Il polverone alzatosi dopo la diffusione della notizia che la Rai pretendeva da aziende e professionisti il pagamento del Canone speciale da 200,91 euro è servito a qualcosa. Le migliaia di lettere inviate ai titolari di partita iva e alle imprese sostenevano che “per mettersi in regola” si sarebbe dovuto procedere all’immediato versamento della cifra relativa all’abbonamento 2012 anche se in sede non si aveva a disposizione nemmeno un televisore. In teoria bastava un personale computer, un tablet o qualsiasi altro apparecchio in grado potenzialmente di ricevere in streaming le trasmissioni Rai.
La protesta è stata talmente feroce e talmente decisa che il ministro per lo Sviluppo Economico, Corrado Passera, ha avuto un incontro con la Rai per mettere in chiaro la questione: il risultato è un comunicato stampa di Viale Mazzini che è più di un dietrofront, si sostiene addirittura che il tutto sarebbe un equivoco: “Il pagamento del canone non è richiesto per il mero possesso di un personal computer collegato alla rete, i tablet e gli smartphone, ma solo nel caso in cui i computer siano utilizzati come televisori (digital signage)”.
Peccato che le lettere, dal fare decisamente intimidatorio, inviate e ricevute dagli interessati dicessero l’esatto contrario definendo come soggetto al pagamento “chiunque detenga uno o più apparecchi atti o adattabili alla ricezione di trasmissioni radiotelevisive al di fuori dall’ambito famigliare, compresi i pc collegati in rete” e ricordava che l’inserimento del numero dell’abbonamento era divenuto obbligatorio in dichiarazione dei redditi.
La storia finisce qui?
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Anche le aziende, dalle più grandi ai mini studi professionali, sono tenute al pagamento dell’abbonamento alla televisione. Ennesimo tentativo di recuperare più denaro per le casse della tv di Stato, stavolta sfruttando l’interpretazione estensiva del Regio Decreto numero 246 del 21 febbraio 1938. La legge che istituisce il pagamento della tassa sulla tv ha una formulazione che consente di includere anche un solo computer o dispositivo in grado di collegarsi ad internet potendo così (almeno teoricamente) essere utilizzato per guardare le trasmissioni Rai in diretta o nella formula on demand.
Nei fatti è vero che un personal computer rientra negli “gli apparecchi atti o adattabili alla ricezione delle trasmissioni radiotelevisive a prescindere dalla qualità e dalla quantità del relativo utilizzo“, ma appare assolutamente pretestuoso, soprattutto dal punto di vista dei professionisti e delle piccole imprese che certo non passano il loro tempo a guardare la tv in ufficio.
Beffa delle beffe la comunicazione inviata che intima il pagamento riferisce che nel Decreto Salva Italia è stato inserito l’obbligo di indicare il numero di abbonamento Rai all’interno della dichiarazione dei redditi, il canone diventa così un prelievo forzoso a tutti gli effetti e nemmeno così “esiguo” tenendo conto che sarebbe necessario sottoscrivere un abbonamento speciale che parte da 200,91 euro.

Il provvedimento deve ancora essere perfezionato tecnicamente, ma è semplicemente inevitabile. Il Canone Rai per il 2012 subirà un aumento di 1,5 euro e diventerà pari a 112 euro annui. Non ci saranno sorprese, d’altra parte il Testo Unico sulla Televisione ha legato la tassa sul possesso degli apparecchi radiotelevisivi all’inflazione e l’adeguamento è automatico da qualche anno. L’aumento di 1,5 è un appuntamento fisso per i contribuenti, un elemento che non può che dare ulteriore fastidio a quanti (per usare un eufemismo) non amano dover pagare l’abbonamento alla televisione pubblica.
C’è poco da stracciarsi le vesti, legare l’importo del canone Rai all’inflazione determinerà sempre una crescita, anno per anno, senza che il governo in carica debba fare altro che emanare un provvedimento puramente tecnico che renda operativo il nuovo importo, in questo caso di 112 euro. La scadenza per il pagamento senza sovrattassa del canone è fissata, come di consueto, per il 31 gennaio prossimo. Rimane la possibilità di rateizzare l’importo in due tranche semestrali da 57,16 euro mentre quelle trimestrali sono pari a 29,76 euro.

Il Canone Rai è probabilmente fra le tasse più odiose a cui sono sottoposti i cittadini italiani. Spacciato come “canone d’abbonamento alla televisione” in realtà è una tassa sul possesso di “apparecchi atti alla ricezione di trasmissioni radio/televisive“. Non conta se e quanto guardata le reti Rai, l’importante è avere una tv in casa oppure, secondo un’interpretazione più estensiva, qualsiasi cosa riceva il segnale tv (compresi quindi i sintonizzatori portatili e non per computer).
La sua evasione, di difficile accertamento, è largamente diffusa e i bilanci della Rai ne risentono parecchio. L’ultima novità nei palinsesti della tv di stato, la sparizione dalla prossima stagione di Annozero, potrebbe aggravare la situazione. Questa almeno è l’interpretazione anche dei nostri esperti auditel di TvBlog che hanno spiegato come RaiDue sarebbe fortemente penalizzata senza lo share garantito dal programma di Michele Santoro. Inevitabile sarebbe la ricaduta sugli introiti pubblicitari.
Così oggi da Repubblica.it è partita la notizia secondo la quale il direttore generale Lorenza Lei avrebbe avuto garanzia di un aumento del Canone per il 2012 più sostanzioso di quello “programmato per l’inflazione” che sta facendo salire progressivamente l’importo della tasse di 1.5 euro ogni 12 mesi da diversi anni. Sarà vero? L’unico modo per scoprirlo è aspettare il prossimo gennaio.
Chiamiamolo pure canone, ma nella realtà è in tutto e per tutto una tassa, quella relativa al possesso in casa del televisore. Stiamo parlando chiaramente del cosiddetto “canone Rai” che, tra l’altro, la Rai “pubblicizza” sulle proprie reti come un “abbonamento”. Il tutto per rendere il tributo da pagare più comprensibile, ma il pagamento del canone Rai è legato al possesso in casa del televisore indipendentemente dalla visione o meno dei programmi della televisione di Stato. E come ogni buona tassa che si rispetti, se non si paga si è evasori tributari e si è soggetti alle operazioni di recupero del debito.
Pagamento
Il canone Rai si paga il 31 gennaio di ogni anno, ma entro la fine del corrente mese di febbraio 2011 c’è ancora tempo per mettersi in regola pagando i 110,50 euro previsti con una piccola sovrattassa, e comunque a mezzo bollettino.
Chi invece ha pagato entro il 31 gennaio 2011 ha tra l’altro potuto fruire eventualmente della rateazione. Entro tale data, infatti, si può pagare in un’unica soluzione, oppure far partire la prima rata secondo un piano di dilazione che può essere semestrale oppure trimestrale (per tutti i dettagli vi invitiamo a consultare questa pagina).
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Gli italiani, purtroppo lo sappiamo, non sono sempre ligi ai dettami del Fisco. Adesso, un’indagine condotta da KRLS Network of Business Ethics per conto dell’Associazione Contribuenti Italiani svela che per gli abitanti del Belpaese non tutte le tasse sono uguali: ci sono quelle più rispettate e quelle meno considerate. Tra le molte, la tassa più evasa, a quanto pare, è il canone Rai.
I risultati della ricerca
Secondo la ricerca, l’evasione del Canone RAI delle famiglie si attesta intorno al 41% con punte che arrivano fino al 87% in alcune regioni quali Campania, Calabria e Sicilia, mentre quello delle imprese si attesta intorno al 96%.