Quantitative easing: che cos'è e a cosa serve

Che cos'è il Quantitative easing, come funziona e a cosa serve.

Quantitative easing sì, quantitative easing no. Per i sostenitori della prima opzione si tratta dell'unica ricetta per uscire dalle secche della crisi, visto che si tratta di una politica monetaria super espansiva, non convenzionale, che sostiene l'economia e fa aumentare il livello dei prezzi contro la prospettiva di deflazione.

Il Fondo monetario internazionale da tempi non sospetti suggerisce all'Europa, cioè alla BCE, di implementare un quantitative easing, ma le resistenze dei paesi falchi del rigore del bilancio pubblico UE e le divisioni nello stesso consiglio direttivo dell'Eurotower finora hanno bloccato ogni passo in quella direzione, nonostante sia ormai palese che le misure di politica monetaria fin qui adottate per quanto accomodanti non trovano gli attesi e positivi riscontri nei dati macroeconoimici dell'eurozona.

Oggi è invece il grande giorno, in cui Mario Draghi finalmente tirerà fuori il "bazooka" finora solo minacciato. Già da più parti viene evidenziato come la cifra di 600 miliardi di euro sia troppo piccola, un nulla rispetto a quello che questi critici ritengono necessario per rilanciare davvero l'economia europea e anche rispetto ai 3mila miliardi immessi dalla Fed negli Stati Uniti. Ma che cos'è e come funziona il Quantitative easing? La spiegazione è abbastanza semplice: la banca centrale in questione stampa moneta e con i soldi stampati crea titoli di stato. Gli effetti sono duplici, da una parte la valuta di deprezza, dando una mano importante alle esportazioni (fattore decisivo anche per l'Italia), dall'altro lato - dal momento che vengono acquistati tanti titoli di stato - il tasso d'interesse su questi scende. Inoltre, l'obiettivo è anche quello di far crescere un po' l'inflazione.

I sostenitori del quantitative easing sostengono che questo metodo "funzioni nella pratica e non nella teoria", i critici fanno invece notare come il fatto che abbia funzionato così bene negli USA non significa che debba funzionare altrettanto bene in Europa. Le ragioni le riassume Il Sole 24 Ore:

Se è fuori di dubbio che il «Qe» porti un po' di vantaggi, è altrettanto indubbio che l'Europa abbia una serie di problematiche che rendono questi benefici molto più blandi che negli Usa. Come sottolineano gli economisti di Hsbc o di Rbs, la «cinghia» di trasmissione della politica monetaria all'economia reale è infatti molto meno efficiente da questa parte dell'oceano. Il motivo è banale: l'economia europea è diversa da quella americana. Negli Usa ci sono grandi aziende, che si finanziano principalmente (per circa l'80%) sul mercato finanziario: quando la Fed buttava sui mercati enormi quantità di liquidità, dunque, queste imprese avevano un beneficio immediato. Diretto. Da noi dominano invece le piccole e medie imprese, che non si finanziano sui mercati se non marginalmente: l'80-90% del credito lo ricevono dalle banche. Affinché il beneficio del «bazooka» arrivi alle Pmi, dunque, è necessario che le banche riducano i tassi alle imprese e aumentino le erogazioni. Purtroppo questo, per ora, non sta succedendo.

Gli USA possono ora dire di essere usciti dalla crisi ma dopo sei anni di allentamento monetario praticato dalla Federal Reserve: l'istituto centrale americano ha immesso liquidità nel sistema, sui mercati, a botte di 85 miliari di dollari ogni mese fino a dicembre dell'anno scorso quando ha cominciato a ridurre gradualmente le iniezioni di liquidità (fino a 15 mld al mese). In questo arco di tempo in tutto la Fed ha immesso nel sistema economico, acquistando bond del Tesoro Usa e titoli con sottostanti immobiliari, oltre 3.000 miliardi di dollari.

I fautori della politica monetaria super espansiva della Fed vantano che il quantitative easing ha permesso all'economia di rafforzarsi, per un tasso di disoccupazione che negli States è sceso dal 10% del 2009 al 5,9% del 2014. Secondo i detrattori dell'allentamento monetario, la fine degli aiuti a pioggia all'economia rischia di provocare turbolenze sui mercati finanziari (drogati di liquidità) e bolle speculative oltre ad aver fatto espandere il debito a livelli eccezionali.

Anche la banca centrale giapponese e quella inglese hanno praticato in questi anni l'allentamento monetario per ridare fiato all'economia reale. In Europa la Bce e non è andata oltre le aste T-ltro e l'emissione di titoli Abs, con esiti ben al di sotto delle aspettative.

Quantitative easing: definizione

Il quantitative easing è l'ultima arma a disposizione contro la stagnazione-recessione. La banca centrale di un Paese fa massicce iniezioni liquidità sui mercati azionari e finanziari con i mezzi a propria disposizione: stampare moneta e acquistare titoli di Stato per miliardi e miliardi inondando di denaro i mercati, in concomitanza alle cicliche crisi del sistema mondo-capitalistico e ad andamenti macroeconomici contrari. L'allentamento monetario favorisce anche la svalutazione della moneta di uno Stato che così diventa più competitivo nell'export. Un massiccio di titoli di Stato e altre attività finanziarie da parte della Bce secondo gli analisti potrebbe creare in pochi mesi 1.000 miliardi di euro di moneta, deprezzando la moneta unica europea, aumentandone la quantità in circolazione e creando inflazione.

Quantitative easing co'sè


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