Il sesso debole che merita stipendi forti

Lavoro al femminile Mamme, mogli, infermiere, cuoche, donne delle pulizie e bandanti, ma soprattutto lavoratrici e sempre più spesso in carriera, le donne di oggi non si fanno spaventare da leggi non scritte ancora fortemente discriminatorie continuando impavide il loro gioco delle parti nella vita di tutti i giorni.

In virtù di questa poliedricità e dell'alto contributo sociale, ma soprattutto della sensibilità della curva della domanda di lavoro in "rosa" al livello salariale, gli studiosi sostengono che alle donne dovrebbero essere ridotte le tasse sul reddito , aumentate proporzionalmente agli uomini, favorendo così l'aumento dell'occupazione femminile, in Italia a livelli ancora molto bassi, e garantendo comunque un gettito invariato allo stato. Come attestato dall'Istat infatti nel nostro paese il tasso percentuale di impiego femminile è significativamente basso rispetto al resto d'Europa con appena il 46,7% delle donne occupate contro il 59% della Spagna e l'81% della Francia.

"Ecco una proposta che offre una soluzione al tempo stesso equa ed efficiente: ridurre le tasse sul reddito da lavoro per le donne e aumentarle per gli uomini. Questa soluzione è efficiente perché è possibile realizzarla riducendo l'aliquota delle donne più di quanto si debba aumentare quella degli uomini lasciando il gettito fiscale invariato. Quindi è una misura che riduce la pressione fiscale media a parità di gettito. Questo "miracolo" è possibile perché, come si è detto, gli uomini hanno un'offerta di lavoro rigida.

Se fossero tassati di più, ridurrebbero poco la loro offerta di lavoro e il gettito fiscale generato dal loro reddito aumenterebbe in modo considerevole anche a seguito di un incremento minimo dell'aliquota. Viceversa proprio perché l'offerta di lavoro femminile è più elastica, una riduzione anche forte dell'aliquota fiscale applicata alle donne non diminuirebbe molto il gettito fiscale prodotto dalle loro retribuzioni perché crescerebbe l'occupazione femminile e quindi la base imponibile su cui quella minore aliquota si applicherebbe." (v. articolo)

E' la dura legge della scienza delle finanze che identifica un regime di tassazione ottimale ed efficiente quello che aumenti la pressione sui beni la cui offerta è rigida e la diminuisca su quelli la cui offerta è invece elastica. Ad applicarla al mercato del lavoro ci hanno pensato Alberto Alesina e Andrea Ichino che con il loro studio sul "Gender based taxation" tentano di ristabilire un equilibrio biologico-sociale.

Tasse differenziate dunque per uomini e donne in ragione delle diverse esigenze e peculiarità psico-fisiche. Diversi i vantaggi prospettati:


  • soluzione al problema delle quote rosa e progressivo avvicinamento agli obiettivi di Lisbona,

  • diminuzione dei costi di assunzione per le donne a parità di salario al netto delle imposte,

  • riduzione consequenziale delle discriminazioni on the job,

  • aumento del potere contrattuale delle donne in ambito domestico: ossia l'uomo dovrà pure fare la sua parte.

L'idea di tassare la discriminazione per distruggerla non è male anche se, sostiene qualcuno, i costi da soli non servono a motivare le scelte e non è quindi detto che con questi incentivi le donne italiane decidano più volentieri di immettersi sul mercato del lavoro.
Unico dubbio: una volta tutelate le donne chi proteggerà gli uomini, padri di famiglie numerose e lavoratori unici, dalla pesante tassazione? Gli assegni di famiglia forse?

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