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Liberalizzazioni: potrebbero incidere sul 15% delle spese (ma come?)

Pubblicato da Mario Marcello Forte


Tante polemiche, scioperi e proteste di ogni genere, ma quanto valgono le liberalizzazioni del governo Monti nel bilancio di una famiglia media italiana? La Cgia di Mestre si è presa la briga di fare i conti: “I settori interessati dal decreto sulle liberalizzazioni andranno ad incidere sul 15% circa della spesa media complessiva di una famiglia italiana. A fronte di una spesa media annua complessiva pari a 29.520 euro, i beni e i servizi che saranno “liberalizzati” hanno un valore economico di poco inferiore ai 4.500 euro (precisamente 4.437 euro)”.

Quelle virgolette sulla parola “liberalizzati” sono molto interessanti. Già perché la questione sta tutta lì: l’aumento delle farmacie senza l’estensione della vendita per la fascia C, l’aumento delle licenze dei taxi e le riforme al settore dei benzinai quanto incideranno realmente nella riduzione dei prezzi per i consumatori? Difficile prevederlo, ma realisticamente l’impatto sembra essere piuttosto ridotto nei fatti.

Il riferimento non possono che essere gli ultimi 20 anni di presunte liberalizzazioni, le uniche due riuscite quella dei medicinali generici e quella dei servizi telefoniche. Nel primo caso, tra il 1995 ed oggi, i prezzi sono diminuiti del 10,9% contro un costo della vita attestatosi al +43,3%. Nel secondo caso, tra il 1998 ed il 2011, le tariffe sono diminuite del 15,7%, contro un’inflazione aumentata del 32,5%. Queste liberalizzazioni di quanto faranno scendere i prezzi?

Foto | © TM News

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Benzinai pronti a 10 giorni di sciopero, sono quelli "pro" liberalizzazioni

Pubblicato da Mario Marcello Forte


Anche se nella confusione non sta filtrando dai media mainstream c’è una significativa eccezione nell’atteggiamento di una categoria di fronte alle liberalizzazioni del governo Monti in via di definizione. I benzinai non sono per nulla compatti nel valutare le misure di cui si sta discutendo in questi giorni. Da una parte c’è ci sono Figisc e Anisa Confcommercio, fermamente contrarie ad aprire il settore a novità sostanziali, dall’altra Faib Confesercenti e Fegica Cisl che chiedono al Ministro Passera di agire e di farlo nella maniera più incisiva possibile.

Le prime avevano minacciato sette giorni di sciopero dopo le prime indiscrezioni, le seconde sono pronte a proclamarne dieci, ma per ragioni completamente opposte. In un comunicato congiunto Faib e Fegica denunciano la “resa del Governo nei confronti delle lobby dei petrolieri”.

Alla fine il Governo fa retromarcia su tutta la linea. Nessun impianto “multimarca”, così come anche l’Antitrust aveva recentemente chiesto. Nessuna libertà per i gestori di rifornirsi sul libero mercato alle condizioni più convenienti per poter dare agli automobilisti italiani prezzi più bassi dei carburanti. Automobilisti che, insieme ai gestori, sono i veri gabbati dalla solita politica degli annunci. Il Governo si limita a gettare fumo negli occhi dell’opinione pubblica “liberando” solo chi è già libero, cioè i proprietari gli impianti: alla fine il provvedimento non riguarda più di 500 impianti su 25.000. Per il resto, il controllo dei petrolieri sull’intera filiera, “dalla culla alla tomba”, che consente loro di mantenere in Italia i prezzi più alti d’Europa, viene completato definitivamente con un regalo inaspettato: ogni compagnia potrà fissare le condizioni contrattuali che vuole, con ogni singolo benzinaio, senza nessuna tutela, nessuna contrattazione, nessuna mediazione collettiva.

Per proclamare ufficialmente le date dello sciopero le due organizzazioni sindacali attendono l’approvazione del decreto domani in Consiglio dei Ministri: se non ci saranno le liberalizzazioni promesse la serrata sarà inevitabile.

Foto | Flickr CC

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Automobili: GPL e Metano sempre più diffuse

Pubblicato da Mario Marcello Forte


I prezzi della benzina sono alle stelle, ma lo è soprattutto quello del diesel considerando l’andamento storico. Ormai non è più un’espressione retorica dire che i due carburanti “costano uguale”. Questo elemento induce a considerare sempre di più l’alternativa del GPL e del metano. I due carburanti “alternativi” sono sempre più diffusi e offrono diversi vantaggi. Il primo è di carattere “ambientale”, le auto a gas non sono sottoposte alle restrizioni del traffico e possono circolare in ogni caso, il secondo è (come ovvio) di carattere economico.

Non bisogna ascoltare quanti parlano di “risparmio del 50%-60%” rispetto alla “verde”, almeno quando si tratta del GPL: un buon 40% è un dato più credibile e veritiero. Se è vero che il GPL costa ormai un euro in meno al litro rispetto alla benzina ha comunque un rendimento inferiore del 15-20%. Le auto diesel poi hanno consumi, soprattutto quelle più moderne, molto più bassi delle auto a benzina/gas, ma l’aumento dei prezzi recente permette di calcolare un risparmio del 30% usando il gas rispetto alla vecchia nafta.

In questi tempi di crisi si tratta di cifre importanti, soprattutto sul lungo periodo. La prova che gli italiani cominciano a pensarla nello stesso modo sono i dati forniti da Euromobility sulla diffusione delle automobili a GPL e a Metano nelle principali città e province italiane. I numeri sono quelli del 2010, ma nel confronto con il 2009 fanno evidenziare un +19,7% di auto a GPL circolanti e un +7,8% per quelle a metano. La media nelle 50 città monitorate è passata dal 6,06% del 2009 al 7,04% del 2010, ma nelle province di Ravenna, Ferrara e Bologna le auto a gas raggiungono il 18% del totale degli autoveicoli circolanti, una diffusione che comincia a divenire sempre più rilevante.

Foto | © TM News

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Liberalizzazioni: ecco la bozza

Pubblicato da Mario Marcello Forte


La nuova bozza del decreto sulle liberalizzazioni è pronta. 107 pagine e 44 articoli che non coinvolgono soltanto i tassisti, la categoria che più rumorosamente si oppone alle novità. Il decreto prevede che le Farmacie non debbano più osservare turni e orari prestabiliti, anzi, “possono svolgere la propria attività e i servizi medici aggiuntivi anche oltre i turni e gli orari di apertura” e i medici dovranno chiaramente indicare nella ricetta se esiste un farmaco equivalente fra i generici quando effettuano una prescrizione, questo per evitare che i cittadini acquistino medicinali più cari quando possono usufruire di un’alternativa.

Finisce l’era delle tariffe professionali, sia minime che massime, per gli iscritti agli albi. Tutti i professionisti saranno liberi di fissare la tariffa che preferiscono, un provvedimento questo che non influirà su tutte le categorie visto che da anni questi tariffari non vengono rispettati nella maggior parte dei casi, ma tant’è. Per quanto riguarda i benzinai saranno liberi di rifornirsi da qualsiasi produttore, purché titolari di autorizzazione petrolifera, mentre vengono eliminati i limiti orari per l’attivazione dei self-service fuori da centri abitati che potranno rimanere sempre accesi per agevolare la modalità “non servito”.

Per quanto riguarda l’RC Auto il governo ha previsto la possibilità di un’installazione “a carico delle compagnie” di una scatola nera che conteggi il reale utilizzo della vettura facendo decrescere progressivamente i prezzi rispetto alle tariffe stabilite, poca roba rispetto alla distorsione del mercato che continua a far lievitare ingiustificatamente i costi. Nel decreto c’è anche l’obiettivo, ambizioso, di procedere alla separazione della rete Snam da Eni in modo da garantire libero accesso a tutti gli operatori. I dettagli verranno discussi in Consiglio dei Ministri nei prossimi giorni.

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Liberalizzazioni Benzinai: il governo fa retromarcia, sciopero scongiurato?

Pubblicato da Mario Marcello Forte


Il pacchetto liberalizzazioni del Governo Monti è ancora in preparazione ma, seguendo in parte l’esempio dei tassisti, due associazioni di categoria hanno minacciato ieri uno sciopero di sette giorni per protestare contro i provvedimenti paventati. Bene, il risultato sembra essere stato raggiunto a tempo di record: buona parte degli elementi più critici sul tema della distribuzione dei carburanti è stato stralciato dal decreto. Il vincolo di esclusività che obbliga il singolo gestore a comprare il carburante da un solo fornitore e la possibilità di vendita del 30% degli impianti detenuti da parte delle compagnie non verranno inseriti nel decreto.

Lo spiega, con rammarico, il presidente della Faib Confesercenti (favorevole alle liberalizzazioni): “È evidente che sono in corso contromanovre per depotenziare la riforma carburanti come il governo l’aveva pensata, stando almeno alle indiscrezioni uscite sulla stampa”. Secondo Pergamo “la pressione delle lobby in azione sta cercando di cancellare anche questa remota possibilità di apertura del mercato si conferma un mercato governato da 5 o 6 grandi compagnie: basti dire che 2 compagnie da sole sfiorano il 50% e tre compagnie il 70% del totale, non a caso sono compagnie verticalmente integrate, cioè estraggono, raffinano, stoccano, distribuiscono e vendono”.

La Faib Confesercenti ritiene che siano le compagnie a determinare (oltre alle altissime accise) la mancanza di concorrenza che tiene alto il prezzo del carburante in Italia, sono loro che “decidono cosa costa ad ogni stadio, alla faccia dei dati internazionali: il prezzo industriale è sempre stato il più alto d’Europa prima e dopo la manovra del governo che ha inasprito le accise”. Chi vincerà questa partita?

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Anche i Benzinai contro la liberalizzazione, sciopero di una settimana

Pubblicato da Mario Marcello Forte


Le misure per la liberalizzazione del settore della distribuzione dei carburanti non piacciono alle associazioni di categorie. Una settimana di sciopero dei benzinai, questa la risposta alle indiscrezioni sulle possibili modifiche del mercato previste dal Governo Monti. Figisc e Anisa Confcommercio sono convinte che sia in atto una manovra per distrarre gli italiani dalla vera causa dell’esplosione dei prezzi dei carburanti: tasse e accise.

Il settore carburanti dovrebbe essere coinvolto nelle liberalizzazioni con la possibilità per i gestori di rivolgersi a fornitori diversi a seconda dei prezzi slegando la singola pompa dal marchio esposto. Le liberalizzazioni sono viste come “un attacco” ai gestori che “non si può giustificare con l’obiettivo di calmierare i prezzi dei carburanti”.

I problemi sono altri, come spiega Luca Squeri di Figisc: “Da un anno a questa parte la responsabilità dell’aumento del prezzo della benzina è dovuta per l’80% all’aumento delle imposte deciso con le reiterate manovre sulle accise, mentre l’aumento della materia prima ha inciso per il 20%. I costi di distribuzione pesano sul prezzo finale circa per meno del 10% (poco piu’ del 2% lo percepisce il gestore, un importo fisso qualunque sia il prezzo del prodotto), contro una quota di imposte che vale il 60% del prezzo della benzina”.

Per carità, tutto giusto sulla carta, ma se lo sciopero venisse confermato i consumatori (già vessati dagli aumenti) si troverebbero anche ad affrontare il disagio di faticare a fare rifornimento per sette giorni. Oltre al danno la beffa.

Foto | Hop-Frog via photopin

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Non solo Cortina: blitz della Guardia di Finanza a Roma

Pubblicato da Mario Marcello Forte


Non erano piaciuti a molti i controlli effettuati durante le festività natalizie da parte della Guardia di Finanza e dell’Agenzia delle Entrate a Cortina. Si è parlato di operazione “strumentale”, uno “spottone” in grado di creare uno “Stato di Polizia tributaria” nel nostro paese secondo alcuni. La risposta dei finanzieri è di intensificare controlli, anche in altre zone d’Italia, per non dare l’impressione di “avercela con i ricchi”.

Nella giornata di oggi è infatti partito il “Piano Coordinato di controllo economico del territorio” con ben 405 controlli a Roma nella zona dello shopping hanno permesso di rilevare 190 violazioni per mancata o irregolare emissione di scontrini e ricevute fiscali.

In un solo pomeriggio la Guardia di Finanza ha dunque individuato un numero di violazioni pari a quelle scoperte nei primi 13 giorni dell’anno nella provincia di Roma, la dimostrazione (casomai ce ne fosse bisogno) che il fenomeno della mancata emissione dello scontrino è sempre diffusissimo. Basterà a spaventare gli evasori? L’impressione è che qualsiasi tipo di controllo andrebbe sistematizzato, il fatto che una giornata di controlli intensi diventi “una notizia” testimonia come i commercianti che evadono il fisco possano ben sperare di farla franca non appena si spengono i riflettori della stampa.

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Le liberalizzazioni all'italiana? Fino ad ora solo danni per i consumatori

Pubblicato da Mario Marcello Forte


In tanti le invocano, le liberalizzazioni sono viste come la classica panacea di tutti i mali, ma è veramente così? Secondo uno studio della Cgia di Mestre le aperture alla concorrenza realizzate negli ultimi 20 anni sono costate alle famiglie quasi 110 miliardi di euro. Se si esclude la telefonia ogni altro settore “liberalizzato” ha visto crescere gli oneri per i clienti, l’esatto contrario di quello che sarebbe dovuto avvenire.

Le maggiori spese per ogni famiglia, in media, calcolate dall’avvio delle aperture al mercato di ogni settore fino al novembre del 2011 ammontano a 4576 euro. A fare la parte del leone sono naturalmente le assicurazioni: dal 1994 (anno della liberalizzazione delle tariffe) le assicurazioni sono costate 2462 in più ad ogni famiglia per un totale di 58,5 miliardi di euro, ma anche la voce dei costi dei servizi finanziari hanno avuto il loro bel peso.

Complessivamente per pagare conti correnti, bancomat e commissioni bancarie in genere gli italiani hanno speso quasi 21,9 miliardi in più rispetto alle tariffe precedenti il 1993. Siamo davvero sicuri che le liberalizzazioni convengano? Basta farle “meglio” rispetto ai nostri standard?

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Aumenti della Benzina? Gli agricoltori piangono

Pubblicato da Mario Marcello Forte


La corsa dei prezzi dei carburanti non si arresta. I continui aumenti rappresentano un danno immediato per le tasche dei italiani che, sempre più spesso, decidono di non usare l’auto per spostarsi (o di non spostarsi proprio). Non basta questo, la benzina e il diesel a prezzi stratosferici hanno un effetto a cascata su praticamente tutti i consumi. Gli alimentari sono uno degli esempi più eloquenti: i carburanti sono necessari nella fase di produzione, ma anche in quella di distribuzione. Una parte consistente del prezzo pagato dal consumatore è determinato proprio dal trasporto delle merci.

Lo sottolinea la Cia, Confederazione italiana agricoltori, che teme una ricaduta anche sui consumi proprio dovuta al crescere dei prezzi:

”Non si ferma neppure oggi la corsa infinita dei prezzi dei carburanti, che mettono a segno il quarto rialzo nel giro di una settimana con effetti a valanga sulle famiglie e sugli agricoltori. I prodotti agroalimentari infatti rischiano di lievitare non poco, visto che proprio il costo del trasporto incide sul prezzo finale per il 35-40 per cento. E, considerato che i consumi delle famiglie sono già ridotti al lumicino, questa continua raffica di aumenti può spingerli giù di un ulteriore 1,5 per cento. Anche per gli imprenditori agricoli la situazione è critica. Il prezzo del gasolio agricolo e’ passato da 0,49 euro al litro di gennaio 2010 agli attuali 1,13 euro al litro, con un incremento record del 130 per cento. Il che significa un costo aggiuntivo di circa 5 mila euro per ogni azienda del settore. Un onere gravoso dunque, in particolare per le serre, che soprattutto durante l’inverno fanno un uso considerevole di carburante per il riscaldamento delle colture orticole e floricole.

Su questo punto si concentra la Cia che chiede un intervento “mirato” per ridurre l’impatto dei costi dei carburanti sui processi di produzione delle imprese agricole, un favore agli agricoltori per fare un favore ai consumatori.
Ammesso si faccia, sarà veramente così?

Foto | Flickr

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Liberalizzazioni: Taxi in sciopero il 23 Gennaio

Pubblicato da Mario Marcello Forte


Il prossimo 23 gennaio sarà impossibile prendere un taxi, più di quanto non lo sia oggi fra i prezzi elevati e la scarsità di vetture nei momenti di maggiore affluenza della clientela. Le associazioni di categoria hanno proclamato lo sciopero per quella data e minacciano di dare vita a proteste dure ed intransigenti nella stessa modalità vista 5 anni fa quando l’allora Ministro Bersani provò ad approvare norme che andavano nella stessa direzione di quelle proposte dal Governo Monti.

I tassisti non vogliono l’aumento delle licenze, non lo vogliono nemmeno di fronte ad un indennizzo economico per gli attuali possessori delle licenze che potrebbe arrivare attraverso la concessione gratuita di una seconda licenza. Anche se la portata delle future liberalizzazioni sul tema non è ancora chiara (mancano ancora le proposte del Ministro Passera nero su bianco) i conducenti delle auto bianche hanno deciso di mandare un messaggio chiaro: nessun aumento di vetture sarà consentito.

L’Autorità di Garanzia ha già fatto sapere che “un blocco totale sarebbe illegittimo” ed anche la reazione delle associazioni dei consumatori è immediata, per quanto inevitabilmente meno concreta. Il Codacons minaccia di portare in Tribunale i tassisti.

La protesta è del tutto infondata. La liberalizzazione nel settore dei taxi è un provvedimento atteso da decenni, che può realmente portare benefici non solo agli utenti, ma anche agli stessi tassisti, vista la possibilità di licenze compensative assegnate peraltro gratuitamente. In caso di blocchi stradali e danni agli utenti in occasione dello sciopero del 23, non esiteremo a presentare una raffica di denunce in Procura, così come avvenuto nel 2007, quando un elevato numero di taxi bloccò per ore e ore la circolazione stradale a Roma, impedendo il passaggio di auto e mezzi pubblici.

La “guerra delle licenze” è aperta, i feriti (c’è da scommetterci) si conteranno solo fra i comuni cittadini.

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