Confcommercio, redditi delle famiglie come 30 anni fa. Codacons: serve decreto salva-consumi

A confermarsi come trend crescente è solo quello relativo alle spese destinate ai consumi di beni e servizi obbligati.


    Aggiornamento 12.27. Il Codacons commenta amaro i dati sui redditi delle famiglie resi noti da Confommercio oggi:

    I dati di Confcommercio non lasciano spazio ad interpretazioni. In Italia si registra una vera e propria "emergenza consumi" con effetti a catena sul commercio, sulle imprese, sull'occupazione e sull'economia nazionale. Alla base di tale situazione critica i redditi delle famiglie tornati indietro ai livelli di 30 anni fa, e la fortissima perdita del potere d'acquisto subita dai cittadini, che impedisce agli italiani di comprare anche beni indispensabili come gli alimentari.

    L'associazione dei consumatori fa una proposta al governo:

    Chiediamo al premier di lavorare subito ad un apposito decreto salva-consumi ossia un provvedimento contenente misure specifiche non solo per aumentare il potere d'acquisto delle famiglie, ma anche per incentivare gli acquisti in tutti i settori. Come dimostrato dai dati elaborati dal Codacons e da quelli sulle vendite al dettaglio, il bonus da 80 euro non è sufficiente a far ripartire i consumi; servono altre soluzioni, a partire dalla liberalizzazione dei saldi, per dare nuovo impulso all'economia e agli acquisti e salvare migliaia di attività dal fallimento certo

    dice il presidente del Codacons Carlo Rienzi.

Il reddito disponibile delle famiglie italiane fa un passo indietro fino al 1986, tornando sui livelli di quasi 30 anni fa. Il rapporto di Confcommercio sui consumi diffuso oggi è impietoso nel descrivere di quanto siano arretrati i redditi e quindi il potere d'acquisto degli italiani.

Nel 2014 il reddito medio è stato pari a 17.400 euro, così come nel 2013, nel 1986 era uguale a 17.200 euro. In otto anni, sempre secondo il report di Confcommercio il reddito disponibile reale pro capite è calato del 13,1%, in valore assoluto meno 2.590 euro a testa.

A confermarsi trend crescente è solo ed esclusivamente quello delle spese destinate ai consumi di beni e servizi obbligati con la crescita fino al 41% sul totale dei consumi della quota delle spese incomprimibili, dal 32,3% del 1992.

Tonfo invece per l'acquisto di beni commercializzabili, che dal 51,4% del 1992 scende al 39% del 2014. Per le spese destinate ai consumi di beni e servizi obbligati Confcommercio spiega che in poco più di 20 anni è significativamente aumentata la spesa per l'abitazione, dal 17,1% al 23,9%.

Durante l'ultimo anno tutte le categorie e le funzioni di consumo risultano essere state penalizzate e sottoposte a un'attenta revisione delle spese da fare da parte delle famiglie. Le diminuzioni più importanti hanno interessato i pasti in casa e fuori casa (-4,1%) e soprattutto l'alimentazione domestica (-4,6%), i viaggi e le vacanze (-3,8%), ma anche la cura di se stessi e la salute (-3,5%), la spesa per abbigliamento e le calzature (-6,3%).

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