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Calano i consumi: -400 milioni di euro a Natale

pubblicato da Mario Marcello Forte


Nessuno si aspettava fuochi d’artificio, ma anche le previsioni più prudenti sono state smentite dai fatti con numeri da brivido rispetto allo scorso anno. La crisi si fa sentire, le famiglie hanno subito l’effetto combinato della crisi, quello reale di una minore disponibilità economica e quello psicologico con il fantasma della recessione 2012 alle porte. Nel periodo tradizionalmente dai consumi più elevati in tutti i settori fra le spese per i regali, i viaggi, gli spostamenti e le feste in Italia si è osservato un fenomeno di contrazione mai così marcato.

Le previsioni parlavano di 4,4 miliardi di euro, ma i dati analizzati dall’Osservatorio nazionale della Federconsumatori dicono che si è raggiunta a malapena la cifra di 4 miliardi con una spesa media per famiglia di 166 euro. L’unico settore a tenere con un leggero aumento è quello dell’elettronica di consumo (l’immarcescibile voglia di smartphone e gadget elettronici tiene botta), ma per il resto c’è soltanto da registrare segni meno a due cifre.

Il crollo più marcato colpisce il settore degli elettrodomestici, arredamento e mobilio con un -24%, ma anche il passivo dell’abbigliamento e calzature è da brividi (-18%). Non vengono risparmiati nemmeno beni solitamente molto gettonati a Natale: la profumeria e la cura della persona fa registrare un -7%, i viaggi e il turismo in generale il -8%. Babbo Natale meno ricco anche per i più piccoli con i giocattoli che fanno registrare un -3% e persino le spese per gli alimentari scendono dell’1,5%, proprio quando gli italiani mangiano di più e meglio.

I presidenti di Federconsumatori e Adusbef, Rosario Trefiletti e Elio Lannutti, lanciano un appello al governo:

E’ chiaro che da tutto ciò deriva l’urgente necessità di affiancare alle misure di riequilibrio dei conti (che solo per la manovra Monti costeranno alle famiglie 1129 euro), interventi determinati per avviare una nuova fase di sviluppo, attraverso il rilancio degli investimenti nei settori produttivi.

La “fase 2″ dell’azione dell’esecutivo tecnico è urgente come non mai.

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Negozi sempre aperti, dov'è la crescita?

pubblicato da Roberto

Negozi sempre aperti: 0,25% in più di crescita
La manovra di Ferragosto è stata un’occasione mancata per liberalizzare il commercio. Forse, per molti anni, irripetibile. In un primo tempo inserita all’articolo 3 del decreto legislativo 138/11, la disposizione cancella-restrizioni è poi improvvisamente scomparsa dalla versione finale. La norma estendeva a tutti i Comuni l’eliminazione dei vincoli di orario di apertura e chiusura, l’obbligo della chiusura domenicale e di quella infrasettimanale (di mezza giornata) per tutti gli esercizi, compresi bar e pizzerie.

I mugugni degli imprenditori presenti al convegno milanese ‘Impresa commerciale e sviluppo tecnologico‘ promosso da Aires, indicavano che le associazioni dei commercianti hanno scelto il male minore, per i piccoli negozi, tra aumento dell’Iva al 21% e liberalizzazione degli orari. «Non so se questo sia avvenuto - commenta Sonato - ma non sarà certo una legge a bloccare il desiderio dei consumatori di fare shopping tutti i giorni della settimana. Uno studio della Bocconi dimostra che l’apertura domenicale farebbe crescere il Pil dello 0,25% e aumenterebbe l’occupazione».

Giovanni Cobolli Gigli, presidente di Federdistribuzione, prende atto che «il presidente dell’Authority Catricalà aveva ottenuto la liberalizzazione degli orari ma non è chiaro chi sia stato poi l’autore della cancellazione. Del resto anche la sperimentazione degli orari liberi nelle città d’arte e turistiche non sta bene a tutti: la Regione Toscana ha ventilato l’intenzione di impugnare il provvedimento alla Corte costituzionale».

Ma non si tratta solo di liberalizzare degli orari per Bernasconi. «Il nostro è un Paese ingessato - sostiene l’imprenditore -: le sembra normale che ci siano restrizioni persino sulle promozioni? Eppure nonostante queste leggi i nostri negozi sono tra i migliori del mondo, anche per i servizi forniti». Un giudizio che trova l’assenso di Sonato: «I nostri negozi sono migliori anche di quelli americani. Peccato però che vadano anche ammortizzati e con un margine netto medio dello 0,7% sui ricavi non è facile. Figuriamoci se riusciamo ad assorbire lo 0,83% in più di Iva». Nel 2010 il business dell’elettronica di consumo ha realizzato un fatturato di 14,8 miliardi. Tuttavia «nei primi sette mesi dell’anno - interviene Roberto Cuccaroni, dg di Euronics Italia - le vendite di elettronica di consumo sono scivolate di circa l’8 per cento. Questo mercato ha bisogno di una scossa, meglio se si liberasse di norme anacronistiche».

Via Ils0le24ore.

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Iva, aumenti su scarpe, abbigliamento, vini: famiglie spenderanno 118 euro in più all'anno

pubblicato da Roberto

Iva, aumenti su scarpe, abbigliamento, vini: famiglie spenderanno 118 euro in più all'anno
L’aumento dell’IVA dal 20 al 21% ha già fatto aumentare i prezzi di alcuni prodotti, dalla benzina alle sigarette. Ma i rialzi si registreranno su tutti i beni di consumo e, come hanno paventato le Associazioni dei consumatori, saranno ben superiori all’1% poiché includeranno anche i maggiori costi energetici e di trasporto che peseranno sulle imprese.

Ad esempio, secondo i calcoli dell’Osservatorio Nazionale di Federconsumatori, l’abbigliamento per uomo e donna registrerà aumenti dal 3 al 6%: una camicia da donna che fin’ora costava in media 40 euro, ne costerà 42; un abito da uomo da costare 199 euro arriverà a superare i 210.

Anche l’abbigliamento per i bambini e il settore calzature subiranno aumenti simili, mentre per i vini e gli alcolici i rincari saranno del 6-7%: il prezzo di una bottiglia di vino rosso lieviterà da 6,90 euro a 7,40 (+7%); una di spumante costerà 14,80 euro invece che 13,80 e per l’amaro si spenderanno 13,10 euro invece che 12, 39. Il tutto si traducerà in una spesa annua maggiore per le famiglie di circa 25 euro per le scarpe, di 81 euro per l’abbigliamento e di 12 euro per vini e liquori.

Tali aumenti“, commenta Federconsumatori, “dimostrano in maniera evidente e tangibile la “portata distruttiva” che questa manovra economica avrà sul potere di acquisto delle famiglie e sull’andamento dei consumi, già in caduta libera da tempo. In particolare le ricadute annuali a famiglia per i soli settori dell’abbigliamento, delle calzature e dei vini saranno le seguenti“.

Via Federconsumatori.

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Eurisko, come cambiano i consumi degli italiani

pubblicato da Roberto

Eurisko, come cambiano i consumi degli italiani
I consumi degli italiani stanno cambiando e cambiano anche i consumatori. E’ un movimento per ora evidente in una fascia alta di persone ma tendenzialmente rivolto a tutti i consumatori. A riflettere sul passaggio “verso un nuovo modello di consumo” è un seminario organizzato da Eurisko.

Sintetizza il presidente Giuseppe Minoia: “La crisi dei consumi non è solo quantitativa. I consumi cambiano anche perché i convincimenti, i desideri e i bisogni evolvono. Cambiano i modi di pensare la spesa. E anche la grande fascia di popolazione sta evolvendo. Il senso del nuovo modello, trainato dalle élite, riguarda la ricerca del meglio in tema di benessere, in una sintesi di valori sostenibili“. E aggiunge: “Il Novecento è alle spalle. Abbiamo preso le distanze dalla cultura di massa, abbiamo capito che le proposte generaliste possono essere nocive, abbiamo capito che il piacere sta nell’equilibrio e che il bene-essere è lo scopo ultimo. Siamo diventati più attenti, più informati, più esigenti, più competenti anche grazie alla cultura di massa della seconda metà del Novecento, dalla quale tutti oggi tendono a prendere le distanze“.

Si va verso un nuovo modello di consumo trainato dalle élite. La crisi sta riconfigurando i modelli di consumo. In che modo? il 46% afferma che dopo la crisi tornerà ai consumi precedenti, ma il 41% afferma che seguirà un modo di consumare diverso. Percentuale che sale al 59% fra le élite (target con elevata capacità di spesa, interessato alle novità, culturalmente attivo), al 57% fra gli studenti, al 56% fra i laureati.

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Gli italiani trascorrono un terzo del tempo online su social network e blog

pubblicato da Roberto

Secondo la Nielsen, gli italiani trascorrono un terzo del tempo online su social network e blog
Gli italiani trascorrono un terzo del loro tempo online, quello speso su Internet, fra social network e blog. Social network e blog rappresentano ormai la principale destinazione online dei navigatori internet nei paesi occidentali e raggiungono almeno il 60% degli utenti Internet attivi.

In Italia, social network e blog sono visitati dall’84% dei navigatori internet, e il tempo speso su questi siti continua ad aumentare, tanto che il 31% del tempo su web dagli italiani viene trascorso proprio sui siti di social network e sui blog.

È il dato che emerge dal report di Nielsen, che esplora i cambiamenti in atto nel panorama dei social media, le modalità di interazione dei consumatori con questi strumenti e le piattaforme digitali che ne trainano l’utilizzo.

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Che tipo di assicurato sei?

pubblicato da Roberto

Che tipo di assicurato sei? Fatalisti, agguerriti, disarmati e sereni. La ricerca promossa dalla compagnia online Quixa e condotta da MPS individua quattro diversi profili di guidatore con differenti tipologie di comportamento messe in atto in caso di incidente stradale.

Così se i fatalisti, in prevalenza giovani, continuano a prediligere le polizze base, convinti che difficilmente possa capitare loro un incidente, gli agguerriti, per lo più uomini adulti, mettono in atto tutte le misure preventive e reattive adatte a fronteggiare la situazione. Sono soliti sottoscrivere polizze con garanzie aggiuntive come la tutela legale, la responsabilità civile dei trasportati, la mini-kasco e il bonus protetto. Memorizzano la targa dell’altro veicolo, fotografano le auto incidentate e chiamano i vigili se coinvolti in un incidente; nelle settimane successive presidiano l’andamento della pratica, fino alla chiusura della stessa.

I disarmati sono, invece, in prevalenza donne, che vivono il sinistro con istintiva preoccupazione per la propria incolumità e quella delle persone coinvolte, senza però mettere in campo strategie specifiche per fronteggiarlo. Affidano con ansia la gestione della pratica all’assicurazione perché non sono in grado di monitorarne l’andamento.

Al contrario, i sereni, sia uomini che donne adulti, affrontano un incidente stradale con relativa tranquillità sulla base di una buona conoscenza di pacchetti assicurativi, norme comportamentali e pratiche burocratiche da sbrigare.

Sottoscrivono polizze, non necessariamente ricche di opzioni, ma frutto di un’attenta riflessione sulla base di effettive necessità. Denunciano il sinistro all’assicurazione e attendono gli sviluppi della pratica di cui conoscono l’iter perché, a differenza degli agguerriti, non sono sospettosi.

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Consumi, gli italiani tagliano il carrello della spesa

pubblicato da Roberto

Gli italiani sono diventati sempre più sobri. Più abili nel trovare le promozioni e allo stesso tempo attenti agli sprechi.  Il carrello della spesa si riduce, ma giocano, nella speranza di diventare ricchi.Gli italiani sono diventati sempre più sobri. Più abili nel trovare le promozioni e allo stesso tempo attenti agli sprechi. Sacrificano i consumi di auto, arredo, multimedia, abbigliamento ma non esitano a tagliare anche sugli alimentari. Non tagliano, invece, sul gioco: alla fine del 2011 saranno oltre 73 i miliardi, più 20% sul 2010, che saranno spesi dagli italiani in giochi a premi, lotterie e slot machine. Una spesa superiore a quella per l’abbigliamento e le calzature, pari a circa il 60% dei consumi alimentari.

È il quadro tracciato dal Rapporto Coop 2011 “Consumi e distribuzione”. Non è quadro allegro, quello che emerge, con una crisi economica che attanaglia il paese, il reddito delle famiglie tornato indietro di un decennio, l’aumento delle disuguaglianze nel Mezzogiorno, la drammatica condizione giovanile e il generale pessimismo diffuso.

Sacrificano i consumi no food, dall’arredo all’automobili, dall’abbigliamento agli elettrodomestici, ma tagliano anche il carrello della spesa e cambiano gli acquisti alimentari: tornano a crescere i prodotti di base, aumentano il carrello etnico e il pronto, a elevato livello di servizio, ma perdono forza i carrelli salute e lusso. I consumatori italiani sono sobri e consumano in casa, cercano le promozioni, prediligono il supermercato ma trovano agilmente i nuovi formati di spesa dei discount, sono nomadi (il 35% va da un punto vendita all’altro) e pessimisti. Sono, forse giocoforza, attenti agli sprechi: comprano confezioni più piccole, riempiono meno il frigo di cibi freschi, acquistano meno acqua minerale e detersivi.

Via Helpconsumatori.

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Crescono nel Belpaese gli internauti

pubblicato da Roberto

Navigare su Internet è un'attività che sta prendendo sempre più piede in Italia: in base ai dati Audiweb, in luglio 26,2 milioni di italiani si sono connessi al web almeno una volta, il 10% in più rispetto allo scorso anno.Navigare su Internet è un’attività che sta prendendo sempre più piede in Italia. In base ai dati Audiweb, in luglio 26,2 milioni di italiani si sono connessi al web almeno una volta, il 10% in più rispetto allo scorso anno. Questo dato indica i connazionali che si sono collegati da casa, tramite una connessione Adsl, senza considerare gli smartphone o tablet.

Ogni giorno una media di 12,2 milioni di utenti attivi ha trascorso almeno un’ora e tredici minuti a esplorare la rete, consultando mediamente 128 pagine ciascuno. Il picco dell’attività on line è stato registrato tra le 15 e le 18 (in media 6,2 milioni di utenti attivi). Tra le 9 e le 12 gli italiani on line erano 5,5 milioni, mentre tra le 21 e mezzanotte soltanto 4,9 milioni di italiani si sono collegati a Internet.

Si tratta di dati importanti, soprattutto considerando che sono stati rivelati in un mese estivo, periodo in cui generalmente non si trascorre molto tempo in casa.

Audiweb offre anche l’identikit dei fanatici della rete: in luglio si sono connessi 6,8 milioni di uomini, ovvero il 24,8% della popolazione di riferimento e 5,4 milioni di donne (19,7%) del campione considerato. La passione per l’adsl dilaga soprattutto tra i giovani (32,4% della popolazione), seguiti dalla fascia dei 35-54enni (31,4%).

Via Audiweb e Helpconsumatori.

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Con l'aumento dell'IVA la metà dei nostri redditi andrà in tasse!

pubblicato da Roberto

Con l'aumento dell'IVA la metà dei nostri redditi andrà in tasseL’aumento dell’Iva dal 20 al 21 per cento costerà agli italiani fino a 400 euro all’anno (leggi anche Aumento IVA, quanto ci costerà?).

Ma tale aumento avrà anche un effetto moltiplicatore, perché l’imposta si applica sul valore aggiunto che si genera ad ogni passaggio necessario per produrre un qualsiasi prodotto o servizio. Alla fine della catena, c’è il consumatore, quello che paga.

L’aumento dell’IVA comporterà per lo Stato 4,2 miliardi di maggiori entrate ogni anno, che si andranno aggiungere a quelle derivanti dall’aumento delle “accise” (tasse di importo fisso e non percentuale) su benzina e tabacchi. Tutto ciò, prendendo in esame la manovra di ferragosto nel suo complesso, comporterà un aumento della pressione fiscale sui cittadini, dall’attuale 42,60 per cento al 44,4.

Il rapporto tra entrate e Pil, invece, cioè la proporzione tra quanto lo stato prende ai cittadini e quanto questi ultimi producono, in termini di ricchezza, passerà dal 46,6 per cento al 48,7. In pratica, un euro ogni due generati in Italia andrà a finire in tasse.

Via Fiscooggi.

Leggi anche:
Con l’aumento dell’IVA la metà dei nostri redditi andrà in tasse!
Benzina, nuovi rialzi!

AGGIORNAMENTO
Da domani pagheremo l’IVA al 21%

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Tempo di crisi, alcuni consigli per investire

pubblicato da Roberto

Nelle ultima settimana la Borsa italiana ha subito nuovamente forti cali; il valore azionario di molte societÃ�  italiane quotate in Borsa si Ã�¨ ridotto  e il differenziale dei titoli italiani e quelli tedeschi ha toccato valori non immaginabili. Ma quali sono i rischi che corrono gli investitori italiani?Nelle ultima settimana la Borsa italiana ha subito nuovamente forti cali; il valore azionario di molte società italiane si è ridotto e il differenziale dei titoli italiani e quelli tedeschi ha toccato valori non immaginabili. Ma quali sono i rischi che corrono gli investitori italiani?

Per quanto riguarda i titoli di Stato, è bene ricordare che l’aumento del differenziale rispetto ai Bund tedeschi non si traduce immediatamente in perdite per il piccolo investitore.

Lo spread aumenta perché tutti corrono a rifugiarsi nei Bund spingendo il rendimento del titolo tedesco ai minimi storici (1,85% per la scadenza decennale) e perché, viceversa, gli operatori vendono i BTP. Ogni aumento di un punto percentuale del tasso si traduce automaticamente in un calo del prezzo del titolo in mano al risparmiatore. Si tratta comunque di perdite potenziali: se l’investitore conserva l’obbligazione fino alla naturale scadenza otterrà indietro l’intero capitale investito. Se invece decide oggi di vendere avrà una perdita legata alla riduzione di prezzo del titolo sul mercato rispetto al momento dell’acquisto.

Continua a leggere: Tempo di crisi, alcuni consigli per investire

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