Jobs act: le reazioni dei sindacati

Le reazioni del fronte sindacale. Camusso: "generalizzata la precarizzazione dei rapporti di lavoro in Italia". La Uil: "negativa la monetizzazione dei licenziamenti collettivi".

Il jobs act del governo Renzi sempre più nel mirino della Cgil di Susanna Camusso secondo cui la riforma del mercato del lavoro definita tre giorni fa in sede di Consiglio dei ministri, con il via libera al contratto a tutele crescenti, rende più precario quel poco di lavoro che ancora c'è, cancellando con un colpo di spugna il tempo indeterminato. Le nuove norme contengono per il sindacato norme ingiuste e sbagliate che meritano una ferma opposizione.

Sui licenziamenti, l'indennizzo per i nuovi contratti sostituirà nella stragrande maggioranza parte dei casi il reintegro che era previsto dall'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Reintegro che ora resta solo per i licenziamenti discriminatori e palesemente ingiustificati secondo i primi due decreti attuativi del Jobs act, sul contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti e sull'estensione dell'Aspi a 24 mesi.

Gli indennizzi per i licenziamenti ingiustificati andranno da 4 a 24 mensilità massimo, l'aumento sarà di due mensilità per ogni anno di servizio. Nel decreto attuativo non c'è l'opting out che avrebbe voluto Ncd, cioè la possibilità per il datore di lavoro di superare il reintegro con un consistente indennizzo. Tra le cause dei licenziamenti economici non è stato inserito lo scarso rendimento, ma viene "esteso lo stesso regime" dei licenziamenti individuali ai collettivi.

"Altro che rivoluzione copernicana, a leggere le norme viene da chiedersi cosa abbiano mai fatto i lavoratori a Matteo Renzi"

spiega la leader della Cgil in relazione ai provvedimenti sul lavoro assunti dal Cdm della vigilia di Natale.

Secondo Camusso:

"il governo Renzi ha cancellato il lavoro a tempo indeterminato, generalizzando la precarizzazione dei rapporti di lavoro in Italia. Non soddisfatto ha diviso ulteriormente i lavoratori penalizzando ancora una volta i giovani e i nuovi assunti"

E ancora:


"Per la prima volta il governo rinuncia alla politica economica appaltando alle imprese la ripresa, consentendo la libertà di licenziare sempre e comunque. Invertendo l'onere della prova, che ora ricadrà sulle spalle dei lavoratori, si crea un abominio addossando alla parte piu' debole e ricattabile del rapporto di lavoro la dimostrazione della ingiustizia del suo licenziamento. La Cgil continuerà a opporsi in modo forte e deciso a queste norme ingiuste, sbagliate e punitive nei confronti dei lavoratori e usera' tutti gli strumenti a sua disposizione per ripristinare i diritti dei lavoratori"

Sulla stessa linea d'onda il segretario della generale della Uil Carmelo Barbagallo:

"Consideriamo (...) negativamente la monetizzazione dei licenziamenti collettivi, fatto che non aiuterà il mondo del lavoro".

E mentre sul fronte politico Forza Italia grida al compromesso al ribasso e in Ncd c'è chi vede il bicchiere mezzo vuoto (l'ex ministro del Lavoro Sacconi), sul versante sindacale a difendere il Jobs act rimane la Cisl. Secondo il sindacato di ispirazione cattolica infatti:

"Riducendo drasticamente i costi fiscali e contributivi, si sposta decisamente l'asse della convenienza sul contratto a tempo indeterminato, incentivando in questo modo le imprese ad utilizzarlo sempre di più al posto di tutte quelle forme di lavoro spurie ed irregolari che da sempre abbiamo cercato di combattere"

ha sostenuto il segretario confederale della Cisl Gigi Petteni. Vedremo quanti nuovi posti di lavoro, e tra questi quanti a tempo indeterminato, verranno fuori nel medio termine grazie al Jobs act.

  • shares
  • +1
  • Mail