Pil, la Cina supera gli Stati Uniti

Sorpasso storico nel prodotto interno lordo (a parità di potere d'acquisto). L'Italia esce dalla top ten.

Prima di parlare dello storico sorpasso della Cina sugli Stati Uniti, occorre una precisazione d'obbligo: il prodotto interno lordo degli Usa è ancora il doppio di quello cinese (17mila miliardi di dollari contro 9,2). Se però questi valori vengono "aggiustati" tenendo conto del differente potere d'acquisto nei due paesi (in Cina il costo della vita è ovviamente molto più basso) ecco che il sorpasso si materializza e Pechino mette a segno quell'obiettivo che ha nel mirino ormai da un decennio.

Il pil cinese aggiustato in questo modo raggiunge infatti i 17.600 miliardi di dollari, mentre quello degli Stati Uniti si ferma a 17.400. Un sorpasso che difficilmente verrà recuperato dagli Usa nei prossimi anni: nonostante abbiano ripreso a correre, è praticamente impossibile che gli Stati Uniti raggiungano i livelli di crescita che la Cina sta tenendo (anche se qualche incognita permane).

Le notizie che si derivano dalla classifica stilata dalla Banca Mondiale e dal Fondo Monetario Internazionale non si fermano qui: l'India supera Giappone e Germania e balza al terzo poso. La Russia sale al sesto posto e il Brasile al settimo, entrambi a scapito della Francia, relegata all'ottavo posto. L'Indonesia raggiunge il nono posto, mentre l'Inghilterra rimane al decimo.

Da tutto questo si evince una cosa: l'Italia non è più nella top ten. Prima di stracciarci le vesti, va però detto che queste classifiche sono facilmente contestabili, come sottolinea anche Repubblica:

Questa classifica è arbitraria e si presta alle contestazioni. Il Pil, anche aggiustato per il potere d'acquisto, è notoriamente un indicatore controverso. I "sorpassi" che lusingano l'amor proprio delle classi dirigenti, non hanno di per sé un'influenza sul tenore di vita della popolazione. Cina e India restano "ricche nazioni piene di poveri", con gravi squilibri interni. Resta tuttavia che la Top Ten dà la misura di una svolta storica. Tra le dieci più grandi economie mondiali la metà sono nazioni emergenti, un dato che sarebbe stato impensabile anche solo un decennio fa.

Cina, India, Russia, Brasile, Indonesia. Gli Stati Uniti rimangono ancora la potenza che sono, l'Eurozona arranca (ma se si considerasse il Pil dell'Unione Europa saremmo subito dietro gli Stati Uniti). Il dato complessivo è questo, anche se proprio i paesi emergenti sembrano iniziare a essere colpiti dalle prima difficoltà e soprattutto a essere ancora molto dipendenti dall'andamento dell'economia europea e dall'inevitabile rallentamento dell'economia cinese (che importa le materie prime che i Brics producono), che quest'anno crescerà al 6,8%, mettendo a segno un rallentamento vistoso. Insomma, la situazione è ancora molto fluida.

A bank teller counts stacks of US dollar

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