvedimento allo studio

Riprendendo una legge francese, i dipendenti potranno donare giorni di permesso retribuiti ai colleghi


Nel Jobs Act in via di approvazione in commissione Lavoro al Senato spunta un emendamento (a costo zero) che riprende un'analoga misura approvata in Francia alcuni anni fa e che permette ai lavoratori di cedere i propri giorni di permesso retribuito ai colleghi che ne hanno più bisogno.

La proposta è stata presentata dalla senatrice della Lega Nord Emanuela Munerato e ha ricevuto l'ok dal relatore di maggioranza, Maurizio Sacconi, secondo cui il provvedimento rafforza il concetto di azienda come comunità che deve dotarsi di servizi sociali. Il fatto che il provvedimento non preveda costi a carico dello Stato è però sicuramente un altro dei motivi del parere favorevole.

Il provvedimento prende spunto da quella che in Francia si chiama Legge Mathys, dal nome di un bambino di 10 anni malato di tumore, il cui padre aveva esaurito i giorni di ferie e di permesso retribuito e non sapeva più come prendersi cura del figlio. Allora (era il 2009) i colleghi del padre hanno organizzato una "colletta" e, d'accordo con l'azienda, hanno regalato all'uomo i giorni di permesso necessari per consentirgli di restare al capezzale del piccolo nei suoi ultimi giorni di vita. Il caso ebbe molta risonanza in Francia, tanto che l'Assemblea Nazionale approvò di lì a poco una legge che regolamentava il "dono" di giorni di ferie tra colleghi.

Anche in Italia nei mesi scorsi si è verificato un caso simile: a Pisa una dipendente dell’azienda dei trasporti locali Ctt Nord aveva esaurito giorni di ferie e permessi ma doveva continuare delle terapie inconciliabili con il lavoro. Anche in questo caso i colleghi si sono accordati per regalarle un giorni di ferie a testa. Poiché la donna non ha avuto bisogno di usufruire di tutti e 250 i giorni donati, quelli avanzati sono stati inseriti in un "fondo emergenze" per casi analoghi. Per ora la proposta Munerato non prevede questo, ma si limita a stabilire i casi in cui si può effettuare la "colletta": figli minori affetti da gravi malattie, patologie, handicap o vittime di incidenti che necessitino di presenza fisica e cure.
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