Crescita, Confindustria taglia le sue stime di giugno: debiti PA sono il 3% del Pil

Il Centro studi Confindustria rivede al ribasso le stime di crescita per l'anno in corso: Pil in calo, servono 18 miliardi

Il centro studi di Confindustria ha rivisto al ribasso le sue stime previsionali per la crescita in riferimento all'anno in corso: contrariamente a quanto affermato in giugno infatti il Pil italiano non crescerà come ci si sarebbe potuti aspettare; non è il caso però, spiega Confindustria, di parlare di recessione: l'Italia ci è già.

Nello "Scenario economico" di settembre Confindustria stima un calo per quest'anno del Pil dello 0,4%, che tornerà a crescere allo 0,5% nel corso del prossimo anno. Le ottimistiche stime di giugno sono state dunque riviste al ribasso: all'epoca il Csc aveva previsto +0,2% nel 2014 e +1% nel 2015, praticamente un tasso di crescita doppio.

Che cosa è successo nel frattempo?

Il Centro studi non addita un'unica causa al doveroso taglio delle stime di crescita (che pure può essere ascritto -perchè no?- ad un banale errore di valutazione, a giugno o oggi) e mostra un cauto ottimismo per l'anno che verrà, un recupero che potrebbe concretizzarsi grazie ad una fortunosa congiunzione "astrale":

"L’accelerazione del commercio internazionale, l’impatto positivo derivante dall’Expo 2015, il tasso di cambio più favorevole, la persistenza dell’ampio output gap, l’allentamento del credit crunch, la riduzione del costo del denaro, l’effetto ritardato di alcuni provvedimenti governativi e l’allentamento delle tensioni geopolitiche, soprattutto tra Russia e Ucraina".

elementi, questi, che portano Confindustria a guardare al futuro con ottimismo. Anche il capoeconomista di Confindustria Luca Paolazzi punta tutto sul 2015 ("il 2014 ce lo siamo giocato") e parla di "assestamento" della nostra economica, con un rischio forte di subsidenza.

La Legge di Stabilità sarà la vera prova del nove: cuneo fiscale e investimenti pubblici e privati, riforme strutturali e risorse fresche per ottemperare agli impegni già presi (18,6 mld per il 2015, 25,7 mld nel 2016 e 30,3 mld per il 2017). Insomma, non uno scenario tranquillizzante per il governo, che nelle proposte di Confindustria dovrebbe mettere mano anche all'articolo 18 (che, di fatto, con le forme contrattuali di oggi è fondamentalmente inutile perchè inapplicabile) e più in generale riformare il mercato del lavoro.

Insomma, tanta carne al fuoco che il governo dovrà evitare di far bruciare. Nel breve periodo. Nel lungo periodo invece le stime sono nebbiose come le scogliere inglesi in autunno (dove pure le incertezze, fino a giovedì prossimo, sono cocenti).

US Sassuolo Calcio v FC Internazionale Milano - Serie A

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