Luxottica: Vian nuovo ad al posto di Cavatorta. Il mercato reagisce male

Il titolo di Luxottica crolla dopo il secondo cambio al vertice in poco più di un mese.

Il mercato non ha apprezzato il nuovo cambio al vertice di Luxottica, il primo gruppo al mondo nel settore dell'occhialeria, che controlla i marchi Oakley, Persol e RayBan ed è licenziatario di Armani, Dolce&Gabbana, Dkny, Prada, Versace, Ralph Lauren e Vogue.

Ieri, dopo tre ore di trattativa, si è definitivamente interrotto il rapporto tra il fondatore e presidente Leonardo Del Vecchio ed Enrico Cavatorta, che era arrivato alla guida del gruppo poco più di un mese fa al posto di Andrea Guerra, che ne è stato amministratore delegato per dieci anni contribuendo in maniera significativa a far diventare Luxottica un colosso da 7,3 miliardi di euro di ricavi, con 73mila dipendenti in 130 diversi Paesi.

Il problema, a quanto pare, è il ruolo di Francesco Milleri, consulente di Del Vecchio, molto amico della moglie Nicoletta Zampillo, che secondo Cavatorta avrebbe avuto troppo spazio. Il patron, però, lo considera una persona di fiducia e non ha intenzione di cedere alle richieste dell'ad di ridimensionare il ruolo di Milleri.

In un comunicato Luxottica ha annunciato che Massimo Vian, direttore operativo del gruppo, ne diventa ora co-amministratore delegato e inoltre si sta pensando a un riassetto di Delfin, la cassaforte di famiglia che controlla il gruppo Luxottica: se ne vuole migliorare la governante separando ancora di più la proprietà dalla gestione delle aziende partecipate. Il figlio di Del Vecchio, Leonardo Maria, non entrerà dunque nel consiglio di amministrazione, mentre il primogenito Claudio, che ne fa attualmente parte, non sarà confermato alla scadenza del mandato.

A Vian saranno molto probabilmente affidate le deleghe per l'area operations e prodotto e ad interim anche quelle per le funzioni corporate e mercati. Intanto Del Vecchio sta studiando una lista di candidati per il ruolo di co-amministratore.
Nel frattempo, come dicevamo in apertura, il mercato ha reagito male al cambiamento con un crollo del titolo del 10%, cui è seguito un lieve rialzo.

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