Confindustria ottimista: "Italia fuori dalla recessione nel primo trimestre 2015"

Pil a +0,5% nel 2015 e +1,1% nel 2016 quando secondo Confindustria comincerà a calare anche la disoccupazione.

Confindustria vede rosa per il 2015 prevedendo che l'Italia uscirà dalla recessione che si porta dietro da tre anni di fila già nel primo trimestre dell'anno nuovo.

Il Centro studi dell'associazione degli industriali parla di un prodotto interno lordo (pil) italiano che da qui a tre mesi invertirà il trend negativo, per arrivare a un +0,5% a fine 2015 e a un +1,1% nel 2016, quando sempre secondo Confindustria comincerà a calare anche la disoccupazione.

Il CsC stima dunque che il pil italiano chiuderà il 2014 in calo dello 0,5% per risalire repentinamente già nei primi mesi del 2015 è arrivare nel 2016 a una crescita di oltre l'uno per cento.

Gli ultimi dati disponibili sulla produzione industriale italiana diffusi dall'Istat, relativi a ottobre, parlano di un calo del 3% sullo stesso mese dell'anno scorso, mentre i consumi restano al palo e il paese è sull'orlo di una deflazione cronica.

Tuttavia secondo Confindustria nel primo trimestre del prossimo anno l'inversione del trend sarà netta e veloce, con un rialzo del pil dello 0,2%.

Il periodo 2015-2016, secondo il centro studi degli industriali, sarà per l'Italia un biennio "di graduale recupero" anche perché lo scenario economico globale è di gran lunga migliore rispetto a tre mesi fa.

Il tasso di disoccupazione secondo Confindustria il prossimo anno rimarrà ancorato sugli attuali livelli record, salendo anzi ancora dal 12,7% previsto in media d'anno al 12,9%.

La disoccupazione generale:

"scenderà progressivamente nel 2016, di pari passo con la ripresa dell'occupazione, registrando un 12,6% in media d'anno (12,4% nel quarto trimestre)"

Il crollo del prezzo del greggio poi, giù di un terzo in poche settimane, per l'Italia significa guadagnare "14 miliardi annui" con un impatto di +0,3% sul pil del 2015 e di un altro +0,5% nel 2016. Il calo del prezzo del petrolio infatti:

"comporta il trasferimento di oltre mille miliardi di euro di reddito annuale da un ridottissimo numero di produttori, con enormi ricchezze, ad un'ampia platea di consumatori e imprese nei paesi avanzati, con una più alta propensione alla spesa".

Il Centro studi di Confindustria prova anche a quantificare il costo della corruzione:

"E' un vero freno per il progresso economico e civile. Se con Mani Pulite l'Italia avesse ridotto la corruzione al livello della Francia (-1 punto), il Pil sarebbe stato nel 2014 di quasi 300 miliardi in più, circa 5mila euro a persona"

in un periodo di oltre venti anni.

Italia fuori da recessione 2015

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