Istat, presto la fine della recessione, non della disoccupazione

L’Istat prevede la fine della recessione per il 2015, mentre per ciò che riguarda l’occupazione la situazione rimarrà critica

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Una notizia buona e una cattiva. Il congedo da questo tribolatissimo 2014 da parte dell’Istat accende un lumicino di “speranza” parola tanto amata dal premier Matteo Renzi – sull’andamento economico per il prossimo anno. Secondo Istat la fase di contrazione dell’economia italiana si assesterà nei prossimi mesi, in presenza di segnali positivi della domanda interna, ma le condizioni del mercato rimarranno comunque difficili, specialmente per ciò che riguarda la disoccupazione.

In Italia, nel terzo trimestre l’andamento economico ha continuato a mantenersi debole con un Pil che è sceso ancora una volta, un – 0,1% sul base congiunturale.

Nel terzo trimestre l’attività economica ha continuato a mantenersi debole e il prodotto lordo è risultato in flessione a seguito di una contrazione del valore aggiunta sia nel settore manifatturiero (-0,6%) che in quello delle costruzioni (-1,1%). Una maggiore tenuta l’ha offerta il settore dei servizi.

Il mercato del lavoro, invece, è caratterizzato da una stagnazione che evidenzia un peggioramento del -0,2% nel mese di ottobre. Qualche timido segnale positivo arriva dalla crescita delle ore lavorate sia in termini di monte ore complessivo (+0,4% rispetto al secondo trimestre) sia delle ore lavorate per dipendente (+0,3%), in particolar modo nell’industria dove i due valori sono cresciuti, rispettivamente, del +0,7% e del +0,6% con una diminuzione del ricorso effettivo alla Cassa Integrazione.

La stagnazione si è riflettuta anche sulla disoccupazione che in ottobre ha raggiunto il 13,2%, valore superiore alla media europea dell’11,5%. Oltre ad aumentare il numero dei disoccupati aumenta il periodo di disoccupazione, con un’incidenza dei disoccupati di lungo periodo (chi cerca lavoro da più di un anno) che è passata dal 56,9% al 62,3%. E crescono coloro che hanno esaurito la forza e hanno gettato la spinta convinti che non troveranno una lavoro: gli scoraggiati fanno registrare un pericoloso +6,5%. Insomma la situazione si complica per tutti: per chi un lavoro lo cerca e per il numero, sempre più elevato, degli scoraggiati.

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