
Il governo, molto attento alle esigenze delle banche, aveva deciso di “aiutare” gli istituti di credito ripristinando per loro la possibilità di far pagare salate commissioni a tutti quei correntisti che finivano in rosso anche per poche centinaia di euro e per un numero limitato di giorni, ma il Senato ha bloccato tutto. Con un apposito emendamento è stato stabilito che “le famiglie consumatrici titolari di conto corrente, nel caso di sconfinamenti pari o inferiori a 500 euro in assenza di affidamento ovvero oltre il limite del fido, per un solo periodo, per ciascun trimestre bancario, non superiore alla durata di sette giorni consecutivi”.
In sostanza c’è la possibilità di evitare, a fronte di difficoltà economiche molto limitate ed effettivamente temporanee, purché non si tratti di un’abitudine, i costi che normalmente vengono addebitati dalle banche pronte a penalizzare chi va “in rosso”. Recentemente la rivista Altroconsumo aveva messo in evidenza come molti istituti di credito applicassero commissioni elevate anche per un solo giorno di “rosso” e a prescindere dall’importo.
Qualche esempio? Più di 50 euro per Banca Sella, Monte dei Paschi e Ubi e addirittura 76,61 per i correntisti della Banca Popolare dell’Emilia Romagna. Ovviamente si tratta di importi che non tengono conto del tasso d’interesse dovuto (intorno al 2%), ma vengono “gonfiati” da spese fisse.
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Sembra di essere tornati improvvisamente ai tempi del governo Berlusconi: una giornata di passione, con dichiarazioni che si inseguono e polemiche. Motivo del contendere? L’annunciata misura che obbliga i pensionati ad aprire un conto corrente per ricevere la propria pensione, ma insieme di poterlo fare non pagando alcuna commissione alle banche che ospitano il suddetto C/C. Si tratta di una norma acquisita, di un fatto certo, per quanto manchi ancora l’applicazione nella pratica, ma il sottosegretario all’Economia, Gianfranco Polillo, la definisce un “danno per le banche” e annuncia: il governo “si riserva di intervenire” con un successivo provvedimento “data la difficoltà di introdurre modifiche in quello in esame”.
In effetti le parole di Polillo sembrano inequivocabili: così com’è la legge non va, non si può pensare che le banche offrano i loro servizi gratuitamente, e questa è l’opinione anche del resto del governo che presto provvederà a modificarlo. Non appena le agenzie battono la notizia arrivano decine di risposte dai partiti politici alle associazioni dei consumatori, una tempesta che costringe gli altri esponenti del governo a spiegare che il sottosegretario parla a titolo personale e che l’esecutivo non ha intenzione di modificare un provvedimento di pura equità (”mi costringi ad aprire un conto corrente per favorire la tracciabilità, però me lo offri gratuitamente”).
Dopo l’intervento del presidente del consiglio Monti che ha ribadito la necessità della norma pur “aprendo” alla possibilità che il parlamento la modifichi tornando alla prima stesura (non molto diversa da quella approvata dal senato in sede di conversione del decreto), così nel tardo pomeriggio Polillo è stato costretto a ritrarre anche se lui dice “spiegare”, il suo punto di vista:
Non ho mai detto di eliminare la gratuità dei conti correnti dei pensionati, con un reddito fino a 1.500 euro. Basta avere la pazienza di leggere i resoconti. Ho detto una cosa meno banale. L’obbligo di tenuta del cc nasce da una disposizione di legge: quella della tracciabilità, decisa nel ’salva Italia’. Se un pensionato è costretto ad aprire, per ottemperarvi, un conto presso la banca, è giusto che esso sia esente da oneri, visto che la banca, grazie a quelle disposizioni, vede accrescere la massa di risparmio amministrata. Ma se quel pensionato ha anche altri redditi o proventi è giusto che paghi quanto ogni altro cittadino. Non mi sembra una cosa particolarmente eccentrica e quindi non capisco le polemiche che ne sono seguite.
Anche al sottosegretario, come altri prima di lui, capita di essere fraintesi.
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In materia di conti corrente che offrono al consumatore la possibilità di fare uno scoperto, la normativa sul Credito di Consumo prevede degli obblighi: il creditore deve comunicare immediatamente al consumatore che il conto ha un saldo negativo, a quanti euro ammonta, il tasso debitore applicato, le penali, le spese e gli interessi di mora applicabili.
Le banche non possono più modificare unilateralmente i contratti. A meno che non sussista un motivo giustificato, gli istituti di credito non possono variare i tassi d’interesse, i prezzi e le altre condizioni definite nel contratto stipulato con il cliente. Se anche sono fatte delle variazioni, la banca deve comunicarle al consumatore con almeno due mesi d’anticipo. Se il consumatore non esercita il diritto di recesso, allora le modifiche sono considerate approvate.
Domani proseguiremo il nostro approfondimento parlando di mutui e microcredito, tutte le news sull’argomento si trovono a questo link.
Sono circa 500 mila le famiglie costrette a pagare il bollo su titoli in default. Lo afferma un comunicato di Adusbef e Federconsumatori.
La tassa, molto più pesante del 6 per mille sui depositi bancari e postali introdotta dal governo Amato nel 1992, ha colpito i risparmiatori che hanno una custodia titoli in banca (escludendo bancoposta), con l’introduzione di una imposta di bollo sui depositi titoli, ferma a 34,2 euro l’anno sotto i 50 mila euro, ma che aumenta a 70 euro al superamento di questa soglia fino a 150.000 euro, ma che diventa di 240 euro nella fascia da 150 mila euro fino a 500.000 per attestarsi a 680 euro dai 500 mila euro in su nel biennio 2011- 2012.
Tale imposta di bollo, oltre a gravare sui risparmiatori, afferma il presidente dell’Adusbef, “colpira’ anche i risparmiatori che gia’ oggi sono costretti a pagare custodie titoli, su risparmi depositati che non hanno alcun valore perche’ andati in fumo, nella lunga catena di crack, scandali e dissesti finanziari ed industriali che hanno colpito almeno 1 milione di famiglie,che hanno subito il fenomeno del ”risparmio tradito”.
Adusbef e Federconsumatori chiedono quindi al Governo che siano esonerati circa 500 mila custodie titoli di risparmiatori coinvolti nella perdita dei propri investimenti (bond argentini, Cirio, Parmalat (MDD: PLT.MDD - notizie) , Giacomelli, Lehman Brothers) per un controvalore di 50 miliardi di euro nell’ultimo decennio.

Ai giorni d’oggi è difficile trovare un saldo del conto corrente particolarmente elevato. Le ragioni sono due: chi non ha molti soldi si trova costretto a far fronte a spese continue che non gli consentono di accumulare grosse somme, gli altri, quelli che i soldi li hanno, trovano sicuramente maggiore convenienza nel tenere i soldi impegnati in qualche forma d’investimento. Eppure qualche fortunata (per lui) eccezione c’è.
Quelli di Dealbreaker sono venuti in possesso casualmente della sorprendente ricevuta di prelievo, abbandonata nei pressi di un bancomat di East Hampton, che potete vedere nella foto di questo post. Non avete le traveggole: dopo aver prelevato 400 dollari in contanti il saldo sul conto corrente di questo signore/a ammonta a 99.864.731,94 $, qualcosa meno di 70 milioni di euro. Un po’ di invidia è inevitabile, ma possiamo consolarci in qualche modo. Questo personaggio, nonostante un deposito “rilevante”, non è nemmeno riuscito ad ottenere dalla sua banca di non pagare i 2,75 $ di commissioni.

Il 70% degli stranieri ha un conto corrente, ma ci siamo mai posti il problema di quanto sia complicato per loro leggere e capire i fogli informativi e i contratti? L’ABI, in collaborazione ACLI, ARCI, Caritas Italiana, Cespi, CISS, UNHCR (Agenzia ONU per i rifugiati), sembra averlo capito. Nasce “Benvenuto in Banca“, una brochure informativa “per sviluppare strumenti utili a favorire l’inclusione finanziaria e sociale dei cittadini stranieri“.
La lingua smette di essere, almeno in parte, un ostacolo. La brochure, oltre che in italiano, sarà tradotta anche in albanese, arabo, cinese, francese e inglese. Nelle 15 pagine, scritte con un linguaggio semplice ed intuitivo, i cittadini stranieri troveranno risposte a domande quali: “Come posso mandare denaro nel mio paese?“, “Vorrei comprare una casa, come posso fare?” oppure ancora “Come posso aprire un conto corrente per accreditare lo stipendio?“.

Adusbef e Federconsumatori, due fra le associazioni di consumatori che una decina di anni fa si erano schierate con Poste Italiane guardando con favore all’avvio dell’offerta del conto corrente Bancoposta, preannunciano ricorso all’Antitrust dopo l’annunciata decisione di azzerare i rendimenti dall’attuale 0,15% spingendo i clienti a convertire il proprio conto alla nuova offerta Bancoposta più.
L’azzeramento degli interessi ai propri correntisti nella lettera inviata nei giorni scorsi, rappresenta un espediente per indurre milioni di utenti, che avevano aperto il conto corrente alla posta perché più concorrenziale con il sistema bancario, a chiudere i conti Bancoposta, per passare ad un nuovo prodotto, che verrà pubblicizzato per tutta l’estate, denominato ”Bancoposta più”, con più svantaggi che agevolazioni rispetto alle condizioni contrattuali che regolavano il vecchio Bancoposta, che ha attirato milioni di utenti per la semplicità e la trasparenza dell’offerta, e per i bassi costi di tenuta conto, ossia 30,99 euro annui, oltre i 10 euro all’anno per il bancomat.
In un comunicato Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, Presidenti di Federconsumatori e Adusbef, sottolineano che questa mossa di Poste Italiane rappresenta:
…un vero e proprio invito a tornare al vecchio e caro materasso. Tale scelta, tra l’altro, cade in un momento quanto mai sciagurato, in cui le Poste non hanno dato grande prova di sé. Per questo chiediamo all’azienda un passo indietro, con l’annullamento di questa inaccettabile operazione.

Poste Italiane spinge il suo conto Bancoposta più. I vertici dell’azienda vogliono invogliare i clienti alla conversione dal vecchio conto Bancoposta e lo fanno in maniera drastica. I cinque milioni e mezzo di clienti Bancoposta stanno ricevendo una lettera a casa, in questi giorni, con la comunicazione che il loro conto corrente non ha più alcune remunerazione a partire dal 1 Settembre 2011. Dallo 0,15% si passa allo 0,00, discorso chiuso.
Le Poste vogliono diventare una banca e spingono verso il nuovo conto Bancoposta più. Le condizioni sono semplici, il tasso base è lo 0,25%, ma accreditando lo stipendio o la pensione, chiedendo la domiciliazione delle bollette e una carta di credito si abbattono i costi per il Postamat (il particolare bancomat con circuito Maestro) e si potrà salire ad un tasso dell’1%. Rimane inalterato il canone annuo di 30,99 euro, ma con Bancoposta Più se si utilizzano i servizi messi a disposizione può rimanere quello l’unico costo da pagare (bollo a parte).
Poste Italiane punta a rendere i suoi correntisti simili al profilo dei correntisti tradizionali imitando le banche che offrono conti correnti con un canone annui abbattibili eseguendo operazioni su internet e non affidandosi ai servizi allo sportello. Sarà una strategia vincente? Ad una prima occhiata si punta su clienti già fidelizzati offrendo un servizio decisamente più caro di gran parte della concorrenza.

Gli appassionati di calcio lo ricorderanno per qualche suo gol o per la pedata volante rifilata a un tifoso avversario, gli aficionados delle sale di proiezione l’avranno apprezzato nella pellicola che recentemente l’ha visto brillante co-protagonista, in futuro – forse – ci si riferirà a Eric Cantona anche come a una personalità politica di non trascurabile livello. Perché? Perché l’ex stella del Manchester United sta facendo discutere il mondo con un pesante attacco al sistema bancario internazionale.
“Le proteste? Inutili, meglio ritirare i soldi dalle banche”
Non è mai stato un tipo diplomatico, Cantona. Non stupisce, dunque, che – di fronte a una domanda sui cortei di protesta in Francia contro la riforma del sistema pensionistico - abbia scelto di giocare in attacco.
Continua a leggere: L'ultimo attacco di Cantona: "Abbandonate le banche"
Per tradizione e comodità, i risparmiatori italiani sono fedeli alla banca sotto casa. Dal 2006, però, il decreto Bersani, introducendo le norme sulla “portabilità automatica” del conto corrente, ha movimentato molto il settore bancario, rendendo più facile cambiare istituto di credito alla ricerca di maggior convenienza. Comportamento assai saggio, se si considera che secondo la Commissione Europea un conto corrente italiano costa in media 253 euro annui (l’Abi afferma invece che la gestione del conto corrente nel nostro Paese non costi più di 107 euro all’anno). A volte cambiare banca è conveniente, ma come farlo nella maniera corretta? Per non sbagliare un passo è forse utile tenere a mente alcuni consigli dettati da PattiChiari (www.pattichiari.it), sito internet specializzato nel raffronto tra i costi delle banche.