La Svizzera "sgancia" l'euro dal franco: via il cambio a 1,20

Venute meno le ragioni del plafond adottato nel 2011

La Banca Centrale Svizzera ha abolito stamattina, a sorpresa, il tasso di cambio minimo di 1,20 franchi per 1 euro. La mossa ha spinto il cross tra euro e franco ai minimi da settembre 2011 fino a 1,0800. Il tetto era stato fissato proprio a settembre 2011 per contrastare la corsa degli investitori alla ricerca di beni rifugio come il franco. Secondo il comunicato della Banca Centrale, sono venute meno le circostanze eccezionali che tre anni e mezzo fa portarono a bloccare il cambio. Nello stesso tempo la Banca ha deciso di ridurre ulteriormente i tassi, già negativi, di mezzo punto percentuale, a -0,75%.

La decisione ha portato a un grande ribasso della Borsa di Zurigo, con conseguenze su tutti i mercati europei. La BNS aveva deciso fissare un limite alla forza della sua valuta, oltre la quale non sarebbe stato tollerabile andare, e individuato in 1,2 verso la moneta unica europea, in un momento in cui il franco svizzero era enormemente sopravvalutato. Nel corso dell’estate del 2011 i mercati temevano l’implosione dell’euro, e la fuga di capitali dai titoli di Stato dei Paesi periferici (Italia compresa) aveva fatto impennare rendimenti e spread dei bond governativi dei Paesi dell’area mediterranea.

Ora le circostanze sono cambiate, e il forte indebolimento dell'euro rispetto al dollaro ha causato anche un deprezzamento del franco verso la moneta Usa. Nel frattempo, "l'economia" svizzera "è stata in grado di avvantaggiarsi di questa fase e regolarsi sulla nuova situazione". L'apprezzamento del franco resta eccessivo ma "meno rispetto a quando il plafond è stato introdotto" è scritto nella nota della BNS. L'euro è quindi sceso fino a 0,85 registrando un ribasso del 32 per cento. Il franco si è apprezzato su tutte le sue principali controparti raggiungendo i massimi dal 1980 nel cambio con lo yen. Per effetto domino, la sterlina ha toccato il record massimo sull'euro da sei anni a questa parte.

In Borsa, a pagare lo scotto della decisione sono stati soprattutto i grossi esportatori il cui business rischia di essere messo a rischio dall’eccessivo apprezzamento della valuta svizzera. Pesanti ribassi hanno colpito le azioni di Swatch o Compagnie Financière Richemont, colosso da 13 miliardi di franchi di fatturato annuo che controlla marchi del lusso come Cartier o Montblanc.

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