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I dieci lavoro che non esisteranno più nel futuro (seconda parte)

pubblicato da Roberto

Alcuni impieghi non rientrando tra i lavori del futuro, sono destinati a finire per sempre oppure a essere ridimensionati in maniera consistente. Continuiamo a leggere le professioni che nel prossimo futuro potrebbero non esserci più.

Cassiere
Non passa giorno in cui nei supermercati e negli ipermercati di mezzo mondo, Italia compresa, non vengano installate casse automatiche self service. I clienti fanno la loro spesa e fanno il conto direttamente, passando i codici a barre dei prodotti sui lettori ottici delle casse automatiche. L’unica presenza umana richiesta è quella di alcuni “controllori” incaricati di verificare che le procedure di pagamento avvengano in modo corretto e di risolvere qualche disfunzione temporanea delle macchine.

Sindacalista

I sindacati sono stati tra i protagonisti assoluti del Novecento. Ogni questione legata al lavoro veniva analizzata e pianificata con il loro apporto. Adesso però il loro peso si è ampiamente ridotto. Per vari motivi, i lavoratori che si iscrivono ai sindacati sono sempre di meno. Di conseguenza, il numero di sindacalisti si riduce e potrebbe avvicinarsi nei prossimi anni allo zero: a occuparsi delle questioni sindacali, alla lunga, potrebbero essere solo i delegati interni, ossia i rappresentanti eletti dal personale di un’azienda.

Postino e impiegato delle poste
Il ruolo degli uffici postali si sta progressivamente ridimensionando. Sono in pochi, al giorno d’oggi, a mandare lettere. E anche la consegna di pacchi viene effettuata sempre più spesso da compagnie private che si occupano di logistica. I portalettere e gli impiegati delle poste saranno col tempo sempre di meno. A dimostrare quanto questi mestieri siano a rischio c’è un dato: in America, per esempio, 120mila impiegati del “Post Office”, il secondo maggiore datore di lavoro negli Stati Uniti, sono sul punto di essere licenziati.

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I contratti derivati, sono nulli

pubblicato da Roberto

Il Consiglio di Stato rende annullabili i contratti stipulati dalle banche con gli enti locali. Mentre il Consiglio di Stato rende annullabili i contratti stipulati dalle banche con gli enti locali per un valore nozionale di 52,2 miliardi di euro, Adusbef e Federconsumatori diffidano il governo da sanatorie e norme salvabanche.

L’importante decisione del Consiglio di Stato, nella sentenza depositata ieri, che ha chiuso la partita tra la Provincia di Pisa - Crediop e Depfa, per i derivati fatti sottoscrivere ad oltre 500 enti locali per un valore nozionale di 52,2 miliardi di euro, rende nulli il 95% dei contratti stipulati da banchieri senza scrupoli,offrendo la possibilita’ ai contraenti l’annullamento in autotutela davanti al giudice italiano’‘. Lo affermano Elio Lannutti, presidente dell’Adusbef e Rosario Trefiletti presidente di Federconsumatori.

Adusbef e Federconsumatori, che da oltre un decennio, hanno denunciato alle procure della Repubblica i derivati ‘avariati’, vera finanza ‘criminale’ delle banche italiane ed estere che hanno condotto al dissesto finanziario imprese solide, costrette a stipulare contratti capestro anche con sistemi ricattatori di mancato rinnovo del fido, rendono disponibili i loro uffici legali per assistere e tutelare centinaia di contraenti frodati da una vera e propria finanza truffaldina”.

Via Adusbef e Federconsumatori.

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Manovra di Ferragosto, addio alla norma sui ritardi di pagamento della P.A.

pubblicato da Roberto

Il maxiemendamento alla Manovra di Ferragosto cancella la possibilità per le aziende creditrici della Pubblica Amministrazione di ottenere un anticipo sulle somme a loro dovute attraverso gli Istituti di credito. La manovra di Ferragosto approvata dall’Aula del Senato cancella un importante emendamento approvato dalla Commissione bilancio. In particolare, l’emendamento permetteva alle aziende creditrici della Pubblica Amministrazione di ottenere dalla stessa un certificato del credito a loro dovuto.

Con tale certificazione, le aziende avrebbero potuto poi ottenere da un istituto di credito, o da una finanziaria, un anticipo dell’importo spettante, così da ottenere una somma utile per affrontare la crisi di liquidità causata anche dal cronico ritardo con il quale la Pubblica Amministrazione provvede a pagare le somme dovute; senza tener conto delle norme speciali che rendono assai complesso, se non impossibile, agire giudizialmente per ottenere il pagamento dei crediti vantati nei confronti della Amministrazione Pubblica.

La norma, peraltro, non prevedeva alcun costo a carico dello Stato: la Pubblica Amministrazione, infatti, avrebbe pagato i propri debiti secondo la tempistica stabilita.

Davvero non si comprendono, pertanto, le ragioni per le quali il Governo abbia deciso di non riproporre l’emendamento che avrebbe fornito alle aziende uno strumento per pagare i propri debiti, a beneficio dei propri fornitori, e per finanziarsi.

Via Senato.

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Calano i prestiti ma la competitività dell'Italia migliora

pubblicato da Roberto

http://www.soldiblog.it/post/4081/manovra-liva-al-21-ma-non-per-tutti-il-voto-stasera
Sono in frenata i prestiti delle banche italiane a luglio. Secondo i dati diffusi dalla Banca d’Italia i prestiti al settore privato (che include famiglie, societa’ non finanziarie, imprese assicurative, fondi pensione e altre istituzioni finanziarie), sono aumentati del 4,3% rispetto all’anno precedente, contro il +4,6% di giugno. In particolare, i prestiti alle famiglie sono aumentati del 4,7% (+5% il mese precedente) e quelli alle societa’ non finanziarie del 4,9% (+5,2%).

L’Italia, peraltro, migliora sul fronte della competitività, ma l’inefficienza della burocrazia e le aliquote fiscali continuano a rappresentare un enorme peso, che le impedisce di emergere nella classifica del World Economic Forum, guidata ancora una volta dall’imbattibile Svizzera. Nella graduatoria l’Italia rosicchia cinque posizioni e si piazza al 43/mo posto, ma è di gran lunga l’ultima tra i Paesi del G7, ma si fa superare da Malaysia, Estonia, Cile e Tunisia.

Via ASCA.

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Conti di liquidità convengono, ecco quanto.

pubblicato da Roberto

Conti di liquidità è boom. Quanto convengono?
L’estate appena conclusa ha portato molte novità per i risparmiatori italiani: una di queste è l’introduzione, con la manovra di Ferragosto, dell’aliquota unica al 20% sulle rendite finanziarie, che diventerà operativa dall’1 gennaio 2012.

Si tratta di una buona notizia per quei consumatori che scelgono di mantenere liquidi i propri risparmi investendoli in un conto corrente o in un conto deposito: il prelievo fiscale su questi prodotti, ora tassati al 27%, sarà ridotto al 20% garantendo così una maggiore convenienza.

Per tenere monitorate le offerte di conti deposito è possibile utilizzare il servizio di SuperMoney, che permette di valutare le proposte di numerose banche e di scegliere quella più vantaggiosa in base alle proprie esigenze.

Facciamo un esempio, ipotizziamo di voler depositare 10 mila euro su un conto vincolato: scegliendo un vincolo di 24 mesi, le soluzioni migliori sono ContosuIBL di IBL Banca, che offre il 2,95% netto all’anno (circa 590 euro alla scadenza del vincolo); Eurodeposit di PrivatBank ha un tasso del 2,77% netto (554 euro dopo due anni) e consente di prelevare i propri soldi in anticipo ottenendo. Scegliendo un vincolo di 12 mesi il conto deposito CheBanca! garantisce il 2,56% netto e versa gli interessi in anticipo; lo stesso tasso è offerto da ING Direct ai nuovi clienti conto arancio che scelgano il vincolo di 12 mesi.

Via Helpconsumatori e Supermoney.

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Banco Popolare, utile semestrale in salita

pubblicato da Roberto

In crescita l'utile del Banco Popolare nel primo semestre del 2011
Nel primo semestre del 2011 il Banco Popolare rileva un utile netto consolidato pari a 191 milioni che non può essere immediatamente confrontato con i 437 milioni rilevati nel corrispondente periodo dell’esercizio precedente in quanto quest’ultimo beneficiava dell’iscrizione di crediti per imposte anticipate riferite a Banca Italease. Al netto di tale componente la crescita dell’utile è pari al 27%.

I due periodi posti a confronto hanno inoltre beneficiato entrambi, ma per importi decisamente diversi, degli effetti della valutazione al fair value delle passività di propria emissione conseguente alla variazione del proprio merito creditizio. L’impatto positivo accreditato al conto economico del primo semestre 2010 era stato infatti pari a 175,2 milioni rispetto ai soli 22,7 milioni rilevati nel primo semestre 2011.

La raccolta diretta al 30 giugno 2011 raggiunge i 107,7 miliardi ed evidenzia un incremento del 3,0% rispetto ai 104,5 miliardi del 31 dicembre 2010. La raccolta indiretta ammonta a 73,5 miliardi e registra una flessione del 3,6% rispetto a fine 2010. Gli impieghi lordi ammontano a 100,6 miliardi ed evidenziano una crescita del 2,1%.

L’esposizione del Gruppo nei confronti dei paesi europei in difficoltà che sono dovuti ricorrere ad interventi di supporto finanziario da parte dell’Unione Europea e del Fondo Monetario Internazionale ammontano al 30 giugno 2011 a 60 milioni di euro rappresentati esclusivamente da titoli del debito greco.

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Speciale Credito al Consumo, il credito sul conto corrente

pubblicato da Roberto

Un piccolo vademecum a puntate su quello che si deve sapere sul credito al consumo
In materia di conti corrente che offrono al consumatore la possibilità di fare uno scoperto, la normativa sul Credito di Consumo prevede degli obblighi: il creditore deve comunicare immediatamente al consumatore che il conto ha un saldo negativo, a quanti euro ammonta, il tasso debitore applicato, le penali, le spese e gli interessi di mora applicabili.

Le banche non possono più modificare unilateralmente i contratti. A meno che non sussista un motivo giustificato, gli istituti di credito non possono variare i tassi d’interesse, i prezzi e le altre condizioni definite nel contratto stipulato con il cliente. Se anche sono fatte delle variazioni, la banca deve comunicarle al consumatore con almeno due mesi d’anticipo. Se il consumatore non esercita il diritto di recesso, allora le modifiche sono considerate approvate.

Domani proseguiremo il nostro approfondimento parlando di mutui e microcredito, tutte le news sull’argomento si trovono a questo link.

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Rendite finanziarie, l'aliquota si alza al 20%

pubblicato da Roberto

Rendite finanziare, uniformata la tassazione al 20%Viene uniformata al 20% la misura della tassazione sulle cosiddette rendite finanziarie. Vale a dire dei proventi realizzati dalle persone fisiche per interessi su titoli, depositi e conti correnti, per dividendi da azioni e partecipazioni sociali non qualificate e da capital gain su partecipazioni, titoli e strumenti finanziari, anche attraverso gestioni individuali o collettive.

La tassazione al 20% sostituisce quella attualmente prevista in due aliquote: 27% per gli interessi si depositi e conti correnti bancari e 12,5% per tutte le altre rendite finanziarie. Resta al 12,5% la tassazione (interessi e capital gain) dei titoli di stato italiani e di Paesi inclusi nella white list, dei titoli di risparmio per l’economia meridionale, del risultato delle forme di previdenza complementare e di piani di risparmio appositamente istituiti. La nuova misura scatta sui proventi esigibili e sui capital gain realizzati dal 1° gennaio 2012.

I commi da 13 a 25 prevedono poi tutta una serie di norme per armonizzare queste novità ai vari prodotti finanziari. Tra questi si segnala il comma 22 che stabilisce che ai proventi degli strumenti finanziari rilevanti in materia di adeguatezza patrimoniale ai sensi della normativa comunitaria e delle discipline prudenziali nazionali, emessi da intermediari vigilati da Bankitalia o da soggetti vigilati Isvap, e diversi da azioni e titoli similari, si applica il regime fiscale di cui al decreto legislativo 1° aprile 1996, n. 239. Le remunerazioni dei predetti strumenti finanziari sono in ogni caso deducibili ai fini della determinazione del reddito del soggetto emittente.

Il comma 26 invece specifica che per gli interessi e altri proventi soggetti all’imposta sostitutiva di cui al decreto legislativo 1° aprile 1996, n. 239, gli intermediari provvedono a effettuare addebiti e accrediti del conto unico alla data del 31 dicembre 2011, per le obbligazioni e titoli similari senza cedola o con cedola avente scadenza non inferiore a un anno dalla data del 31 dicembre 2011, o in occasione della scadenza della cedola o della cessione o rimborso del titolo, per le obbligazioni e titoli similari diversi dai precedenti.

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Boom dei conti deposito

pubblicato da Roberto

Con il crollo della borsa e degli altri investimenti �¨ boom dei conti deposito

Azioni che perdono di valore in Borsa, obbligazioni governative ridotte a carta straccia, speculazione finanziaria senza sosta, come difendere i propri risparmi? Per gli italiani la soluzione è il conto deposito.

Lo certifica l’osservatorio Supermoney, portale di comparazione di polizze assicurative, prodotti e i servizi bancari e tariffe di gestori energetici e telefonici. Che traduce il tutto con la formula del bene rifugio. Sulle orme dell’oro i conti deposito si stanno convertendo nello scrigno dei risparmi degli italiani. E’ un processo ormai consolidato: il conto deposito è un vero prodotto retail per chi vuol far fruttare piccole somme, sentendosi libero di cambiare destinazione al proprio denaro in modo flessibile.

Parcheggiare il proprio denaro senza particolari vincoli temporali, quasi nulle spese di gestione e soprattutto la garanzia statale fino a 103mila euro del fondo tutela dei depositi, li ha sempre annoverati come prodotti bancari tra i più appetibili e sicuri. Ma se alla metà degli anni ‘90 raccolsero il successo soprattutto per lo sviluppo delle banche online, che offrono interessi alti e zero spese, ora la motivazione del boom soprattutto tra i redditi bassi, di poter disporre dei soldi investiti in un breve lasso di tempo.

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Banche, la raccolta cresce, i privati chiedono più credito

pubblicato da Roberto

Banche, la raccolta cresce, i privati chiedono pi�¹ credito
In giugno il tasso di crescita sui dodici mesi dei prestiti concessi al settore privato, corretto per le cartolarizzazioni cancellate dai bilanci bancari, è lievemente aumentato al 4,6% dal 4,4% di maggio. Lo ha reso noto la Banca d’Italia, spiegando che il tasso di incremento dei prestiti alle famiglie è stato pari al 5%, in lieve flessione rispetto al 5,2%; quello dei prestiti alle società non finanziarie è salito al 5,1% dal 5% del mese precedente.
Il tasso di crescita delle sofferenze, non corretto per le cartolarizzazioni ma tenendo conto delle discontinuità statistiche, ha continuato a ridursi, passando al 23,4% dal 24,8% del periodo precedente.

Sul fronte della raccolta bancaria, sempre in giugno, l’aumento sui dodici mesi dei depositi del settore privato ha registrato una variazione negativa pari a -1%: un valore più contenuto del -1,5% registrato il mese scorso. Il tasso di crescita sui dodici mesi della raccolta obbligazionaria ha continuato a salire, attestandosi al 4,6% rispetto al 4,2% di maggio.

I tassi sui finanziamenti alle imprese erogati sempre in giugno sono aumentati di 21 punti base al 3,17%, in misura leggermente più contenuta rispetto ai tassi ufficiali. Inoltre sono lievemente aumentati i tassi di interesse sui prestiti erogati alle famiglie produttrici (al 4,56% dal 4,48% di maggio). I tassi sulle nuove erogazioni, comprensivi di oneri e spese accessorie (Taeg), per l’acquisto di abitazione e credito al consumo sono rispettivamente aumentati di sei punti base (al 3,44%) e di 11 punti base (al 9,14%). I tassi passivi sui depositi in essere sono cresciuti allo 0,88% dallo 0,86% del periodo precedente.

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