Google verserà all'Italia 320 milioni di tasse arretrate? L'azienda smentisce

Accordo tra il colosso di Mountain View e la guardia di Finanza per regolarizzare la sua posizione fiscale.

Aggiornamento 11.27 - Google smentisce di aver trovato un accordo con il fisco: "La notizia non è vera, non c'è l'accordo di cui si è scritto. Continuiamo a cooperare con le autorità fiscali", ha fatto sapere un portavoce. Idem dal Tribunale di Milano: "Allo stato delle attività di controllo non sono state perfezionate intese con la società".

320 milioni di euro probabilmente sono bruscolini per Google, non è certo neanche una cifra in grado di rimpinguare a sufficienza le casse dello stato italiano, messe a durissima prova dall'evasione fiscale, che ogni anno sottrae allo stato 270 miliardi di euro (ce ne sarebbe per dieci finanziarie). E però l'accordo tra Google e il Fisco italiano è comunque di quelli importanti, regolarizza le tasse versati negli anni 2008-2013 e riporta un po' di fieno in cascina.

Il mancato versamento da parte di Google, stando alla guardia di Finanza, era quantificabile in 800 milioni di euro, ma come sempre quando si trova un accordo la cifra è stata ridotta di oltre la metà. L'evasione sarebbe causata dal fatto che il denaro incassato dalla multinazionale per le sue attività in Italia era però trasferito in altre nazioni, come l'Irlanda, dove la tassazione, fino a pochi mesi fa, era più favorevole.

La notizia è stata lanciata oggi sulla prima pagina del Corriere della Sera, ma mancano ancora delle conferme ufficiali da parte dei vertici della Guardia di Finanza e dei magistrati lombardi.

L’intesa raggiunta (con la regia legale della professoressa Paola Severino) segnala che nella multinazionale americana ha pesato anche una sorta di diplomazia della distensione, la volontà di uno “Stato” (al quale i colossi come Google vengono quasi assimilati per le proprie dimensioni economiche) di ridurre contenziosi e attriti con gli Stati veri. Non senza una operazione di immagine che, d’ora in avanti in Italia, valorizzi il viaggio di ritorno entro criteri di tassazione meno esotici. Come molti altri web-company, infatti, anche Google produce in Italia molti utili sui quali però paga le tasse non in Italia (appena 1,8 milioni nel 2013 ad esempio) ma in Paesi che presentano o addirittura programmaticamente offrono condizioni di fiscalità privilegiata. Sulla sua strada il Golia informatico ha però trovato il Davide giudiziario di una verifica fiscale del Nucleo di Polizia Tributaria della GdF di Milano, e del fascicolo di indagine del pm Isidoro Palma.

Il punto della guardia di Finanza, che ha studiato tutto il meccanismo della pubblicità su Google, è che su tutto il servizio viene pensato, contrattato e anche svolto in Italia, non si possono indirizzare fatture e pagamenti alla casa madre europea di Google, che è in Irlanda, "questa girava i soldi sulla Google olandese sotto forma di royalties per i marchi e licenze, che poi prendevano la strada di un’altra società irlandese controllante l’iniziale Google irlandese, che a sua volta vedeva però il proprio controllo in capo ad altre due diramazioni di Google soggette a imposizione fiscale alle Bermuda". Alcuni costi sono stati dedotti, ma è il meccanismo in sé a essere stato contestato, con successo, dalla GdF.

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