Istat: export a gennaio -2,5% su mese e -4,2% su anno

Export in caduta. Il saldo commerciale italiano rimane comunque positivo, pari a 219 milioni

L'export italiano mostra una battuta d'arresto a gennaio. L'Istat con i dati diffusi oggi spiega che nel primo mese del 2015 le esportazioni fanno segnare un calo del 2,5% sul mese precedente e del 4,2% su base annua.

La contrazione mensile delle esportazioni è la sintesi delle vendite sia verso i mercati Ue (-2,6%) sia verso quelli extra Ue (-2,4%) e riguarda in buona parte i prodotti energetici (-18,2%).

A crescere a gennaio è solo l'export dei prodotti intermedi (+0,3%) mentre le importazioni aumentano nello stesso mese dell'1% su base congiunturale ma cadono del 4,2% rispetto allo stesso mese dell'anno scorso.

Il saldo commerciale italiano rimane comunque positivo, pari a 219 milioni: il surplus con in paesi Ue è pari a 452 milioni, il deficit con i paesi extra Ue e di 233 milioni.

L'aumento mensile delle importazioni a gennaio è dato dalla leggera flessione degli acquisti dai paesi extra Ue (-0,4%) e da un aumento di quelli dai paesi Ue (+2,0%), con consistenti acquisti di beni intermedi (+5,3%) e strumentali (+2,1%).

L'Istat sottolinea ancora che nell'ultimo trimestre del 2014, rispetto al precedente, l'export è risultato in crescita dello 0,5%. Escludendo il forte calo per i prodotti energetici (-20,2%), l'aumento sarebbe stato più ampio, pari all'1,4%.

L'import fa registrare sempre a gennaio un calo annuo del 4,2%, imputabile soprattutto all'area extra Ue (-8,5%). A gennaio 2015 i giorni di lavoro sono stati 20 contro i 21 di gennaio 2014, al netto di ciò si ha una flessione più contenuta sia per le esportazioni (-0,1%) che per le importazioni (-1,6%).

I paesi i cui mercati contribuiscono di più alla flessione dell'export sono la Russia e quelli Mercosur, al contrario le vendite del made in Italy all'estero sono in netta crescita negli Stati Uniti (+23,5%).

Le importazioni da Russia (-40,2%) e paesi Opec (-23,3%) sono pure in forte calo, per non parlare dell'import di greggio (-41,1%) e prodotti petroliferi raffinati (-41,0%).

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