Nuovo regime dei minimi: come funziona e cosa cambia

Regime dei minimi per le partite Iva: come funziona e cosa cambia dopo l'approvazione della Legge di Stabilità.

Il nuovo regime dei minimi per le partite Iva non ha trovato molto spazio sulla grande stampa, eppure si tratta di un cambiamento importante, che riguarda un'enormità di giovani lavoratori autonomi e soprattutto ha anche un importante risvolto politico, quasi simbolico, visto che Matteo Renzi ha pochi anni in più di chi lavora (se il reddito non è troppo alto) con questo regime e chissà in quanti si aspettavano che il presidente del Consiglio avesse un occhio di riguardo per queste forme di lavoro dietro alle quali in molti casi si celano start-up, freelance, sviluppatori IT e altri lavoratori che Renzi, al suo inizio, aveva preso un po' a modello in varie occasioni.

E invece il regime dei minimi per le partite Iva cambia. E cambia in peggio: molto sinteticamente basti dire che dove prima fino ai 35 anni si poteva pagare il 5% di tasse con una previdenza fiscale al 27% (e ricavi massimi a 30mila euro annui), oggi si passa a una tassazione del 15%, con previdenza fiscale al 29,7% (a salire fino al 33% di un punto all'anno) e ricavi massimi a 15mila euro (cioè pochissimo). Una situazione che non si riflette su chi ha già aperto la partita Iva ma che fa comunque infuriare un esercito di giovani lavoratori autonomi in costante aumento.

Regime dei minimi partita Iva: cosa cambia

Per il momento gli unici a far sentire la propria voce sono stati quelli di Acta, sorta di associazione dei freelance, che hanno lanciato per protesta l'hashtag #siamorotti. “Chi potrà, migrerà dall'Inps alle casse professionali. Per gli altri, sarà dura resistere alla tentazione di chiudere la partita Iva”, dice Samanta Boni, consigliere di Acta. Ma vediamo più nello specifico come cambia il nuovo regime dei minimi.

Innanzitutto l'imposta sostitutiva sale al 15% (dal precedente 5%) e sostituisce IVA, IRAP, IRPEF e addizionali. I tetti di reddito per le varie professioni - al di sopra delle quali non si può accedere al regime dei minimi - cambiano invece in questo modo, come troviamo segnalato su Pmi.it:

    Soglie massimo di reddito

    Professionisti: ricavi 15mila euro, coefficiente 78%
    Artigiani e imprese (non alimentari): ricavi 20mila euro, coefficiente 67%
    Commercianti (ingrosso e dettaglio): ricavi 40mila euro, coefficiente 40%
    Ambulanti di alimentari e bevande: ricavi 30mila euro, coefficiente 40%.
    Ambulante di altri prodotti: ricavi 20mila euro, coefficiente 54%.
    Alberghi e Ristoranti: ricavi 40mila euro, coefficiente 40%.

Il coefficiente che trovate affianco del reddito massimo, è la percentuale che determina il reddito imponibile in maniera forfettaria (quindi, niente più differenza tra costi e ricavi). Va però segnalato che il nuovo regime prevede l’abbattimento di un terzo del reddito forfettario per i primi tre anni. Facciamo un esempio pratico, fermo restando che restare al di sotto dei 15mila euro - nonostante la crisi - è impresa molto difficile per chi vive con la partita Iva. Esempio pratico che prendiamo da Metropolisweb:

L’unico raggio di sole nel nuovo regime, per i professionisti, è la previsione per i primi tre anni di attività dell’abbattimento di un terzo del reddito forfettario, in sostanza la tassazione Irpef per i primi tre anni di attività è del 10% del reddito forfettario. Infine, volendo fare un esempio e tradurre il tutto in numeri, un avvocato al primo anno di attività con 15.000 euro di ricavi e 3.000 euro di costi, con il vecchio regime andrebbe a pagare 600 euro di Irpef (5% di 12.000 euro), con il nuovo regime invece pagherebbe 1.170 (il 15% di 2/3 del 78% di 15.000 euro).

Di fatto, le tasse raddoppiano. Col che è iniziata la corsa ad aprire le partite Iva, visto che il nuovo regime vale solo a partire dal primo gennaio 2015. In sintesi, le nuove norme prevedono che ci siano: soglie differenziate di accesso in base all’attività svolta (non più 30.000 uguale per tutti, per i professionisti 15mila); base imponibile fissa (e non più quale differenza tra costi e ricavi); imposta 15% (e non più al 5% come prevedeva il vecchio regime).

E non è tutto, perché a questo si aggiunge anche l'aumento dei contributi alla gestione separata dell’Inps. Dal 1 gennaio 2015 si passerà dal 27,72 al 29,72 e poi un punto l’anno fino al 33,72%. Il che significa che la pressione fiscale per un giovane professionista sarà del 48% (15 + 33), ma solo se non guadagna più di 15mila euro l'anno. Una follia che massacra quella che sembrava essere una delle poche vie d'uscita dalla crisi, il fatto che venga dal governo di Matteo Renzi, che dei giovani tanto ha sparlato, è solo l'ultima beffa.

  indebitamento  stato



Vota l'articolo:
4.00 su 5.00 basato su 83 voti.  

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO