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Bankitalia: "Finanziamenti per le imprese sempre più difficili"

pubblicato da Mario Marcello Forte


Sul fatto che la nostra economia sia in crisi ci sono pochi dubbi, ma siamo già al cosiddetto credit crunch? Il drastico calo di offerta di prestiti per le imprese che favorisce la recessione viene paventato dal governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, nel suo intervento all’Assiom Forex di Parma. Secondo il numero di Bankitalia è vero che la crisi ha ridotto di suo la domanda di finanziamenti da parte di piccole e medie imprese, ma soprattutto preoccupa un’altra constatazione: “le indagini svolte presso banche e imprese segnalano un irrigidimento nelle condizioni di offerta dei prestiti”.

Secondo Visco è compito delle banche valutare “attentamente il merito di credito, senza far mancare il sostegno finanziario ai clienti solvibili e meritevoli”, ma che qualcosa cominci seriamente a non andare è evidente.

Fino allo scorso novembre il credito erogato dalle banche italiane al settore privato non finanziario aveva continuato ad aumentare, ma da dicembre i prestiti alle imprese si sono contratti di circa 20 miliardi; l’entità della riduzione è molto elevata nel confronto storico. In base a dati preliminari, un’ulteriore, lieve, contrazione del credito si sarebbe verificata in gennaio.

E per le famiglie? I dati sono meno allarmanti, ma anche lì c’è da segnalare un “leggero calo” a dicembre rispetto a novembre quando i numeri erano ancora in linea con il confronto storico.

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La pressione fiscale al 45%, parola di Visco

pubblicato da Mario Marcello Forte


Nuovo massimo per la pressione fiscale italiana. Come spiegato dal Governatore della Banca d’Italia la quantità di ricchezza che dalle tasche di imprese e aziende italiane si trasferirà allo Stato nel 2012 sarà pari al 45% del PIL. Ignazio Visco ha spiegato di fronte alla commissione Bilancio della Camera che sarà questo il primo effetto della manovra correttiva. D’altra parte c’era (e rimane) la necessità di ridurre l’indebitamento netto dei conti pubblici in tempi brevi, ma è lo stesso Visco ad ammettere che la maggior parte delle risorse necessarie viene reperita affidandosi alle “maggiori entrate”.

Queste “maggiori entrate” sono ovviamente nuove tasse (come l’IMU) o l’aumento di imposte già in vigore come le addizionali regionali. Il Governatore di Bankitalia non esprime giudizi, si limita a fornire il numero e ad individuare una spiegazione nella necessità del paese di far quadrare i conti prima che la speculazione non renda insostenibile il tasso d’interesse da pagare sui titoli di Stato che finanziano la nostra spesa pubblica.

Certo che si tratta indubbiamente di un “valore molto elevato sia in prospettiva storica sia nel confronto internazionale” e rischia di avvitare il paese in una spirale recessiva. Se per contenere l’emorragia dei conti pubblici è necessario il 45% del PIL un calo dello stesso PIL imporrebbe un prelievo fiscale ancora superiore e via così. L’augurio è che il governo individui rapidamente anche misure per le sviluppo economico che facciano crescere questo benedetto prodotto interno lordo consentendo di far tornare a scendere la pressione fiscale nel medio/lungo periodo.

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Mutui a tasso variabile: La famiglie non conoscono i pericoli

pubblicato da Mario Marcello Forte

I mutui a tasso variabile, gli italiano non conoscono i pericoli
Circa un quinto dei mutuatari a tasso variabile non e’ consapevole dei rischi che corre“. Il vice direttore generale della Banca d’Italia Anna Maria Tarantola ha spiegato come le famiglie italiane non è sempre consapevole dei rischi connessi al tasso variabile. La crescita delle erogazioni nel 2010, che ha riguardato nell’80% dei casi mutui a tasso variabile, registrato da Bankitalia è un segnale ambivalente: positivo per l’evidente crescita della fiducia dei consumatori, ma se non accompagnato dall’adeguata conoscenza dei rischi può rivelarsi un boomerang.

La Tarantola ha proseguito:

L’incremento ha riguardato tutte le forme di prestito, ma il livello storicamente basso dei tassi di interesse ha favorito soprattutto la crescita dei prestiti per l’acquisto di abitazioni. Gran parte dei nuovi mutui, più che nell’area dell’euro, e’ stata erogata a tasso variabile. Alcuni contratti consentono di limitare la crescita della rata. Ma i rischi derivanti da un possibile rialzo dei tassi di interesse non sono trascurabili, e i mutuatari non sempre ne sono consapevoli. In base ai dati dell’Indagine condotta dalla Banca d’Italia sui Bilanci delle Famiglie, un quinto dei nuclei familiari con un mutuo non e’ in grado di valutare adeguatamente il rischio di tasso assunto.

In sostanza le famiglie che sottoscrivono mutui a tasso variabile non sembrano in grado di far fronte ad eventuali variazioni dei tassi che faccia crescere le rate da restituire agli istituti di credito.

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