Società controllate: possibile uscita da Confindustria

Palazzo Chigi preme sui management delle società controllate sulla scia della Fiat di Marchionne

Quella delle società partecipate dal Ministero del Tesoro che potrebbero dare l'addio a Confindustria è una notizia che rincorre se stessa fin dai tempi della presidenza Montezemolo.

Fatto sta che con il governo dei rottamatori sembra che qualcosa possa concretizzarsi: nel corso dell'ultima visita negli Stati Uniti il Presidente Matteo Renzi, che ha incontrato l'ad di FCA Sergio Marchionne (la Fiat è stata la prima "big" a lasciare l'associazione degli industriali italiani), avrebbe così apostrofato manager e dirigenti delle società partecipate dal Tesoro:

"Perché non fate come Marchionne che è uscito da Confindustria?"

Era il 3 ottobre del 2011 quando Marchionne, a capo della prima azienda privata del Paese, decise piuttosto platealmente di lasciare l’associazione degli industriali con la motivazione che ormai gli interessi strategici del gruppo erano fuori dai confini nazionali.

Non è un mistero che i rapporti tra Renzi e l'associazione degli industriali non siano propriamente idilliaci: il premier non avrebbe digerito il rifiuto da parte del direttore generale di Confindustria Marcella Panucci (concordato con il presidente Giorgio Squinzi) ad assumere il ruolo di ministro dello Sviluppo economico, andato poi all’ex confindustriale Federica Guidi.

Non certo una questione di lana caprina: in ballo ci sono oltre 25 milioni di euro all’anno versati come contributi da Eni, Enel, Poste, Finmeccanica e Ferrovie. Senza contare prestigio e denari di colossi come Finmeccanica, i veri "pezzi da 90" che, abbandonando Confindustria, causerebbero certamente ripercussioni importanti.

La questione viene oggi raccontata sia dal Corriere della Sera che da Il Messaggero: secondo il quotidiano milanese il più "renziano" su questo tema sarebbe Mauro Moretti, ad di Finmeccanica ed ex Ferrovie dello Stato, ma anche da Poste non fanno mistero di poter aprire un ordine del giorno in materia. Più tiepida invece la posizione di Eni ed Enel: come spiega il Corriere il gruppo elettrico fino a maggio scorso è stato guidato dall’ex vicepresidente di Confindustria, Fulvio Conti, mentre l’attuale presidente della holding petrolifera è l’ex leader degli imprenditori Emma Marcegaglia, che non vorrebbe di sicuro passare alla storia come colei che ha fatto uscire l’Eni da viale Astronomia.

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