"Buoni" e cattivi del lavoro occasionale

Buoni lavoro Scritto nel 2001 il vituperato "Libro Bianco sul Mercato del Lavoro in Italia - proposte per una società attiva e per un lavoro di qualità" del professor Biagi sembra aver ancora molto da dire in materia di flessibilità e lotta al lavoro sommerso. Ed ecco che il Governo si appresta a riconsiderare i buoni da lavoro occasionale, introdotti con la Legge 276/03 (Legge Biagi) già presenti in altri paesi europei. Si tratta di voucher del valore di 10 Euro che contengono oltre al pagamento della prestazione occasionale (7,5 Euro nette), il 20% di ritenute Inps e Inail e un 5% di rimborso spese del concessionario, per un massimo di 5.000 Euro annui (elevabili a 10.000 nel caso di imprese familiari), oltre i quali sarà consigliabile la sottoscrizione di un contratto vero e proprio. Entro tre mesi il ministro del lavoro emanerà i decreti attuativi mentre a breve sarà attivata la sperimentazione, già attiva a Treviso, in 10 comuni italiani (Milano, Verbania, Varese, Bolzano, Venezia, Lucca. Latina, Bari e Catania). I soggetti che la misura intende tutelare si individuano principalmente disoccupati da oltre un anno, inoccupati (studenti, disabili), pensionati ed extracomunitari che soggiornino regolarmente in Italia non oltre i sei mesi successivi alla perdita dell’occupazione (v. articolo).

Lavori occasionali

Il buono lavoro riguarderà tutte quelle prestazioni di natura domestica come pulizie, riparazioni, lavori di giardinaggio e cure assistenziali verso anziani, bambini e ammalati per i quali aziende e professionisti non sono disposti a sostenere le spese di un regolare contratto di impiego che non superino i 30 giorni nell’arco dell’anno.

Dove si acquisteranno

Il voucher potrà essere venduto in appositi centri autorizzati tra cui società private specializzate nel welfare per le aziende, centri per l’impiego, sportelli pubblici ed eventualmente anche esercizi commerciali.

Il buono lavoro è presente in Francia, Belgio ed Inghilterra ormai da diversi anni consentendo un accertato aumento di posti di lavoro seppur con modalità e finalità leggermente diverse, a seconda del mercato del lavoro contestuale.
In Francia prende il nome di Chèque emploi services universel ed è destinato a lavori a domicilio come il babysitteraggio o l'’ssistenza ad anziani. Il buono può essere acquistato dalle banche sottoforma di libretto di assegni oppure presso enti privati abilitati. Con i Cesu sono state impiegate nel solo trimestre 2006 36.000 persone.
Nel vicino Belgio invece si parla di Titre Service e sono disponibili in forma cartacea ed elettronica, anche in questo caso per prestazioni a domicilio. Le imprese sono in questo caso incentivate all’acquisto dei voucher grazie ad un rimborso statale di 21 Euro per singolo buono utilizzato. A fine 2005 si calcolano 29.000 nuovi posti di lavoro grazie al Titre.
Oltre Manica diventa Children Voucher e sono esclusivamente dedicati alla cura dei bambini, a compensazione della strutturale mancanza di asili nido nelle campagne inglesi. I voucher sono particolarmente utilizzati in questo caso dalla piccole aziende non dotate di strutture di nursery ma propense a garantire ai propri dipendenti i servizi di operatori specializzati.

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