Tfr in busta paga: il governo Renzi fa retromarcia

Tra la rivolta delle piccole e medie imprese e i tanti distinguo, la nuova promessa del premier sembra essere già sfumata.

Fatto l'annuncio del Tfr in busta paga, se n'è poi discusso a volontà per un paio di giorni; dopodiché i proclami già si preparano a evaporare assieme alla possibilità che la misura venga effettivamente messa in atto. La reazione di alcuni degli alleati del Partito Democratico avevano fatto subito intuire quanto l'uscita di Renzi fosse peregrina, adesso che si sono presi in considerazione anche i pro e contro, pare proprio che il tutto sia destinato ad andare in soffitta. Da una parte i vantaggi (la busta paga più pesante), dall'altra gli svantaggi, decisamente più pesanti: ritrovarsi senza una "tesoretto" consistente nel momento della pensione (o delle dimissioni) per quanto riguarda i lavoratori, ritrovarsi senza più soldi per quanto riguarda le piccole e medie imprese.

Ecco, probabilmente è stato proprio l'allarme rosso lanciato dalle pmi a far frenare il governo: i soldi che verranno versati al lavoratore al momento opportuno non vengono messi in cassaforte mese dopo mese, ma vengono usati per investimenti. Il che significa che se da un giorno all'altro si decidesse di inserirli nella busta paga, molte imprese si ritroverebbero senza liquidità. Non è un caso, quindi, se da un giorno all'altro si è passato dai proclami alle "riflessioni in corso" del ministro Poletti. Il consulente economico del governo Yoram Gutgeld dice che "o si fa dentro questa legge di stabilità oppure non si fa più", la cosa più probabile è, appunto, che non si faccia più.

(Andrea Signorelli)

Tfr in busta paga, la promessa di Renzi

1 ottobre 2014. In un'intervista a Ballarò anticipata da RaiNews 24 il premier Matteo Renzi rilancia sull'ipotesi allo studio del governo di anticipare il Tfr in busta paga, anche se le aziende hanno già fatto sapere che non saprebbero dove trovare i soldi.

"Tfr in busta paga? Ne stiamo parlando, ne discuteremo nei prossimi giorni. Ma anziché tenere i soldi da parte alla fine del lavoro, te li do tutti i mesi. Significa che, per uno che guadagna 1.300 euro, un altro centinaio di euro al mese che uniti agli 80 euro inizia a fare una bella dote. Se recuperi 180 euro nel giro di un anno vuol dire che inizi ad avere un potere d'acquisto maggiore"

"Se" li recuperi. Poi il segretario-premier, che in questi giorni roventi per il suo partito deve scontrarsi con la minoranza interna e con i sindacati sulla riforma del lavoro, dice:

"Nella legge di stabilità metteremo un miliardo e mezzo sugli ammortizzatori sociali. Il tfr così com'è c'è solo in Italia. Se diamo il tfr in busta paga si crea un problema di liquidità per le piccole imprese, le grandi ce la fanno. Stiamo ragionando sul dare i soldi che arrivano dalla Bce alle piccole e medie imprese per i lavoratori, perché e le grandi ce la fanno le piccole hanno difficoltà"

Miliardo e mezzo considerato dai sindacati troppo poco per finanziare gli ammortizzatori. La riforma del mercato del lavoro ora vedrà la luce, ha proseguito Renzi, ancora meglio dopo:

"un bellissimo dibattito nella riunione di direzione del PD. Ieri la discussione è stata bella anche per quelli che non erano d'accordo. Abbiamo votato, ora la riforma del lavoro è questione di giorni, non è più di anni come in passato. La cosa che a me più colpisce sono quelli che dicono che non dobbiamo fare niente, che dobbiamo restare come siamo. A me sembra che perdano un grande occasione. Per me il lavoro non è un diritto ma è molto di più, è un dovere. Questa è ancora più forte come affermazione. Quando una persona perde il posto di lavoro è una sconfitta per tutti. Dobbiamo occuparcene non solo per i soliti noti ma anche per chi il lavoro lo ha perso. Bisogna però avere il coraggio di ragionare di chi, in questi anni, non ha mai sentito vicina la politica: i precari, le mamme che non avevano i diritti, il cassintegrato di 55 anni che viene buttato fuori"

ha aggiunto il presidente del Consiglio che non ha mancato di attaccare i sindacati:

"Dov'erano quando siamo passati dal 7 al 13 %" di disoccupazione? Non c'erano. (...) tornano in piazza ora? Bene! Viva! Che bello! Io nel frattempo non mollo e continuo a cercare di cambiare un Paese che ha bisogno di avere forse un po' meno discorsi astratti e un po' più proposte concrete come stiamo facendo noi"

E ancora:

"quando la Cgil sarà in piazza, mi sembra che hanno detto il 25 ottobre, noi saremo a fare la Leopolda. Ci hanno anche risolto il problema di chi ci fa la manifestazione contro"

ha detto Renzi.

Renato Marino

RenziTFr

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