Italia: una bad bank per risolvere il nodo sofferenze

Lo scrive Il Messaggero. Per ora si sa che il dominus dell'intero progetto dovrebbe essere la Sga, Società di gestione dell'attivo.

Secondo quanto è in grado di anticipare Il Messaggero sarebbe pronto il progetto di bad bank messo a punto da Banca d'Italia e governo per smaltire la massa dei crediti in sofferenza detenuti dalle banche italiane. Crediti problematici che a novembre 2014 si attestavano a 181 miliardi di euro.

Senza un intervento del genere, di cui la Bce è informata, il credit crunch non sembra superabile e non ci sarà nessuna vera ripartenza del mercato dei prestiti né per le famiglie né per le imprese. Il quotidiano capitolino parla della bozza quasi definitiva del piano, contenuta in un documento chiamato Nuovo credito per la crescita.

Il progetto in ogni caso dovrà prima superare il vaglio delle autorità europee. Per ora si sa che il dominus dell'intero progetto dovrebbe essere la Sga, Società di gestione dell'attivo, creata quasi 20 anni fa per il salvataggio il Banco di Napoli e che ora il Tesoro acquisterebbe da Banca IntesaSanpaolo per 600mila euro.

Il piano prevede in soldoni che attraverso aumenti di capitale sottoscritti dalle banche, Stato, CDP, Bankitalia ed eventuali privati, la nuova Sga accumulerebbe un capitale da 3 miliardi di euro potendo poi finanziare l'acquisto delle sofferenze verso le imprese superiori a una soglia minima di valore nominale di 500mila euro anche emettendo obbligazioni garantite dallo Stato.

Per quel che riguarda l'assetto proprietario le possibilità previste dalla bozza di bad bank sarebbero due: la prima opzione prevede che la partecipazione pubblica si fermi al 49%, con le che banche che deterrebbero il 19% e gli investitori privati il 32%. Così la ricaduta delle passività del veicolo Sga nel perimetro del debito pubblico sarebbero evitate.

La seconda opzione è decisamente più complicata per le casse statali visto che la partecipazione pubblica salirebbe all'81% e il rimanente 19% andrebbe alle banche, escludendo l'apporto di investitori privati. Con ovvie e pesanti ricadute sul debito pubblico.

Dal ministero dell'Economia è arrivato un secco no comment a proposito dell'articolo che anticipa il piano. Il titolare di Via XX settembre Pier Carlo Padoan nei giorni scorsi aveva detto che l'ipotesi bad bank è una di quelle allo studio per risolvere la questione delle sofferenze bancarie.

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