Contratto a tutele crescenti: che cos'è, cosa prevede e a chi si applica

Il contratto a tutele crescenti è uno dei punti cardine del jobs act, ecco come funziona e a chi si applica.

Come funziona il contratto a tutele crescenti, uno dei punti cardine del jobs act varato dal governo Renzi, attraverso il quale si punta ad aprire il mercato del lavoro italiano, facendo così ripartire le assunzioni e di conseguenza i consumi e la crescita? Innanzitutto va detto che le nuove regole valgono solo per i neoassunti a partire dal primo gennaio 2015 e non si applicano ai lavoratori che già lavorano presso l'azienda. Attenzione però, nel caso in cui una persona cambiasse lavoro, ecco che le nuove regole andrebbero ad applicarsi anche per lui; questo per chiarire che le tutele crescenti non si applicano solo ai neoassunti per la prima volta, ma a tutte le persone che vengono assunte da un'azienda.

Tutte le nuove assunzioni a tempo indeterminato seguiranno il modello del contratto a tutele crescenti, visto che l'introduzione di questo nuovo sistema ha anche l'obiettivo di semplificare la giungla contrattuale fino a oggi in vigore in Italia. Adesso tutti i nuovi assunti potranno esserlo o con il contratto a tutele crescenti o con il contratto a tempo determinato. L'unica terza opzione è quella del lavoro autonomo in partita Iva (in cui peraltro è cambiato profondamente il regime dei minimi) o attraverso i famigerati voucher.

In linea di massima, il nuovo contratto prevede l'ampliamento delle tutele con l'aumento dell'anzianità di servizio presso la stessa azienda. Tutele che però riguardano solo l'indennizzo che si potrà ricevere in caso di licenziamento, ragion per cui il sindacato si è scagliato contro l'utilizzo della parola "tutele" parlando invece di "contratto a monetizzazione crescente". Ci sarà infatti la possibilità di essere licenziati senza alcun diritto al reintegro, fatti salvi i casi di licenziamento discriminatorio e alcuni casi di licenziamento disciplinare.

Che cos'è il contratto a tutele crescenti?

Si tratta di un contratto a tempo indeterminato, con però dei cambiamenti fondamentali nella parte relativa ai licenziamenti. Il reintegro in seguito al licenziamento è infatti molto difficile (previsto quasi solo nei casi di licenziamento discriminatorio. In linea teorica, sarà possibile anche il reintegro nei casi di licenziamento per motivi disciplinari, ma solo nel caso in cui venga provata "l'insussistenza del fatto". Il reintegro viene sostituito con un indennizzo economico, che va da un minimo di due a un massimo di 24 mensilità (6 per le piccole aziende) e che cresce al crescere dell'anzianità di servizio (da cui la parola "crescenti", anche se più che le tutele sono crescenti i soldi che si ricevono). I nuovi contratti scatteranno il primo marzo.

A chi si applica il contratto a tutele crescenti?

Verrà applicata a tutti i nuovi assunti, a tutti i lavoratori che quindi entreranno in azienda attraverso il nuovo contratto a tempo indeterminato, con la sola eccezione dei dipendenti pubblici, per il quale non si applica. Chi è stato assunto nel periodo precedente al varo del jobs, continuerà a usufruire delle vecchie regole, articolo 18 compreso. C'è però un'eccezione: nel caso in cui il numero dei lavoratori superi le quindici unità proprio in seguito alle nuove assunzioni allora non sarà comunque applicabile l'articolo 18. Il che significa che tutti i lavoratori - che comunque già prima non godevano di quella protezione - non avranno lo scudo dell'articolo 18 nel caso in cui solo adesso l'azienda superi le 15 unità. Per quanto invece riguarda il punto di vista delle imprese, va sottolineato soprattutto come le assunzioni a tutele crescenti godranno delle agevolazioni fiscali previste dalla legge di stabilità. Proviamo a schematizzare il funzionamento del contratto a tutele crescenti.

La conciliazione standard

Si potrà evitare di passare dal giudice nel momento in cui il datore di lavoro offrirà al dipendente un risarcimento esentasse pari a un mese di stipendio per ogni anno di lavoro, fino a un massimo di 18. Se il lavoratore accetta, rinuncia alla possibilità di fare causa (in caso di vittoria, ottiene più soldi, ma potrebbe anche perdere e non ottenere nulla).

Il licenziamento collettivo

Prima del jobs act, criteri molto stringenti dovevano essere rispettati per poter licenziare più di cinque persone. D'ora in poi, le cose funzioneranno ugualmente sia in caso di licenziamento singolo che collettivo: nessun obbligo di reintegro, ma solo l'indennità.

Cosa succede a chi ha un contratto a progetto?

Abolito il job sharing, abolito il contratto di associazione in partecipazione, aboliti anche i contratti a progetto. Vista la diffusione di quest'ultimi, è l'aspetto più importante. Ma chi sta al momento lavorando con un contratto a progetto? Potrà proseguire fino al 2016, dopodiché il suo contratto sarà sottoposto a revisione, se risulterà un finto contratto a progetto dietro il quale si nasconde un lavoro subordinato, dovranno essere applicate le regole del contratto a tutele crescenti.

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