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Dietrofront: l'Imu anche in due rate

Pubblicato da Mario Marcello Forte


La novità di ieri è già “passata”. Un nuovo emendamento approvato in Commissione Finanze della Camera concede la facoltà al contribuente di scegliere fra due modalità di pagamento per l’Imu. Non saranno più obbligatorie le tre rate (16 Giugno, 16 Settembre e 16 Dicembre), ma ne basteranno 2, sempre che questa sia la scelta del cittadini. L’emendamento è stato proposto da Gianluca Galletti dell’Udc e prevede che a metà giugno sia versato o il 33% dell’imposta dovuta (calcolata sull’aliquota base) oppure il 50% che consente di saltare una rata e andare a regolare il conto a fine anno almeno per quello che riguarda la prima casa.

Altra piccola modifica, anch’essa approvata, prevede che gli italiani residente all’estero potranno godere di un’agevolazione (a discrezione dei Comuni) nel caso in cui la loro abitazione di proprietà in Italia non risulti locata. In sostanza un’altra spinta all’affitto in nero, come denuncia la Corte dei Conti.

Inoltre, per venire incontro alle esigenze dei contribuenti l’Imu potrà essere pagata anche attraverso bollettino postale e non solo con il modello F24, ma questa possibilità sarà valida soltanto a partire dal 1 dicembre 2012, quindi solo per l’ultima rata, seconda o terza che sia a seconda dei casi.

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Corte dei Conti: L'Imu favorirà l'evasione sugli affitti

Pubblicato da Mario Marcello Forte


L’Imu potrebbe annullare i presunti effetti virtuosi della cosiddetta “cedolare secca“. La legge che consentiva ai proprietari di immobili in affitto di pagare un’imposta unica e agevolata sui redditi da locazione aveva l’obiettivo di far emergere il “nero”, diffusissimo sugli affitti, ma la nuova imposta municipale unica rischia di far smarrire quell’effetto positivo. Lo sostiene la Corte dei Conti nell’ultima relazione sulle leggi di spesa.

Suscita perplessità la mancata riproposizione dell’abbattimento dell’aliquota IMU nei confronti di possessori di alloggi concessi in locazione, sostituito dalla facoltà concessa ai Comuni di disporre a carico del proprio bilancio eventuali agevolazioni. Tale previsione, unitamente alla revisione degli estimi catastali, potrebbe ridurre la convenienza alla regolarizzazione dei rapporti locativi connessa con l’introduzione della cosiddetta ”cedolare secca”, dalla quale era attesa una maggiorazione di gettito, derivante dall’aumento della platea dei contribuenti che avrebbe dovuto più che compensare la diminuzione dell’aliquota di riferimento per la tassazione.

Secondo la Corte dei Conti non concedere detrazioni per gli immobili concessi in fitto può indurre i proprietari a ritenere il contratto in nero una ghiotta opportunità evitando le imposte sul reddito da locazione e contemporaneamente simulando che l’appartamento sia una “prima casa” per godere degli sconti previsti. Quando si è alla disperata ricerca di gettito manca la lungimiranza.

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Imu: pagamento in tre rate per la prima casa

Pubblicato da Mario Marcello Forte


Il segretario del Pdl, Angelino Alfano, l’aveva promesso: Imu in tre rate e una tantum. Bene, se quest’ultimo risultato non è stato raggiunto (ma tornerà utilissimo come futuro impegno da assumere in campagna elettorale) il primo almeno è divenuto realtà. Il governo si ritrova modificato proprio in questa parte dalla Commissione finanze della Camera il suo decreto in attesa di approvazione finale da parte del parlamento: l’imposta dovuta per la prima casa sarà pagabile “in comode rate”. Nessuno sconto particolare, ma quanto meno la possibilità di dividere l’importo della nuova tassa in tre tranche.

La commissione ha approvato un emendamento che recita: “per l’anno 2012 l’imposta dovuta per l’abitazione principale e per le relative pertinenze può essere versata in tre rate”. La prima scadenza è ormai prossima, il 16 giugno, ne seguiranno altre due: 16 settembre, 16 dicembre. Nelle prime due rate si pagherà l’imposta secondo l’aliquota base, nella terza i proprietari dovranno regolare anche gli eventuali conguagli dovuti all’importo finale dell’aliquota stessa stabilita localmente dalle amministrazioni comunali.

Un’altra novità introdotta oggi in commissione prevede una restrizione per le detrazioni sulla prima casa e si tratta di una limitazione che vuole evitare una scappatoia “ai furbi” che potrebbero modificare la residenza di un coniuge per rendere anche una “seconda casa” in grado di godere dello stesso “sconto”. Questo secondo emendamento stabilisce che le detrazioni debbono “essere uniche per nucleo familiare indipendentemente dalla dimora abituale e dalla residenza anagrafica dei rispettivi componenti. Le agevolazioni previste si applicano solo se il possessore ed il suo nucleo familiare dimorano abitualmente e risiedono anagraficamente nell’abitazione stessa”. Si vogliono evitare così “elusioni dell’applicazione delle agevolazioni per la prima casa, nel caso in cui i coniugi stabiliscano la residenza in due immobili diversi nello stesso comune”.

Foto | © TM News

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L'Aquila: case terremotate escluse da Irpef e Imu

Pubblicato da Mario Marcello Forte


Siamo un paese incredibile, spesso in senso positivo, anche più spesso in senso negativo. All’ultimo secondo, grazie all’approvazione di un emendamento al decreto sulla semplificazione fiscale, la Camera è riuscita a sanare quello che rischiava di essere la classica “beffa” oltre al “danno” esentando dall’Irpef e dall’Imu le case dei terremotati de L’Aquila. Sembra incredibile ma a distanza di più di tre anni dall’evento sismico non solo la ricostruzione è lontanissima dell’essere conclusa (in alcuni casi nemmeno iniziata), ma i proprietari di immobili del tutto inagibili rischiavano di dover pagare l’Imu su case che non possono abitare nonché di veder concorrere gli stessi alla formazione del reddito imponibile ai fini Irpef.

Per fortuna, anche se si tratta di un atto meno che dovuto, la Camera ci ha messo la pezza stabilendo che “i fabbricati ubicati nelle zone colpite dal sisma del 6 aprile 2009, purché distrutti od oggetto di ordinanze sindacali di sgombero in quanto inagibili totalmente o parzialmente” sono esclusi dal computo per quanto riguarda le due imposte sugli immobili che il resto degli italiani dovranno versare.

L’emendamento, ammesso ce ne fosse bisogno, specifica che “i fabbricati sono inoltre esenti dall’applicazione dell’imposta municipale fino alla definitiva ricostruzione o agibilità” , l’augurio è che tutti gli aquilani possano ricominciare a pagarla presto.

Foto | © TM News

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Quanto ci costerà l'inflazione nel 2012?

Pubblicato da Mario Marcello Forte


L’inflazione al 3,3% e una crescita ancora più marcata del cosiddetto “carrello della spesa” (i prodotti acquistati con maggiore frequenza ed in maggiori quantità) del 4,6% saranno un’autentica mazzata per le famiglie italiane. Fino a quando questi aumenti percentuali restano nella forma nella quale l’Istat lo comunica possono risultare fin troppo asettici, ma la Federconsumatori ha pensato bene di fare due conti cercando di riportare alla realtà le cifre.

Le stime dell’associazione dei consumatori non sono per nulla prudenti. A fronte di questa crescita dell’indice dei prezzi al consumo ogni famiglia rischia di dover sborsare nel 2012 1.334 euro in più rispetto allo scorso anno in un computo nel quale va aggiunta anche la crescita dell’Iva, l’arrivo dell’Imu e l’aumento di addizionali comunali e regionali:

Con l’inflazione a questo livello gli aggravi per le famiglie saranno di oltre 1.334 euro annui, di cui oltre 221 solo nel settore alimentare (stando agli aumenti denunciati dall’Istat). Se a ciò aggiungiamo anche l’aumento della tassazione (Imu, Iva, addizionali regionali e comunali, ecc.), che ammonta a +1.133 euro annui, la stangata per le famiglie raggiunge quota 2.467 euro annui.

Il salasso è assicurato, per questo la Federconsumatori chiede al governo una maggiore attenzione alla tutela del potere d’acquisto delle famiglie. L’invito è chiaramente polemico viste le recenti notizie che confermano l’aumento dell’Iva da ottobre al 23% e le nuove accise sui carburanti legate al riordino della Protezione Civile. In questo contesto si teme giustamente che la recessione già in atto nel paese rischi seriamente di aggravarsi.

Foto | © TM News

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Prezzo benzina: +5 cent per le accise

Pubblicato da Mario Marcello Forte


Il governo mette ordine nella materia della Protezione Civile, ma contestualmente spunta l’ennesimo aumento delle accise sui carburanti. La pessima notizia è arrivata oggi e l’aumento sarà immediato e obbligatorio su tutto il territorio nazionale. Si tratta di 5 centesimi al litro che andranno a costituire uno speciale “Fondo per le spese impreviste” dal quale attingere in caso di emergenze e catastrofi che impongono l’utilizzo di risorse per farvi fronte. La decisione è certamente saggia, in questo modo lo Stato applica il principio di cautela minima evitando che un terremoto e un’alluvione vada a gravare sul bilancio in maniera imprevista ed improvvisa.

Nei giorni scorsi era circolata la notizia di una possibile (ed inedita) tassa sugli sms, ma in realtà il governo aveva in mente una mossa “classica”, quella di far crescere il prezzo dei carburanti nonostante le quotazioni siano già alle stelle. Probabile che questo nuovo aumento contribuisca a far segnare un nuovo record storico con la soglia dei 2 euro al litro sempre più vicina. Il Codacons ha fatto i conti stimando, solo per questi 5 centesimi in più un automobilista dovrà sborsare indirettamente 73 euro in più in un anno.

La stangata non è tutta qui perché le regioni avranno la facoltà di alzare di altri 5 centesimi il prezzo per costituire i propri fondi per le spese impreviste. Carlo Rienzi, presidente dell’associazione dei consumatori, è durissimo:

Disporre per legge il rincaro dei listini alla pompa quando i prezzi hanno raggiunto livelli record che sfiorano i due euro al litro, e dopo una successione incredibile di nuove accise introdotte per finanziare qualsiasi cosa, avrebbe effetti disastrosi sui prezzi al dettaglio in tutti i settori, sui consumi delle famiglie e sulle tasche degli automobilisti

L’ennesimo boccone amaro da mandare giù per gli automobilisti.

Foto | © TM News

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GPL: gli spot delle auto ingannano i consumatori?

Pubblicato da Mario Marcello Forte


In tempi di esplosione dei prezzi della benzina il GPL è divenuto un’alternativa sempre più credibile. I distributori in Italia sono più di 3000 e in continua espansione, le prestazioni sono comparabili così come i consumi e il costo del carburante è decisamente inferiore. Non a caso stanno letteralmente esplodendo gli spot per automobili dotati di motori a doppia alimentazione benzina + GPL. Con il mercato dell’auto in crisi rimbalzano sui nostri teleschermi slogan che insistono su un concetto: “Solo 26 euro per un pieno“, ma è davvero così?

In realtà gli spot rischiano seriamente di ingannare i consumatori. Il conto è presto fatto: senza citare nessuna marca in particolare vi basti sapere che un serbatoio GPL di un’auto con doppia alimentazione arriva fino a 37-38 litri. Il prezzo “26 euro” è dunque semplicemente fasullo da quando anche il prezzo di questo carburante è cresciuto (in maniera che puzza molto di speculazione) continuando a mantenere inalterata la distanza dal prezzo della benzina tradizionale (circa un euro in meno per litro).

Guarda caso gli spot riportano un prezzo medio di 0,725 al litro, ma ormai alla pompa si sfiorano gli 0.950 cent che portano un pieno a costare anche 34-35 euro. Altro elemento da non dimenticare: il “pieno di GPL” non corrisponde alla comune percezione del “pieno di benzina”. Il serbatoio aggiuntivo non sarà mai corrispondente a quei 48-50 litri di capacità che tradizionalmente nelle auto del segmento interessato sono montati per contenere benzina. Non aspettatevi quindi di percorrere più di 350-400 km con un pieno di GPL. Insomma, per quanto convenga economicamente le case automobilistiche stanno cercando di renderlo più accattivante con informazioni errate o parziali, state in occhio.

Foto | © TM News

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Federconsumatori: Imu una catastrofe per le famiglie

Pubblicato da Mario Marcello Forte


L’impressione è che i buoi siano già abbondantemente fuggiti dal recinto, ma a poche settimane dal pagamento della prima rata dell’Imu si moltiplicano quegli appelli e quelle censure contro il ritorno (in forma aggressiva) della vecchia Ici. Probabilmente a novembre, con il paese sull’orlo del default (almeno stando a quello che ci è stato raccontato) si preferiva non andare troppo per il sottile e passare per “irresponsabili”. Dopo le parole del leader del Pdl, Angelino Alfano, la Federconsumatori e il Sunia si scagliano contro il ritorno della tassa sugli immobili.

Secondo Rosario Trefiletti, presidente dell’associazione dei consumatori: “Sulle seconde case sfitte, i proprietari con redditi molto alti sono agevolati anziché penalizzati. Accumulando l’Irpef si fa un favore ai soggetti più ricchi”. Più circostanziata la denuncia di Daniele Barbieri, segretario generale Sunia, associazione sindacale degli inquilini: “I soggetti più deboli economicamente vanno a pagare le tasse al posto dei soggetti che dovrebbero pagarle, ovvero i proprietari perché ottengono un’entrata da una reddito e non da un lavoro. Temiamo che questi aumenti, che in alcuni casi superano circa il 100%, vengano fatti ricadere sull’anello più debole della catena, cioè gli inquilini. Scaricare gli aumenti sugli affittuari al momento del rinnovo del contratto è lo spauracchio che si aggira sugli italiani”.

Secondo la Federconsumatori, che concorda con l’allarme lanciato dal Sunia: “Ci sarà una ricaduta sugli affittuari, perché le ricadute sugli affitti provengono sull’Imu sulla seconda casa. E sono decisamente più elevate. Sara’ una stangata notevolissima per i proprietari di prima casa, ma anche per gli affittuari che hanno una ricaduta su seconda e terza casa. Sarà micidiale. La ricaduta su dicembre sarà micidiale, perché l’Imu azzererà la tredicesima”. Forse è troppo tardi, il colpo arriverà già il prossimo 16 giugno, tranne improbabili colpi di scena.

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FMI: famiglie italiane quinte al mondo per ricchezza finanziaria

Pubblicato da Mario Marcello Forte


Il Fondo Monetario Internazionale ha presentato il suo Global financial stability report. Al suo interno una serie di dati interessanti che raccontano anche la realtà delle famiglie, anche se dal punto di vista “finanziario”, un punto di vista del quale molte famiglie italiane non se ne fanno poi molto con la difficoltà a far quadrare i bilanci visti i continui aumenti di imposte, beni e servizi. Ad ogni modo proprio seguendo il criterio della ricchezza finanziaria quelle italiane, secondo l’FMI, si piazzano al quinto posto al mondo dopo quelle di Stati Uniti, Giappone, Regno Unito e Canada.

Il calcolo è stato effettuato sommando fondi pensioni, titoli di stato e azionari e nel 2010 risultava pari al 234% del Pil nominale, davanti a Francia, con il 197% del Pil e Australia, con il 190%. Nello stesso report l’FMI ha anche parlato del capitolo “debito privato”, quello che è esploso dopo la crisi dei mutui subprime anche se sarebbe più corretto dire che “è venuto a galla” perché era lì a covare sotto l’apparenza di una ricchezza fittizia:

Il rapporto tra debito e reddito delle famiglie ha toccato i massimi storici sia nelle economie avanzate e sia in alcuni mercato emergenti. In particolare la pericolosità del debito accumulato è rimasta nascosta grazie al boom dei prezzi delle attività possedute dalle famiglie, soprattutto in paesi quali Islanda, Irlanda, Spagna, Regno Unito e Stati Uniti. Ma quando i prezzi della case hanno cominciato a scendere, molte famiglie hanno visto ridursi la loro ricchezza rispetto al debito accumulato e, con la caduta del reddito, è diventato più difficile pagare le rate dei mutui. I fallimenti delle famiglie, i pignoramenti e le svendite di immobili sono diventati endemici in numerose economie.

Insomma, il debito era occultato dal presunto valore degli immobili, in particolare, calando quest’ultimo per via della crisi le rate da pagare sono diventate insostenibili per le famiglie. Stesso discorso potrebbe valere, in una prospettiva pessimista, per la presunta “ricchezza finanziaria” che nel 2010 poneva gli italiani al quinto posto nel mondo.

Foto | © TM News

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Offerte Trenitalia: sono vere o no?

Pubblicato da Mario Marcello Forte


Per i viaggiatori più o meno abituali le offerte di Trenitalia sono molto interessanti. Il prezzo minimo per la maggior parte delle tratte è fissato a 9 euro, una cifra molto allettante, ma secondo le associazioni dei consumatori si tratterebbe del classico specchietto per le allodole. Altroconsumo si è presa la briga di andare a controllare con risultati piuttosto chiari sul numero di treni su cui sono effettivamente disponibili questi prezzi tanto bassi. Sulla tratta più frequentata (Roma - Milano e ritorno) da aprile a 9 giugno su 5.275 treni rilevati solamente 31 disponevano di biglietti a 9 euro e nella gran parte dei casi si trattava dei pochi Intercity ancora in circolazione.

Da qui è partita una segnalazione all’Antitrust:

L’offerta promozionale è presentata come valida per viaggi su diversi treni, unica limitazione sembra essere data dal numero dei posti a disposizione “limitato e variabile, a seconda dei giorni della settimana, dei treni e della classe o livello di servizio”. Ma sono praticamente introvabili.

La difesa di Trenitalia è però molto circostanziata, in questo caso:

A differenza di quanto sostiene Altroconsumo i biglietti ferroviari a 9 euro non sono riservati solo a “pochi fortunati”, ma sono un grandissimo successo. Lo dimostrano i ben oltre 100mila biglietti già venduti dal 16 febbraio ad oggi, ossia dal giorno in cui Trenitalia ha introdotto questo nuovo sistema di prezzi. La cosiddetta “prova sul campo” effettuata da Altro Consumo è una prova non scientifica e quindi non attendibile e dimostra al contrario solo una cosa: il favore di pubblico verso questo nuovo sistema di pricing di Trenitalia. La prova non tiene conto del fatto che quei biglietti erano già in vendita da oltre 40 giorni. Non trovarli non significa quindi che non ci sono ma che sono già stati quasi tutti venduti.

In questo caso, per una volta almeno, Trenitalia potrebbe non avere tutti i torti. Fra l’altro da qualche giorno è disponibile un nuovo servizio di acquisto biglietti online che ha la caratteristica di integrare nei risultati della ricerca il prezzo più basso disponibile per un dato treno consentendo al consumatore di controllare con un solo click se vale la pena di cambiare l’orario (o il giorno di partenza) per risparmiare anche il 50% del prezzo intero del biglietto.

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