Le uniche a non conoscere la crisi sembrano essere le imprese cinesi in Italia che continuano a crescere accanto alla crescita demografica degli asiatici nel nostro Paese.
In una Italia segnata dalla crisi, l’imprenditoria cinese non solo non ha accusato il colpo ma è addirittura cresciuta a ritmi vertiginosi. Secondo i dati diffusi dalla Cgia di Mestre alla fine del 2010 le imprese cinesi hanno superato le 54.000 unità con una crescita che, rispetto al 2009, è stata del 8,5%.
Crescono non solo le nuove imprese ma anche le imprese italiane guidate da imprenditori cinesi: tra il 2002 e il 2010 la loro presenza nella penisola italiana è cresciuta del +150,7% e in alcune regioni meridionali come Molise, Calabria e Basilicata, i ritmi sono addirittura quadruplicati fino a toccare punte del 400%. In termini assoluti la maggior concentrazione di imprenditori cinesi si trova in Lombardia (10.998), seguono i colleghi che lavorano in Toscana (10.503) e quelli che hanno scelto il Veneto come regione in cui avviare l’impresa (6.343).
Si registra una concentrazione particolarmente forte nel commercio (39,5%) e nel manifatturiero (30,6%). Di questi ultimi ben il 94,5% (pari a 15.618 imprenditori) sono occupati nel tessile, nell’abbigliamento, nelle calzature e nella pelletteria. Significativa la presenza anche nel settore alberghiero, dei bar e della ristorazione: le attività condotte da titolari cinesi sono più di 10mila unità.
Via Borsaitalia.
L’avvento dell’era digitale sarà una grande opportunità per tutti ma è anche un fenomeno che potrebbe far sparire alcuni mestieri dal mercato del lavoro. Alcuni impieghi, quindi, non rientrando tra i lavori del futuro, sono destinati a finire per sempre oppure a essere ridimensionati in maniera consistente.
Ecco dieci lavori che nel futuro potrebbero scomparire.
Astronauta
La Luna è stata raggiunta. I satelliti sono stati costruiti e piazzati lungo l’orbita terrestre. Per i Paesi occidentali, sostenere i costi per le attività di esplorazione dello spazio sta diventando sempre più difficoltoso, soprattutto in tempi di crisi. Per gli astronauti quindi diventerà sempre più arduo trovare lavoro, almeno nel Paese che più di ogni altro ha puntato su questo settore: gli Stati Uniti d’America. Le possibilità di impiego, ora, verranno sempre di più dalla Cina e dalla Russia.
Commesso di videoteca
Vi capita spesso di andare in videoteca? Di certo, vi accade con meno frequenza. Ed è molto probabile che questo succederà ancora più di rado in futuro perché sul web è possibile scaricare film e altri contenuti multimediali con un semplice click.
Operatore di call center
Il mestiere di operatore di call center è un po’ il simbolo della “generazione mille euro”. Un impiego non retribuito molto bene ma di certo più facile da ottenere rispetto ad altri in un mercato del lavoro dove la precarietà e la disoccupazione sono purtroppo delle realtà allarmanti. Già adesso molte aziende fanno svolgere alle macchine di risposta automatica la maggior parte dei compiti effettuati dai lavoratori dei call center.
Continua a leggere: I dieci lavoro che non esisteranno più nel futuro (prima parte)

Sarebbe semplice calcolare di quanto, a testa, ogni italiano è debitore con la Cina. Il governo cinese, attraverso i suoi fondi sovrani e altri veicoli finanziari, ha gia’ acquisito il 13% del debito pubblico italiano, per oltre 230 miliardi di euro.
Senza far rumore, la Cina è ormai uno dei più importanti investitori in titoli di stato. Tenendo conto che circa il 40% del nostro debito pubblico è già in mani estere, a questo punto la Cina si attesta ufficialmente come uno dei principali creditori d’oltre confine.
Il governo di Pechino sta diversificando il rischio acquistando titoli pubblici anche in euro e più di un analista finanziario vede in questa azione anche la volontà di sostenere i Paesi in difficoltà, aiutandoli ad uscire dalla crisi.
In prospettiva, dunque, la Cina diventerà il primo creditore dell’Italia e, probabilmente, il primo investitore, tramite l’acquisizione di partecipazioni nelle aziende energetiche italiane, settore fondamentale per la tigre asiatica.
Via Il Sole 24 ore.
Leggi anche:
a) Il Governo vende ai “comunisti” Cinesi lo Stato Italiano;
b) Crisi, confermato l’incontro con i Cinesi. Qual’è la strategia di Pechino?

Il Ministero dell’economia conferma l’incontro tra il ministro Giulio Tremonti e una delegazione cinese per verificare la possibilità dell’acquisto di titoli pubblici italiani da parte di fondi sovrani cinesi e investitori istituzionali.
La Cina è il più grande risparmiatore del globo, il principale finanziatore del debito pubblico americano con oltre mille miliardi di dollari. Ma da qualche mese la strategia di Pechino è diversificare, sia in termini geografici che in fatto di investimenti. E il fondo sovrano China Investment Corporation è il braccio armato di Pechino per investire nei mercati finanziari parte delle cospicue riserve valutarie.
Secondo il rapporto del Fmi sulla stabilità finanziaria a fine 2009 CIC vantava asset per 409 miliardi rispetto ai 200 miliardi del 2007 ma secondo indiscrezioni non smentite nel giugno scorso le autorità cinesi avrebbero iniettato l’imponente cifra di 200 miliardi nelle casse di CIC.
Continua a leggere: Crisi, confermato l'incontro con i Cinesi. Qual'è la strategia di Pechino?

Il nostro paese ha chiesto a Pechino l’acquisto significativo di titoli di stato e investimenti in società strategiche. Questo è quanto rivela il Financial Times citando funzionari italiani secondo il presidente della China Investment Corp è stato a Roma per parlare con il ministro dell’Economia.
“Ulteriori negoziazioni avranno luogo presto“. La possibilità di un investimento cinese “arriva in un momento critico per l’Italia, con i mercati che chiedono rendimenti sempre più alti per acquistarne il debito, che è previsto salire quest’anno al 120% del pil, risultando in Eurolandia secondo solo alla Grecia” evidenzia il Financial Times.
Continua a leggere: Il Governo vende ai "comunisti" Cinesi lo Stato Italiano

È dal 2002 che l’imprenditoria cinese sta letteralmente volando, con una crescita del 150% e in alcune regioni meridionali come Molise, Calabria e Basilicata, i ritmi sono addirittura quadruplicati fino a toccare punte del 400%. In termini assoluti però il maggior numero di imprenditori cinesi si concentra soprattutto al nord: in Lombardia (10.998), seguita da Toscana (10.503) e Veneto (6.343).
Il Centro studi degli artigiani di Mestre (Cgia) ha calcolato che tra il 2009 e il 2010 gli imprenditori cinesi sono aumentati dell’8,5%, superando così la soglia delle 54mila unità. Un aumento ancora più significativo se si considera che nello stesso periodo invece le imprese italiane sono diminuite dello 0,4%. Non è una novità però, i dati infatti fotografano un trend in crescita da anni e diversamente da quanto si pensi, non solo nel settore tessile e non solo al nord.
Le cause di un simile fenomeno sono molteplici e in alcuni casi strettamente connesse alle dinamiche stesse della crisi. L’abilità imprenditoriale dei commercianti cinesi infatti non è certo una novità di questi anni. “Hanno alle spalle una storia millenaria di successo” spiega il segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi “in particolar modo nel commercio e nel settore tessile”, ma la spiegazione non è tutta qua. Alcune di queste attività riescono infatti ad abbattere i costi di produzione perchè spesso operano in condizioni di illegalità, soprattutto per quanto riguarda le condizioni di lavoro, “eludendo gli obblighi fiscali e contributivi, le norme di sicurezza e senza nessun rispetto dei più elementari diritti dei lavoratori occupati”.
Queste aziende hanno però giovato della sponda fornita da molti imprenditori italiani che spesso hanno semplicemente chiuso un occhio sulle realtà illegali all’origine di una simile riduzione dei costi. I famosi ‘laboratori cinesi’, quelli che puntualmente vengono scoperti e chiusi dalle inchieste della guardia di finanza, lavorano spesso per committenti italiani. Un dato che la Cgia non manca di sottolineare: “Se queste imprese si rivolgessero a subfornitori italiani, questa riduzione dei costi non sarebbe possibile”.