I costi del roaming almeno fino al 2018, l'Ue concede altri tre anni agli operatori tlc

Il roaming per il traffico telefonico generato all'estero resta almeno fino al 2018, gli operatori hanno convinto i 28 paesi dell'Unione.

Il 2015 sarebbe dovuto essere l'anno in cui le barriere di comunicazione tra i vari paesi sarebbe state abbattute definitivamente, per quest'anno infatti era prevista l'abolizione delle tariffe di roaming sulle telefonate e sui dati nei paesi facenti parte dell'Unione Europea. I cittadini che viaggiano da un paese all'altro non possono utilizzare i loro telefoni con le tariffe di casa, essendo così costretti a pagare delle maggiorazioni, una vera e propria gabella, agli operatori per poter viaggiare su altre reti. Il progetto di abolizione era stato proposto nel semestre di presidenza italiana, ora tocca alla Lettonia e tutto sembra essere rimandato al 2018, con qualche piccola apertura a partire dal 2016.

Pare infatti che nel nuovo piano l'anno prossimo ai consumatori europei sarà offerta la possibilità di pagare, allo stesso prezzo delle tariffe domestiche, una quantità molto limitata, chiamiamola anche irrisoria, di telefonate, dati e sms. Tali limiti non sono ancora stati stabiliti ma c'è chi parla di qualcosa come 5 minuti di chiamate, 5 messaggi e altrettanti megabyte di traffico dati. Dietro la decisione del rinvio dell'abolizione dei costi roaming da parte dell'Authority delle telecomunicazioni ci sarebbe l'intento di proteggere i consumatori, sembra assurdo ma è così.

Le compagnie telefoniche sono riuscite infatti a convincere i 28 paesi a Bruxelles che il costo dell'abolizione del roaming avrebbe finito per portare a un aumento delle tariffe domestiche, gravando così sulle tasche degli utenti. A perderci sarebbero stati i paesi con maggior turismo in entrata. Ad esempio i cittadini del nord Europa viaggiano molto di più di quelli greci o spagnoli e le loro abitudini in quanto a consumo di traffico dati sono nettamente superiori, ciò significa che il traffico da loro generato ad esempio nei paesi mediterranei finirebbe per essere in qualche modo pagato proprio dagli abitanti degli stati ricchi di attrattive turistiche.

Un discorso contorto che di fatto priva i cittadini europei di un'importante libertà che dovrebbe essere scontata in un'area che ama definirsi un'Unione. Per capirci sarebbe come se un cittadino di Los Angeles fosse costretto a pagare di più quando per lavoro o in vacanza si trova a New York. Insieme all'Italia, favorevoli all'abolizione, c'erano paesi come Germania, Spagna e Regno Unito. Di questo fronte faceva parte anche la Francia che però di recente ha rivisto la sua posizione schierandosi a favore di quelli che hanno optato per un rinvio. Tra questi il Portogallo, il presidente 2015 del Berec (l'ente che riunisce i regolatori delle tlc) Fatima Barros ha spiegato in un'intervista all'Ansa:

Lo scambio di traffico tra i paesi non è bilanciato, i costi per gli operatori ci sono e alla fine qualcuno deve pagarli, quindi se eliminiamo semplicemente le tariffe del roaming significa che gli operatori dei paesi che ricevono più turisti, dato che i costi non sono assorbiti, devono rifarsi sui propri utenti finendo per aumentare le tariffe nazionali, e questo sarebbe ingiusto viste le enormi differenze tra i paesi. I cittadini del Nord Europa vanno all'estero molto più spesso di quelli del Sud, e hanno anche abitudini di consumo di internet molto superiori.

Dura la reazione di quelli che invece in questi anni hanno lavorato affinché le cose cambiassero, il leader dei liberaldemocratici Guy Verhofstadt ha dichiarato duro che i paesi dell'Unione dovrebbero vergognarsi per la decisione presa. Quello che possiamo registrare è quindi un piccolissimo passo avanti, la presidenza lettone è riuscita ad ottenere qualcosa, molto poco a dire il vero, riuscendo dove l'Italia aveva fallito. Ma il piano italiano era molto più ambizioso e avrebbe portato davvero ad un Europa più unita anche digitalmente.

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