Detrazioni e deduzioni: cambiamenti allo studio per le fasce deboli

La legge di stabilità è approdata oggi in parlamento. E mentre il governo è al lavoro per alzare ai redditi sopra i 22 mila euro il tetto al di là del quale ci saranno i previsti tagli a detrazioni e deduzioni fiscali, non accennano a diminuire le critiche a un ddl che con un mano dà a con l’altra toglie. Per la Cgia di Mestre la legge di stabilità costerà agli italiani 2,5 miliardi di euro, 100 euro in più in media a famiglia.

Secondo Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia di Mestre, intervenuto a Canale 5 a La telefonata di Belpietro, con la riduzione dell'Irpef lo Stato perderà circa 5 miliardi di euro di entrate ma con l'aumento dell'Iva, da luglio 2013, ne incasserà 6,5. Un altro miliardo di entrate in più per l’erario arriverà per Bortolussi dall'aumento della franchigia su detrazioni e deduzioni.

"È una manovra ingiusta perché i meno abbienti, gli incapienti, quelli al di sotto degli ottomila euro, i cassaintegrati e le casalinghe, non riceveranno nulla dalla riduzione dell'Irpef ma si troveranno i rincari legati all'aumento dell'Iva come tutti gli altri. Si capisce che questa manovra gli è sfuggita di mano. Le cose non si fanno di notte, a volte bisognerebbe aspettare il mattino".

Per portare il tetto oltre cui scattano i tagli agli sconti fiscali da 15mila a 22mila euro sarebbe necessaria una stretta più consistente al tetto delle detrazioni per i redditi superiori ai 22mila euro, se si vogliono mantenere i saldi invariati.

Intervistato ieri da Avvenire il sottosegretario all’economia Gianfranco Polillo, che la settimana scorsa anticipò il taglio Irpef a Ballarò, ha detto che rimettere mano a detrazioni e deduzioni...

“È la strada giusta. A breve i tecnici del Mef ci diranno le ricadute sociali dei provvedimenti adottati. E se, poniamo l’ipotesi, i ricchi dovessero guadagnare 50 euro dalle nuove misure fiscali, almeno 40 andranno restituiti alle fasce deboli”.

E sulle famiglie, Polillo fa un proposta:

"Rimoduliamo gli assegni familiari, accentuandone il peso per precari e redditi bassi e abbassandolo ancora per la fasce più alte. Ma (...) tutto quello di cui parliamo è inutile se le parti sociali non firmano l’accordo per la produttività. Noi vogliamo stimolare i consumi, ma se la produzione non riparte facciamo solo un favore agli stati esteri".

Foto © TMNews

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