Confcommercio: 1 lavoratore su 5 chiederà il Tfr in busta paga

Sono soprattutto i giovani a guardare con favore alla possibilità

di ricevere il Tfr in busta paga, è quanto emerge da un'analisi di Confcommercio. Forse per una questione culturale – il Tfr è una bandiera per le vecchie generazioni – o forse per motivi economici, ma sono soprattutto i lavoratori tra i 25 e i 34 anni ad avere intenzione di chiederlo in busta paga, seguendo la proposta del governo.

Lo studio, stato realizzato in collaborazione con Format Research, mostra che il 18,1% ha detto di voler chiedere il Tfr, il 18% non ha ancora deciso,mentre il 63,9% non è intenzionato a chiederlo. Lo studio è stato svolto su aziende con meno di 49 addetti. Il 91,9% degli intervistati risulta al corrente della misura prevista dal governo. Il provvedimento potrebbe impattare su circa 300.000 imprese fino a 49 addetti, che subiranno quindi un aggravio della propria capacità finanziaria.

L'idea di chiedere il Tfr in busta paga prevale tra i lavoratori di sesso maschile, giovani, single che vivono con i genitori, con un'età compresa tra i 25 e i 34 anni, impiegati come operai o comunque con mansioni esecutive in imprese del Nord-Ovest, soprattutto quelle che hanno un numero di addetti compreso tra 6 e 20. Il 60% circa dei lavoratori utilizzerà l'anticipo di Tfr per i consumi, o comunque per effettuare quelle spese delle quali hanno necessità, il 40% circa ha affermato che lo ritirerà per risparmiarlo, magari mettendolo in banca.

Le imprese che più probabilmente potrebbero avere difficoltà a causa del provvedimento sono quelle con un numero di addetti tra 20 e 49 e quelle operative nel settore di attività economica dell'industria nelle regioni del Nord Ovest e del Nord Est. Tra le imprese dell'industria (manifattura e costruzioni), il 34,3% (circa 170mila imprese) subirà la richiesta di anticipo del Tfr in busta paga da parte di alcuni dei propri dipendenti.

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