
La crisi economica è ormai confermata da tutti i numeri. Ultimi in ordine di tempo i dati Istat che fotografano un sostanziale impoverimento del paese con il potere d’acquisto in calo del 5% dal 2008. Un tracollo considerando il fatto che si sta parlando di dati ufficiali solitamente più prudenti delle stime effettuate dagli ufficio studio delle associazioni dei consumatori. Proprio a tal proposito il Codacons è intervenuto sottolineando come la situazione sia ormai completamente fuori controllo:
Con lo scoppio della crisi il Governo italiano si è preoccupato solo di salvare le banche e di azzerare il deficit, seguendo pedissequamente i dettami europei, ma non di aiutare le famiglie in difficoltà, salvaguardando la capacita’ di spesa degli italiani, le retribuzioni reali e quindi i consumi.
Le richieste al governo sono esplicite per frenare una situazione che vede ormai oltre il 40% delle famiglie italiane alle prese con difficoltà economiche. Per il Codacons è sempre più urgente un “dl anti povertà” che inizi a preoccuparsi di come stanno le famiglie invece di inseguire l’obiettivo di contenere l’indebitamento che rischia di prendere il volo a prescindere se la recessione non verrà arrestata immediatamente. Agire ora è “l’unica via per avere un Pil in crescita almeno nel 2013, altrimenti, come dimostrano le previsioni di oggi dell’Ocse, con un Pil a -0,4% nel 2013 salterà anche l’azzeramento del deficit“.

L’Istat ha diffuso le stime preliminari sui dati dell’inflazione per il mese di aprile ed ancora una volta arrivano cifre che suonano come una beffa per i consumatori italiani, ed insieme preoccupano parecchio. Ancora una volta il tasso d’inflazione generale dovrebbe rimanere stabile al +3,3%, ma come capita da diversi mesi a questa parte la batosta è “nascosta” nel dato del cosiddetto “carrello della spesa“, l’indice dei prezzi calcolato su un paniere di beni molto più ristretti e decisamente più legati alle abitudini reali e concrete dei consumatori italiani.
Secondo l’Istat siamo arrivati al +4,7%, il dato più alto da settembre 2008 se verranno confermate le stime preliminari. Il cibo, i carburanti, tutti quei prodotti che acquistiamo quotidianamente continuano a vedere prezzi in salita falcidiando il potere d’acquisto delle famiglie italiane. Il Codacons non ha perso tempo andando a calcolare a quanto ammonterà il danno a fine anno per i consumatori:
Tradotto in termini di costo della vita, significa che una famiglia di tre persone spenderà, per fare la spesa di tutti i giorni, 635 euro in più su base annua, mentre per una famiglia di quattro persone la stangata sarà di 686 euro all’anno. E’ evidente che aumentare ad ottobre l’Iva significherebbe una ulteriore spinta sui prezzi già alle stelle l’effetto sull’inflazione sarebbe variabile tra l’1,32% e l’1,74%, a seconda che scattino anche gli arrotondamenti e le speculazioni.
Già, il benedetto aumento dell’Iva, quello che rischia di portarci ancora più lontani dall’Europa. Proprio oggi Eurostat ha annunciato il lieve calo dell’inflazione nell’Eurozona: +2,6% di aprile dal +2,7% di marzo.
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Mentre gli italiani fanno i conti per l’Imu, dovendo scegliere fra le due o le tre rate e senza sapere ancora a quanto ammonterà il conguaglio di dicembre visto che i comuni sono indietro nel deliberare le aliquote, un’altra spada di Damocle (anche più dannosa potenzialmente) pende sulle teste di tutti noi: l’aumento delle due aliquote Iva previsto per ottobre e sul quale il governo non sembra intenzionato a tornare indietro.
Dopo la fine dell’estate, se nulla dovesse cambiare, l’aliquota del 21% dovrebbe crescere fino al 23% mentre quella del 10% (che non era stata toccata dal precedente governo) arriverebbe al 12%. Una stangata che farà aumentare i prezzi di beni e servizi a tutti i livelli con l’esclusione dei pochissimi generi alimentari che godono dell’Iva agevolate. Ma quanto ci rimetteremo? Il Codacons ha fatto i conti considerando diverse ipotesi:
L’aumento delle aliquote dal 21 al 23% e dal 10 al 12% determinerà una vera e propria stangata per le tasche dei cittadini, con aggravi di spesa su base annua che vanno dai 546 euro annui per la famiglia media (pari a 2,6 persone), agli 866 euro per una famiglia composta da quattro persone, fino ad arrivare ai 1.082 euro nel caso di un nucleo familiare composto da cinque persone.
Il timore, non solo quello del Codacons, è che gli aumenti determinino inevitabilmente (tenendo conto della situazione attuale già di sofferenza) un calo dei consumi con gravi danni per il commercio al dettaglio e per tutta l’economia. Ma esistono realisticamente altre soluzioni a questo salasso?

Le stime preliminari diffuse dall’Istat sull’andamento dell’inflazione nel mese di marzo confermano la tendenza di febbraio. L’indice dei prezzi è ancora assestato su un +3,3% su base annua con un aumento dello 0,5% negli ultimi 30 giorni che va però ad allargare la distanza con l’aumento delle retribuzioni che rimangono ancorate al +1,4%: la distanza è dell’1,9%, quella più elevata dall’agosto 1995 esattamente come era successo nel dicembre scorso.
A preoccupare, come già avvenuto a febbraio, è il cosiddetto “carrello della spesa”, i prezzi di quei prodotti che vengono acquistati con maggiore frequenza è che nell’ultimo mese sono cresciuti del 4,6% (a febbraio era il 4,5%), un nuovo record dunque che pareggia quello visto nel 2008 e risulta in controtendenza rispetto all’inflazione sempre stabile. Se confrontiamo questo dato con l’aumento delle retribuzioni si arriva ad un divario record superiore ai 3 punti percentuali.
Sulla base di questi numeri il Codacons lancia l’allarme per le famiglie italiane:
Tradotto in termini di costo della vita significa che una famiglia di 3 persone spenderà, per andare al mercato a fare la spesa di tutti i giorni, 620 euro in più su base annua, mentre per una famiglia di 4 persone la stangata sarà di 671 euro all’anno. E’ evidente che questi soldi non sono attualmente in possesso delle famiglie italiane, specie considerando che vanno ad aggiungersi a tutte le nuove tasse e balzelli che le manovre del 2011 hanno introdotto. La recessione che ci attende nel 2012, quindi, non nasce più, come accaduto nel 2008, dall’economia internazionale ma dipende, oltre che dall’effetto recessivo della inevitabile riduzione della spesa pubblica, dal crollo dei consumi, fenomeno tutto italiano che si può e si deve contrastare.
Inevitabile il riferimento al famigerato e temutissimo aumento dell’Iva previsto per ottobre:
Sarebbe criminale aumentare l’Iva ad ottobre. Il Codacons chiede, quindi, a Monti di lavorare sulle detrazioni fiscali che oggi vengono concesse tanto ai ricchi quanto ai poveri, permettendo di eludere il fisco solo a chi dichiara un reddito complessivo famigliare inferiore a 75.000 euro.

Il prossimo 23 gennaio sarà impossibile prendere un taxi, più di quanto non lo sia oggi fra i prezzi elevati e la scarsità di vetture nei momenti di maggiore affluenza della clientela. Le associazioni di categoria hanno proclamato lo sciopero per quella data e minacciano di dare vita a proteste dure ed intransigenti nella stessa modalità vista 5 anni fa quando l’allora Ministro Bersani provò ad approvare norme che andavano nella stessa direzione di quelle proposte dal Governo Monti.
I tassisti non vogliono l’aumento delle licenze, non lo vogliono nemmeno di fronte ad un indennizzo economico per gli attuali possessori delle licenze che potrebbe arrivare attraverso la concessione gratuita di una seconda licenza. Anche se la portata delle future liberalizzazioni sul tema non è ancora chiara (mancano ancora le proposte del Ministro Passera nero su bianco) i conducenti delle auto bianche hanno deciso di mandare un messaggio chiaro: nessun aumento di vetture sarà consentito.
L’Autorità di Garanzia ha già fatto sapere che “un blocco totale sarebbe illegittimo” ed anche la reazione delle associazioni dei consumatori è immediata, per quanto inevitabilmente meno concreta. Il Codacons minaccia di portare in Tribunale i tassisti.
La protesta è del tutto infondata. La liberalizzazione nel settore dei taxi è un provvedimento atteso da decenni, che può realmente portare benefici non solo agli utenti, ma anche agli stessi tassisti, vista la possibilità di licenze compensative assegnate peraltro gratuitamente. In caso di blocchi stradali e danni agli utenti in occasione dello sciopero del 23, non esiteremo a presentare una raffica di denunce in Procura, così come avvenuto nel 2007, quando un elevato numero di taxi bloccò per ore e ore la circolazione stradale a Roma, impedendo il passaggio di auto e mezzi pubblici.
La “guerra delle licenze” è aperta, i feriti (c’è da scommetterci) si conteranno solo fra i comuni cittadini.

L’adagio “con l’Euro costa tutto il doppio” è spesso abusato, ma non è poi tanto lontano dalla realtà dei fatti. Secondo le analisi condotte dalle associazioni dei consumatori in 10 anni gli italiani hanno perso il 39,7% del loro potere d’acquisto. Non è tutta responsabilità della moneta unica, anzi è probabile che l’impatto dell’Euro si sia esaurito da tempo e ora sia efficacemente sostituito dal semplice “caro vita”, ma la crisi economica e le difficoltà sopraggiunte non fanno che accrescere la nostalgia per la vecchia Lira.
Stando alle stime del Codacons una famiglia media composta da 4 persone in 10 anni, a livello di consumo inalterati, ha subito un colpo da 10.850 euro. Tanti ne sarebbero necessari per compensare all’aumento, spesso speculativo, dei prezzi e delle tariffe.
Secondo lo studio è aumentato un po’ tutto, ma ci sono alcuni casi limite. L’esempio più eclatante è quello del cono gelato il cui prezzo medio, tradotto in euro, è passato da 0,77 cent a 2 euro con un +159,7%.
La penna a sfera, la classica “Bic”, oggi costa in media 0,80 cent, nel dicembre del 2011 appena 26 centesimi con un aumento percentuale del 207,7% mentre il tramezzino al bar è passato da 0,77 a 2,3 euro con un +198,7%. Nella top ten dei beni che hanno subito un aumento più eclatante non manca la pizza margherita, uno degli alimenti preferiti dagli italiani, che ha visto crescere il suo prezzo medio dai 3,36 euro di 10 anni fa ai 6,5 euro attuali.

La prima giornata dei saldi “ufficiali” nelle principali città italiane (qui potete trovare il calendario) è stato un flop secondo le rilevazioni, in questo caso davvero in “tempo reale” del Codacons, l’associazione dei consumatori presieduta da Carlo Rienzi. Il calo delle vendite rispetto al primo giorno di saldi invernali dello scorso anno è quantificabile in un 20%.
Dalle ore 10 alle ore 12:30, il primo giorno di saldi ha fatto segnare non solo un calo degli acquisti, ma anche una sensibile diminuzione del numero di cittadini nelle vie dello shopping rispetto alla prima giornata di sconti del 2011. Mediamente l’afflusso di consumatori e’ stato inferiore del 35%. Bene solo gli outlet e alcuni grandi centri commerciali. Il trend negativo appare in linea con le nostre previsioni. Far partire i saldi così a ridosso delle festività, è una scelta che i cittadini non sembrano premiare, dal momento che i portafogli sono stati già svuotati dalle spese di Natale e Capodanno. Nel corso del weekend i dati su vendite e afflusso potrebbero migliorare leggermente, ma restano nere le previsioni sul lungo termine.
Al di là del valore “scientifico” di queste rilevazioni, decisamente troppo tempestive per essere precise, la questione dei saldi viene affrontata dal Codacons da un punto di vista condivisibile. La partenza dei saldi ravvicinata alle festività natalizie ha l’effetto di anticipare, di fatto, gli sconti praticati dai negozianti al 27 dicembre per evitare di vivere giorni di attesa con vendite troppo basse. I consumatori con una scadenza così vicina ad un periodo di forti acquisti non hanno la pazienza di attendere, diverso sarebbe se il calendario dei saldi avesse il suo avvio ad inizio febbraio.

La tariffe delle RC auto e dell’RC moto sono ogni anno più alte. Lo certifica l’Isvap durante un’audizione al Senato parlando di una crescita dei prezzi nell’ultimo anno che arriva al 27% in più per le automobili e al 45% in più per le moto. Si tratta di aumenti da capogiro che confermano come (in un contesto nel quale la politica è impotente, complice o entrambe le cose) il nostro paese sia, confrontando i dati con quelli dei principali stati europei, quello dove assicurare un veicolo è più caro.
Un primato conquistato a suon di cifre folli (è facile arrivare a pagare fra i 900 e i 1000 euro annui, e non si tratta di casi limite) mentre in Europa si viaggia su cifre decisamente più ragionevoli. Qualche esempio? In Germania si spendono mediamente 222 euro all’anno, in Spagna 229 e in Francia 172. Una sproporzione rispetto all’Italia che non può essere giustificata con le cifre che le assicurazioni devono rifondere ai loro clienti a causa di sinistri.
Il totale fallimento della deregolamentazione del settore assicurativo è sotto gli occhi di tutti tenendo conto che, come sottolinea il Codacons, “le tariffe dell Rc auto sono saliti del 195% dal 1994 oggi“. Se restringiamo il campo agli ultimi 10 anni l’aumento è stato del 98%, una crescita che è arrivata proprio mentre il tasso di incidentalità calava del 22%. Lo sottolinea Federconsumatori:
Finalmente anche l’Isvap si e’ dotata della strumentazione conoscitiva dell’O.N.F., ed ora è finalmente in grado di rilevare gli scandalosi aumenti delle polizze rc auto. Aumenti che, lo ribadiamo da tempo, sono del tutto ingiustificati: basti pensare che dal 2001 ad oggi i costi per assicurare la propria vettura sono aumentati di ben il 98%, mentre, nello stesso periodo, e’ diminuita del 22% l’incidentalità.
Il Governo Monti metterà mano al settore assicurativo garantendo una “vera” liberalizzazione dopo che il mercato ha dimostrato di non sapere offrire altro che tariffe sempre più proibitive ai cittadini?

Tassametri taroccati che aumentano, a volte raddoppiano, il prezzo della corsa. E’ quanto succede a Roma, secondo l’inchiesta pubblicata dal Corriere della Sera.
“La falsificazione dei tassametri come gli altri illeciti sono fatti estremamente gravi per cui è necessario un forte impegno dell’amministrazione comunale al fine di mettere in campo un’operazione trasparenza“. Lo ha affermato Umberto Marroni, capogruppo di Roma Capitale. “Un’iniziativa necessaria per dare risposte chiare non solo agli utenti, romani e turisti, ma anche ai tanti, che sono la maggioranza, tassisti onesti che ogni giorno con serietà svolgono il loro lavoro nel rispetto delle regole“.
Sul caso interviene anche il Codacons che ha depositato oggi stesso un esposto in Procura, chiedendo di indagare sul giro di tassametri taroccati. “Si tratta di una truffa gravissima che consente ad alcuni tassisti disonesti di triplicare gli incassi a danno dei clienti, e determina un ingiusto arricchimento a vantaggio delle officine criminali che alterano i tassametri. Una vera e propria associazione a delinquere finalizzata a spillare soldi ai cittadini“.
Per questo il Codacons, nell’esposto inviato alla Procura della Repubblica di Roma, chiede di aprire delle indagini alla luce dei possibili reati di truffa aggravata, associazione a delinquere e falso, acquisendo la registrazione realizzata dal Corriere della Sera e individuando le officine responsabili delle manomissioni. L’associazione chiede inoltre sia disposto il sequestro delle officine stesse e dei taxi coinvolti nella scandalosa vicenda.
Via Codacons.
”Parte decisamente col piede sbagliato l’azione anti-evasione annunciata in pompa magna dal Governo. L’Agenzia delle Entrate ha infatti respinto una istanza d’accesso presentata dall’associazione, finalizzata ad acquisire i dati circa l’evasione del canone speciale Rai”.
Si tratta, prosegue l’associazione dei consumatori, ”di quel canone (che a seconda delle categorie varia da 6.603,22 euro a 198,11 euro annui) al cui pagamento sono tenuti alberghi, residence, campeggi, ospedali, case di cura, uffici, negozi, navi di lusso, circoli, associazioni, locali pubblici, sedi di partiti politici, studi professionali, mense aziendali, scuole e persino istituti religiosi, e che viene evaso nel 96% dei casi”.
Il Codacons ”aveva chiesto all’Agenzia delle Entrate di conoscere i dati specifici su tale forma di evasione, al fine verificare il danno per la collettività e intraprendere le dovute azioni legali. L’ente, tuttavia, ha rifiutato categoricamente di fornire quanto richiesto, adducendo improbabili scuse di carattere legale, e sostenendo come l’associazione non sia legittimata ad agire in tal senso. Se questo è l’andazzo, non c’è da molto da sperare in future entrate provenienti dalla lotta all’evasione“, afferma il Presidente, Carlo Rienzi.
Inevitabile il Tar del Lazio, affinchè ordini all’Agenzia delle Entrate di fornire quanto richiesto, ma con un dubbio: perchè il Governo vuole pubblicare i redditi degli italiani, ma il nome degli evasori?
Via Codacons.