S&P: l'eurozona rischia una nuova recessione

Terza recessione alle porte per l'Europa? Probabile secondo Jean-Michel Six, capo economista di S&P: Bce intervenga con misure non convenzionali.

Standard & Poor's, l'agenzia di rating internazionale, non vede un 2015 roseo per l'eurozona, il rischio di una nuova recessione infatti secondo S&P si fa più concreto.

Jean-Michel Six, capo economista Emea dell'agenzia di rating spiega oggi che:

"I dati di Eurolandia non sono così incoraggianti la crescita ha già perso slancio e i venti che ci spingono verso il 2015 sono molto deboli".

La crescita della prima parte dell'anno ha perso slancio e anche i dati diffusi oggi dalla Bce nel suo bollettino mensile sembrano indicare che il rischio di una terza recessione nell'eurozona non è affatto improbabile.

Six è intervento a un convegno sulle utilities organizzato da S&P stessa:

"Nel nostro scenario base non prevediamo una terza recessione dopo quella del 2009 e del 2011 ma i rischi non vanno sottovalutati perché sono aumentati e questo avrebbe un effetto molto deleterio dal punto di vista socio politico. Come diciamo noi francesi il peggio non è mai sicuro".

S&P prevede per i prossimi due anni una crescita dell'eurozona tra lo 0,5% e l'1% perciò invita caldamente la Bce ad intervenire facendo leva sulla politica monetaria, con tutti i mezzi a sua disposizione, con misure insomma super espansive.

"da tempo prevediamo che la Bce introduca entro la fine di quest'anno e l'inizio del prossimo nuove misure non convenzionali",

ha detto il capo economista, alludendo evidentemente a quel Quantitative Easing suggerito anche dal Fondo monetario internazionale alla Bce per uscire dalle secche della crisi. QE implementato in Usa, Giappone e Regno Unito dalle rispettive banche centrali e che nel medio-lungo periodo ha indubbiamente dato i suoi frutti.

"Draghi ha letto Machiavelli e ha un modo di sviluppare la politica monetaria diverso da Trichet"

ha aggiunto Six, secondo cui l'andamento dell'asta Tltro dovrebbe ormai aver convinto i paladini del rigore dell'eurozona, tedeschi in testa, che gli strumenti convenzionali di politica monetaria per quanto accomodanti non funzionano.

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