Padoan: privatizzazioni per Poste, Enav e Ferrovie nel 2015

L'intervista del ministro al Messaggero: "Piano di privatizzazioni da 10 mld. Certo su effetti positivi taglio Irap e bonus 80 euro"

Il ministro dell'Economia e delle finanze Pier Carlo Padoan in un'intervista uscita stamattina su Il Messaggero rilancia sulle privatizzazioni e si dice ottimista sul fatto che il taglio dell'Irap per le aziende e il bonus da 80 euro per 10 milioni di lavoratori dipendenti avranno effetti positivi.

"Intanto in non poche famiglie, dove lavorano in due, non arrivano solo 80 euro bensì 160. In secondo luogo, pagati i debiti che possono essersi accumulati nella fase peggiore della crisi, è difficile immaginare che quei denari non vengano spesi. E visto che in busta paga ci saranno anche negli anni a venire, qualche effetto lo produrranno. Ne sono certo. Per non parlare del fatto che inciderà non poco anche il taglio dell'Irap sul lavoro"

ha detto Padoan. Il bonus Irpef, di cui beneficia solo una parte dei contribuenti (né i pensionati, né gli autonomi) costa 10 miliardi alla casse dello Stato e secondo il governo avrebbe dovuto ridare fiato ai consumi, cosa che finora non è accaduta.

Il ministro ha poi ricordato che il forte calo del prezzo del greggio potrebbe portare soprattutto benefici all'Italia, stimabili in mezzo punto percentuale di Pil e ha confermato l'obiettivo di realizzare 10 miliardi con le privatizzazioni che dal riguarderebbero Poste, Enav e Ferrovie.


"Presumibilmente si tratterà del 40% di Poste, del 49% di Enav e di una partecipazione non lontana dal 40% di Ferrovie. Naturalmente dovremo fare i conti con il mercato. Ma siamo fiduciosi"

ha aggiunto il titolare di Via XX settembre che non esclude nemmeno il collocamento di una quota di Enel secondo tempi che dipendono dalle condizioni di mercato.


"Se è vero che le criticità russe possono incidere temporaneamente sull'economia europea creando qualche difficoltà, dalla caduta dei prezzo del greggio l'Italia potrebbe ricavare soprattutto benefici, c'è una scuola di pensiero secondo cui un petrolio stabilizzato a 60 dollari produrrebbe una crescita dello 0,5% del nostro Pil"

Per quanto riguarda la dolente nota dei nostri conti pubblici il ministro sostiene che il debito pubblico salirà ancora nel 2015 e solo nel 2016 potrebbe verificarsi una significativa inversione del trend:


"Basterebbe una crescita dell'1% e un'inflazione vicina al 2% per riportare il problema debito entro limiti di assoluta tranquillità"

Per ridurre il debito pubblico oltre alla crescita il ministro parla di valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico e allo scopo sarà rivisto il Testo unico che disciplina questa materia in modo da semplificarla.

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