Scambio di informazioni: accordo Italia-Montecarlo lunedì

Il Parlamento italiano ha approvato a dicembre la legge sulla voluntary disclosure per l'emersione dei capitali detenuti illecitamente all'estero. Dopo la Svizzera accordo anche con Montecarlo

Aggiornamento 28 febbraio 2015. Anche Montecarlo manda in soffitta in segreto bancario e dice sì allo scambio di informazioni come chiesto dall’Italia. Dopo l'accordo in tal senso con la Svizzera e il Liechtenstein, la firma dell’accordo sullo scambio di informazioni tra il nosttro governo e il Principato di Monaco arriverà lunedì 1 marzo.

Il giorno successivo è l’ultimo utile per poter inserire il paese firmatario come white list per la voluntary disclosure: in base alla legge 186/2014 i termini per l’accertamento non subiranno raddoppi mentre le sanzioni per le violazioni al monitoraggio fiscale passeranno dall’1% annuo allo 0,5%, praticamente dimezzate, dopo tutte le riduzioni previste.

Inoltre con un emendamento inserito nel decreto Milleproroghe, poi convertito nella legge 11 del 2015 pubblicata oggi in Gazzetta Ufficiale, le sanzioni da quadro RW saranno più leggere applicandosi su 5 anni invece che su 10.

Lo scambio automatico di informazioni in base al Common reporting standard dell’Ocse inizierà nel 2017, nel 2018 per la Svizzera.

Accordo fiscale anche per il Principato di Monaco


9 gennaio 2015.

Un accordo fiscale anche per il Principato di Monaco, dopo la Svizzera, anche il principe di Monte Carlo, Alberto di Monaco, si starebbe spendendo per arrivare entro un paio di mesi a stringere un accordo bilaterale con l’Italia che permetta l’eliminazione di Monaco dalla lista nera stilata dal Ministero dell’economia per poter beneficare delle minori condizioni previste dalla legge sulla voluntary disclosure per i paesi che godono di fiscalità compatibile.

Alberto di Monaco, secondo quanto è in grado di rivelare ItaliOggi, avrebbe inviato una lettera ai dirigenti delle banche monegasche chiedendo di tenersi pronti al cambio di rotta.

L’accordo dovrebbe contenere l’assenso allo scambio di informazioni del modello Ocse, già accettato dal Principato di Monaco che dal 2018 infatti dovrà aderire ai criteri Ocse relativi alla comunicazione dei dati finanziari.

Il Principato dovrà istituire in ogni caso una convenzione contro le doppie imposizioni, finora assente. A settembre scorso l’associazione bancaria monegasca aveva scritto ai propri associati per informarli dell’entrata in vigore della convenzione Ocse sulla cooperazione fiscale.

Cosa cambia per i correntisti italiani a Montecarlo

Quindi dal 2108 i detentori di conti correnti nel Principato di Monaco dovranno tenere presente il rischio che le autorità fiscali dei propri paesi di origine ottengano dettagliate informazioni sui loro patrimonii.

Si applicherà anche ai correntisti italiani a Monaco una voluntary disclosure diciamo ridotta, non si avrebbe infatti il temuto raddoppio dei termini sulle attività da regolarizzare con la conseguente e complessa ricostruzione degli asset che si vogliono riportare nel Belpaese.

Cos'è la voluntary disclosure e a che serve

Il Parlamento italiano ha approvato il 4 dicembre scorso la legge sulla voluntary disclosure per l'emersione dei capitali detenuti illecitamente all'estero, legge che prevede che entro il 2 marzo l’Italia stipuli accordi fiscali bilaterali con i Paesi ancora inseriti nella black list, tra cui la Svizzera e Montecarlo.

La voluntary disclosure perette agli italiani che detengono attività finanziarie o patrimoniali all'estero non dichiarate di sanare la loro posizione con il fisco italiano, e anche penali, pagando le relative imposte e le sanzioni ridotte.

La legge serve insomma a regolarizzare le violazioni agli obblighi di dichiarazione annuale dei capitali detenuti all'estero compiute fino al 30 settembre 2014 con l'obbligo di versare le imposte evase e gli interessi in maniera integrale, più le sanzioni che sono però notevolmente ridotte.

Possono aderire alla voluntary disclosure persone fisiche, enti non commerciali, società semplici ed equiparate residenti in Italia. Per i patrimoni fino a 2 milioni di euro, il contribuente può chiedere il calcolo delle imposte a forfait con l'applicazione di un aliquota del 27% su un rendimento presunto del 5% annuo.

Ci vuole aderire ha tempo fino al 15 settembre 2015 per autodenunciarsi all’Agenzia delle entrate pagando penalità ridotte sulle dichiarazioni fiscali infedeli presentate del periodo 2004-2013.

"Le stime indicano un possibile rientro in Italia pari al 30% dei capitali detenuti all’estero, vale a dire tra i 30 e i 60 miliardi di euro ma la percentuale potrebbe salire se la Svizzera dovesse chiudere un accordo sulla trasmissione di informazioni finanziarie con l’Italia. Quanto alla tassazione il rientro dei capitali è conveniente se i capitali si trovano in Svizzera da più di otto anni, quindi già prescritti. In questo caso il costo del rimpatrio si aggira tra il 12 e il 15%. Se invece si trovano all’estero da meno di otto anni, il costo può arrivare al 50%”

dichiara Fabrizio Vedana, vice direttore generale di Unione Fiduciaria.

accordo fiscale

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