Spese militari, diverbio a distanza tra Obama e Renzi

Obama chiede all'Ue di portare le spese militari al 2% del Pil: nei prossimi 10 anni l'Italia dovrà raddoppiare la spesa militare

Il capitolo spese militari è sempre tra i più ostici da affrontare, per i governi del mondo: in Europa, in particolare, ogni volta che si entra nel merito delle spese militari e degli investimenti nella difesa il dibattito pubblico che ne scaturisce è sempre profondamente divisorio.

Se da un lato questo non può che farci orgoglio, nel senso che l'animo europeo ha accettato, nel corso degli anni, una progressiva "smilitarizzazione" degli stati nazionali, dall'altro lato in momenti come quello attuale, con focolai di guerra alle porte del Vecchio Continente, le preoccupazioni non possono che farsi brucianti.

Ieri, nel corso del vertice Nato in Galles, Barack Obama ha chiesto ai colleghi europei di aumentare le spese militari dei paesi dell'Unione, arrivando a coprire il 2% del Pil: una posizione ribadita in apertura dei lavori, ieri mattina, da David Cameron, che allinea Gran Bretagna e Stati Uniti lungo lo stesso fronte.

Se le spese militari, a detta di Obama e Cameron, dovrebbero raggiungere il 2% del Pil (il 20% in armamenti, e questa sarebbe una massiccia inversione di tendenza per l'Europa) l'Italia si ritroverebbe (da fanalino di coda europeo) a dover aumentare più del doppio gli stanziamenti militari. Ieri, mentre Obama al tavolo dei relatori sparigliava le carte e chiedeva più soldi per gli armamenti europei, Matteo Renzi voltava lo sguardo verso Angela Merkel.

Se è vero che per la crisi in Ucraina, per il rischio jihadista e per la tutela dei confini europei servono soldi, in conferenza stampa Renzi ha spiegato:

"Se l'Europa considera la spesa per la difesa strategica allora andrebbe tolta dal Patto di stabilità"

motivando così i bassi investimenti in area militare dei paesi europei: una posizione sibillina perchè Renzi non ha poi chiarito se quella di Obama sia una richiesta ricevibile o meno, per l'Unione Europea (ricordiamo che l'Italia ha la Presidenza di turno). La proposta, accolta come una provocazione, di svincolare le spese militari dal patto di stabilità è tuttavia qualcosa di lontano nel tempo (i prossimi 10 anni): oggi l'Italia investe militarmente solo lo 0.8% del proprio Pil.

Nonostante le politiche europee degli ultimi anni però (chissà, a questo punto, quanto legate a fattori economici e quanto a fattori etici) i leader della Nato hanno deciso di “invertire l’andamento di riduzione dei bilanci per la difesa” e di portarli al livello del 2% del Pil entro 10 anni: è quanto sta scritto nelle conclusioni del vertice della Nato.

BRITAIN-NATO-SUMMIT

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