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Inflazione 2011: tasso medio del 2,8%

pubblicato da Mario Marcello Forte


L’Istat ha diffuso i dati dell’indice dei prezzi al consumo per lo scorso mese di dicembre fornendo la prima stima per il tasso medio dell’inflazione per l’anno 2011. Nessuno si aspettava grosse inversioni di tendenza (nemmeno era possibile immaginarle), ma fa riflettere una crescita su base annua del 2,8% se si guarda al 2010 quando l’aumento restò entro limiti più che accettabili fissandosi all’1,5%.

La spinta inflazionistica è stata, come ovvio, alimentata dai carburanti. Il prezzo della benzina a dicembre è cresciuto del 15,8% su base annua, quello del gasolio del 24,3% sempre rispetto allo stesso mese del 2010. Sono dati pesanti, l’effetto combinato dall’aumento delle quotazioni del petrolio e del sempre più consistente prelievo fiscale si fa sentire e preoccupa anche in prospettiva futura. Come noto l’aumento dei prezzi di benzina e diesel si scarica a cascata su tutti gli altri beni e servizi che richiedono, in un modo o nell’altro, l’uso dei carburanti nelle fasi di produzione e distribuzione. In generale il settore trasporti è il più penalizzato con un +7,1% seguito da quello per abitazione, acqua, elettricità e combustibili con +6,3% e dalle bevande alcoliche e tabacchi (+6%).

In questo contesto proseguono gli appelli delle associazioni dei consumatori al ministro Passera per un incontro urgente proprio sulla questione del prezzo dei carburanti. Trovare soluzioni, il riferimento è all’introduzione di un sistema che eviti l’effetto moltiplicatore dell’Iva in presenza di aumenti di accise e del prezzo del prodotto stesso, e farlo in fretta. Saranno ascoltati?

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Calano i consumi: -400 milioni di euro a Natale

pubblicato da Mario Marcello Forte


Nessuno si aspettava fuochi d’artificio, ma anche le previsioni più prudenti sono state smentite dai fatti con numeri da brivido rispetto allo scorso anno. La crisi si fa sentire, le famiglie hanno subito l’effetto combinato della crisi, quello reale di una minore disponibilità economica e quello psicologico con il fantasma della recessione 2012 alle porte. Nel periodo tradizionalmente dai consumi più elevati in tutti i settori fra le spese per i regali, i viaggi, gli spostamenti e le feste in Italia si è osservato un fenomeno di contrazione mai così marcato.

Le previsioni parlavano di 4,4 miliardi di euro, ma i dati analizzati dall’Osservatorio nazionale della Federconsumatori dicono che si è raggiunta a malapena la cifra di 4 miliardi con una spesa media per famiglia di 166 euro. L’unico settore a tenere con un leggero aumento è quello dell’elettronica di consumo (l’immarcescibile voglia di smartphone e gadget elettronici tiene botta), ma per il resto c’è soltanto da registrare segni meno a due cifre.

Il crollo più marcato colpisce il settore degli elettrodomestici, arredamento e mobilio con un -24%, ma anche il passivo dell’abbigliamento e calzature è da brividi (-18%). Non vengono risparmiati nemmeno beni solitamente molto gettonati a Natale: la profumeria e la cura della persona fa registrare un -7%, i viaggi e il turismo in generale il -8%. Babbo Natale meno ricco anche per i più piccoli con i giocattoli che fanno registrare un -3% e persino le spese per gli alimentari scendono dell’1,5%, proprio quando gli italiani mangiano di più e meglio.

I presidenti di Federconsumatori e Adusbef, Rosario Trefiletti e Elio Lannutti, lanciano un appello al governo:

E’ chiaro che da tutto ciò deriva l’urgente necessità di affiancare alle misure di riequilibrio dei conti (che solo per la manovra Monti costeranno alle famiglie 1129 euro), interventi determinati per avviare una nuova fase di sviluppo, attraverso il rilancio degli investimenti nei settori produttivi.

La “fase 2″ dell’azione dell’esecutivo tecnico è urgente come non mai.

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Rischio tracollo, Consumatori, servono provvedimenti per lo sviluppo

pubblicato da Mario Marcello Forte

Rischio tracollo, Consumatori: servono provvedimenti per lo sviluppo
Si sta ballando sull’orlo della catastrofe“. E servono provvedimenti per lo sviluppo. È la posizione di Federconsumatori e Adusbef di fronte alla situazione economico-finanziaria dell’Italia che ieri ha toccato vertici di estrema drammaticità, con livelli record nel differenziale di rendimento fra i titoli di stato italiani e gli equivalenti Bund tedeschi, uno spread Btp-Bund arrivato a un livello record di 459 punti, e un rendimento pericolosamente vicino alla soglia del 7% considerata un punto di non ritorno.

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, dinanzi all’ulteriore aggravarsi della posizione italiana nei mercati finanziari, e alla luce dei molteplici contatti stabiliti nel corso della giornata, considera ormai improrogabile l’assunzione di decisioni efficaci nell’ambito della lettera di impegni indirizzata dal governo alle autorità europee“, si leggeva in una nota diramata nel tardo pomeriggio di ieri dal Quirinale.

E se provvedimenti sono ormai improcrastinabili un richiamo a prendere in mano la situazione è arrivato da Adusbef e Federconsumatori, che ieri scrivevano in una nota congiunta: “Da sempre Adusbef e Federconsumatori si battono perché il mercato non sia preda delle oligarchie finanziarie e dai condizionamenti interessati delle varie agenzie di rating in conflitto di interessi. Ma detto ciò è chiaro ed evidente che la situazione economico-finanziaria del paese non regge più di fronte ad un governo insipiente che mette a rischio l’intera economica e le condizioni di vita delle famiglie italiane“.

Non si intravede nessun segnale di svolta e di sviluppo di una economia moribonda che sta determinando, oltre ad aumenti di prezzi e tariffe di chiara derivazione speculativa ( quest’anno + 1621 euro), aumenti anche di cassa integrazione e di disoccupazione soprattutto giovanile a livelli record“. Per questo le due associazioni tornano a chiedere “che sia messa in campo una seria politica di investimenti per lo sviluppo con risorse derivanti dalla lotta all’evasione fiscale, da chi ha beneficiato dello scudo fiscale, dalle rendite finanziarie e dai grandi patrimoni, dando un segnale di forte discontinuità dall’attuale situazione caratterizzata esclusivamente dal raggiungimento di equilibri di bilancio con tagli lineari che oltre a essere iniqui deprimono ulteriormente un mercato già fortemente depresso“.

Via Federconsumatori.

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Tassametri taroccati a Roma, Codacons deposita esposto

pubblicato da Roberto

Tassametri taroccati a Roma, Codacons deposita esposto
Tassametri taroccati che aumentano, a volte raddoppiano, il prezzo della corsa. E’ quanto succede a Roma, secondo l’inchiesta pubblicata dal Corriere della Sera.

La falsificazione dei tassametri come gli altri illeciti sono fatti estremamente gravi per cui è necessario un forte impegno dell’amministrazione comunale al fine di mettere in campo un’operazione trasparenza“. Lo ha affermato Umberto Marroni, capogruppo di Roma Capitale. “Un’iniziativa necessaria per dare risposte chiare non solo agli utenti, romani e turisti, ma anche ai tanti, che sono la maggioranza, tassisti onesti che ogni giorno con serietà svolgono il loro lavoro nel rispetto delle regole“.

Sul caso interviene anche il Codacons che ha depositato oggi stesso un esposto in Procura, chiedendo di indagare sul giro di tassametri taroccati. “Si tratta di una truffa gravissima che consente ad alcuni tassisti disonesti di triplicare gli incassi a danno dei clienti, e determina un ingiusto arricchimento a vantaggio delle officine criminali che alterano i tassametri. Una vera e propria associazione a delinquere finalizzata a spillare soldi ai cittadini“.

Per questo il Codacons, nell’esposto inviato alla Procura della Repubblica di Roma, chiede di aprire delle indagini alla luce dei possibili reati di truffa aggravata, associazione a delinquere e falso, acquisendo la registrazione realizzata dal Corriere della Sera e individuando le officine responsabili delle manomissioni. L’associazione chiede inoltre sia disposto il sequestro delle officine stesse e dei taxi coinvolti nella scandalosa vicenda.

Via Codacons.

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Energia, quanto ci fa risparmiare l'ora legale

pubblicato da Roberto

Energia, quanto ci fa risparmiare l'ora legaleNella notte tra sabato e domenica è tornata l’ora solare e le lancette degli orologi sono state regolate un’ora indietro: non tutti però sanno che la convenzione dell’ora legale non serve soltanto ad approfittare di un’ora di luce in più nei mesi primaverili e estivi, ma soprattutto a garantire un notevole risparmio di energia elettrica.

Dallo scorso marzo, mese in cui è stata introdotta l’ora legale, l’Italia ha risparmiato circa 650 milioni di kilowattora, una quantità di elettricità equivalente al consumo medio annuale di oltre 215.000 famiglie: è quanto rilevato da Terna, la società che gestisce la distribuzione di energia elettrica nel nostro Paese. Dal punto di vista dei costi, si tratta di circa 91 milioni di euro risparmiati, un risultato migliore di quello ottenuto lo scorso anno, quando erano stati risparmiati 85 milioni.

L’ora legale rappresenta dunque un vantaggio per l’ambiente, con circa 300 mila tonnellate di CO2 “risparmiate” all’atmosfera, ma anche per i consumatori, che in questo modo tagliano i costi della bolletta luce, rimandando di un’ora l’uso dell’illuminazione artificiale.

Via Yahoo.it

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Altroconsumo, 7 italiani su 10 hanno paura di un errore medico

pubblicato da Roberto

Altroconsumo, 7 italiani su 10 hanno paura di incappare in un errore medicoGli italiani non si fidano tanto degli ospedali, o meglio, si preoccupano di incappare, prima o poi, in qualche errore medico. Da un’indagine condotta da Altroconsumo emerge che ben il 70% degli italiani ha paura di essere vittima di un errore o di una cattiva pratica medica. A preoccuparsi di più sono le donne e i cittadini che abitano al Sud o nelle isole. Il timore principale è nei confronti della scarsa professionalità o negligenza del personale sanitario e di una diagnosi sbagliata dovuta a erronea interpretazione degli esami svolti.

Questo senso di insicurezza diffusa non si registra, invece, in altri Paesi europei. Ad esempio in Belgio e Spagna, come risulta da una stessa indagine condotta da Altroconsumo in questi Paesi, i cittadini imputano la colpa degli errori medici principalmente allo stress, al super lavoro del personale e al poco tempo a disposizione per il singolo paziente.

In Italia i 3 errori più menzionati sono stati la diagnosi sbagliata, la diagnosi mancata o fatta in ritardo e l’errore nel prescrivere una terapia o un trattamento farmacologico. Il 35% di chi ha risposto ha raccontato della morte di un parente in conseguenza di errore medico e il 68% ha detto che l’errore è stato commesso in ospedale. Una volta convinti di essere stati vittima di un errore però, non tutti hanno cercato giustizia: solo il 65%.

Perché? Soprattutto per il timore di dover avere di nuovo bisogno dello stesso medico in futuro e in qualche caso anche perché non si sapeva bene cosa fare e a chi rivolgersi. A conferma di questo dato, pochi ritengono sia utile rivolgersi allo stesso medico responsabile dell’errore o all’ospedale in cui l’errore è stato commesso. In molti pensano invece che sia più efficace rivolgersi a un avvocato, al Tribunale del malato o alla polizia. Gli avvocati sono anche quelli che danno più soddisfazione, sia quanto a informazioni fornite, sia per quel che riguarda il sentirsi seguiti nel corso della vicenda. Anche i medici chiamati per un parere esterno godono della fiducia dei pazienti, anche se spesso, nelle risposte al questionario, emerge la difficoltà di trovare un professionista disposto a “mettersi contro” un collega e a certificare l’errore commesso. Infine, ad avere la quasi completa fiducia dei cittadini sono i medici di famiglia: solo l’8% teme di incorrere in un loro errore.

Via Helpconsumatori.

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Rapporto 2010 del Mediatore Europeo: 70% delle denunce fatte via Internet

pubblicato da Roberto

Rapporto 2010 del Mediatore Europeo: 70% delle denunce fatte via Internet
L’85% delle denunce ricevute nel 2010 dal Mediatore europeo, Nikiforos Diamandouros, sono state inviate via Internet; il 52% del totale dei casi è stato completato in 3 mesi. La maggior parte delle denunce sono arrivate dal Lussemburgo, mentre gli inglesi sono i cittadini europei che meno fanno ricorso al Mediatore europeo.

Sono alcuni dati del rapporto annuale 2010 presentato da Diamandouros durante la sessione plenaria a Strasburgo del Parlamento Europeo. Gli eurodeputati hanno applaudito il lavoro svolto, sottolineando con preoccupazione il numero crescente di denunce presentate contro la Commissione. Il numero complessivo di denunce presentate dai cittadini europei è diminuito rispetto al 2009, ma la causa è la scarsa conoscenza dei poteri conferiti al Mediatore: il 70% delle denunce ricevute sarebbero dovute arrivare al difensore civico nazionale. Le denunce che possono essere accettate dal Mediatore Europeo devono riguardare la trasgressione di una legge dell’UE da parte di un’istituzione europea.

Le denunce esaminate nel 2010 a chi erano indirizzate principalmente? Le accuse possono essere divise in 5 categorie: la mancanza di trasparenza, appalti e sovvenzioni, denunce da parte dei lavoratori delle istituzioni europee (prima - o invece - di andare in tribunale), l’ufficio europeo di selezione del personale e il ruolo della Commissione come garante dei trattati. Tutti i cittadini possono sporgere denuncia se ritengono che la Commissione non segua correttamente le procedure o nel caso in cui un paese membro non rispetti le leggi dell’UE.

Via Helpconsumatori.

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Gli Italiani non sono più le formiche d'europa

pubblicato da Roberto

Gli Italiani non sono più le formiche d'europa
Gli italiani non sono piu’ le formiche d’Europa. La crisi morde risparmi e potere d’acquisto mentre aumentano le spese non comprimibili. Dagli ultimi dati dell’Istat emerge la conferma di un trend in atto da 15 anni.

Nel secondo trimestre dell’anno il tasso di risparmio delle famiglie italiane è sceso al minimo storico dell’11,3% con una contrazione dello 0,4% sui tre mesi precedenti e dell’1,2% rispetto a un anno fa. In pratica in appena 12 mesi gli italiani. Un tasso di risparmio dell’11,3% è esattamente la meta’ rispetto al 22,66% del 1996, che collocava gli italiani al primo posto in Europa, 4 punti in piu’ dei francesi, 6 in piu’ dei tedeschi e e oltre il doppio la propensione al risparmio degli inglesi.

Nel 2002 risparmiavamo il 16,82% del reddito, superati dal Belgio ma ancora ben al di sopra della media dei paesi euro pari al 10,86%. Nel 2009, ultimo anno elaborato da Eurostat, la propensione al risparmio degli italiani e’ scesa al 13,98% mentre quella dei paesi euro e’ salita al 13,32%. Nell’area euro su 15 paesi sono 8 a mostrare un tasso di risparmio superiore agli italiani. E anche considerando l’Europa a 27, l’Italia presenta valori sotto la media che e’ al 13,21%. La flessione del tasso di risparmio è conseguenza della contrazione del potere d’acquisto. Sempre nel secondo trimestre dell’anno in corso il potere di acquisto delle famiglie italiane e’ diminuito dello 0,3% rispetto al secondo trimestre del 2010 e dello 0,2% rispetto al trimestre precedente.

Il reddito disponibile e’ infatti aumentato del 2,3% rispetto al 2010 a fronte di una spesa per consumi aumentata del 3,7% (+0,9% rispetto al trimestre precedente). Anche sul potere d’acquisto gli italiani da tempo perdono terreno. Tra i paesi euro la media del potere d’acquisto e’ 108, per l’Italia e’ 100, inferiore anche agli spagnoli, ben al di sotto del 128 dei tedeschi e lontanissimo dal 283 dei residenti in Lussemburgo.

Via Istat.

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Assicurazioni, si alla class action

pubblicato da Roberto

Assicurazioni, si alla class action
Qualche giorno fa la sentenza la Corte di Cassazione ha denunciato l’esistenza di un cartello tra compagnie assicurative sanzionato dall’Antitrust nel 2000 ha prodotto un aumento illecito dei premi a danno dei consumatori che, perciò, vanno risarciti.

Si tratta di una sentenza molto importante non tanto dal punto di visto dei contenti ma in quanto riconosce una grossa valenza processuale al provvedimento dell’Antitrust, in particolare, e a tutti i provvedimenti delle Autorità di garanzia“, ha commentato Pietro Giordano, segretario generale Adiconsum.

La sentenza della Cassazione stabilisce che in presenza di un provvedimento di un’Authority che riconosce un illecito anticoncorrenziale si riconosce perciò stesso un danno ai consumatori. Le Aziende sono chiamate, per contro, a dimostrare che non c’è un nesso di causa effetto tra la condotta anticoncorrenziale e il danno ai consumatori.

La sentenza in questione scaturisce da un provvedimento Antitrust con il quale l’Agcm sanzionò un cartello orizzontale tra le imprese assicuratrici tra gli anni 1994-2000: in quegli anni, le aziende avevano dato vita ad uno scambio di informazioni , tra cui dati sensibili riferiti ai clienti, a seguito del quale ci fu un aumento dei premi.

Via Helpconsumatori.

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La pausa pranzo, 270 Euro al mese

pubblicato da Roberto

La pausa pranzo, 270 Euro al mese
La pausa pranzo fuori casa costa cara. In un solo anno, dal 2010 a oggi, i prezzi praticati in bar e punti di ristoro self service sono aumentati in media di oltre il 3%. Un pasto tipo composto da acqua, un piatto di pasta, un dessert e un caffè costava 5,53 euro nel 2001; è arrivato a 11,95 euro l’anno scorso; quest’anno già costa oltre 12 euro (12,31 euro) con un aumento percentuale pari al 123% in dieci anni. Alla fine, un pasto tipo in un bar o in un self service può arrivare a costare oltre 270 euro al mese.

Sono i rincari denunciati da Adusbef e Federconsumatori: “Alla luce di questi rincari, in tempo di crisi sono sempre di più i consumatori che rinunciano alla ‘pausa pranzo’ nei punti self service/bar e preferiscono portarsi il pranzo da casa, oppure acquistarlo direttamente nei negozi o nei supermercati“.

Le due associazioni propongono un’analisi dei rincari per singole voci, spalmate nell’arco degli ultimi dieci anni. Una tazzina di caffè, ad esempio, partiva da 62 centesimi nel 2001, dopo l’introduzione dell’euro, ed è arrivata quest’anno a una media di 96 centesimi, con un aumento dell’1% rispetto al 2010 e del 55% in dieci anni. Dal 2001 al 2011, una bottiglia da mezzo litro d’acqua è aumentata dal 217%, passando da 52 centesimi a 1,65 euro, con un aumento del 3% solo rispetto allo scorso anno. La pizza margherita della pausa pranzo costava 3,36 euro nel 2001, ora arriva a 8,70 euro, nel 2010 stava a 8,50 euro: più 2% sull’anno, più 159% in dieci anni.

Un piatto di pasta è rincarato del 150% in dieci anni: costava 2,32 euro nel 2001; è arrivato a 5,60 euro nel 2010; quest’anno già si attesta su una media di 5,80 euro, con un aumento percentuale annuale del 4%. Per un dessert al piatto, nel 2001 servivano 2,07 euro; nel 2010 il prezzo si attestava su 3,80 euro; quest’anno è stato ulteriormente ritoccato a 3,90 euro, con un aumento del 3% e dell’88% nell’arco di dieci anni. Un panino è aumentato, dal 2001, del 94%, passando da circa 1,55 euro ai 3 euro rotondi di quest’anno. E una pizzetta rossa è passata da 77 centesimi del 2001 ai 2,30 euro di quest’anno: in dieci anni, il prezzo è salito del 199%.

Via Vocearancio.

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