
Lavori usuranti, dal 2011 scatta la possibilità di andare in pensione con tre anni d’anticipo. Il decreto è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale l’11 maggio scorso e chiarisce modalità (a dire il vero un po’ cervellotiche) e scadenze per poter ottenere la pensione con tre anni d’anticipo rispetto ai limite dell’età pensionabile. Prima di poter presentare la domanda, il cui termine per quest’anno è fissato al 30 settembre, è necessario attendere il decreto attuativo dal ministero del welfare che è atteso a giorni.
Tutte le disposizioni riguardano le pensioni di anzianità, occorre quindi aver maturato comunque almeno 35 anni di contributi. I lavori usuranti, definiti per legge, sono i seguenti:
- lavoratori che svolgono attività definite “particolarmente usuranti” quali lavori in galleria, nelle cave, ad alte temperature, lavorazione del vetro;
- addetti al lavoro notturno con almeno 64 notti l’anno, o con almeno tre ore di lavoro tra mezzanotte e le 5 del mattino per tutto l’arco dell’anno;
- addetti alla catena di montaggio che, nell’ambito di un processo produttivo in serie, svolgano lavori caratterizzati dalla ripetizione costante dello stesso ciclo lavorativo su parti staccate di un prodotto finale;
- conducenti di veicoli pesanti adibiti a servizi pubblici di trasporto di persone (gli autoferrotranvieri)
Per poter usufruire dell’anticipo di tre anni è necessario che queste mansioni siano svolte al momento del pensionamento e che lo siano state per almeno 7 degli ultimi 10 anni per tutti quelli che maturano i requisiti entro il 31 dicembre 2017. Dal 2018 le maglie si stringono: per godere del pensionamento anticipato bisognerà aver effettuato lavori di questo tipo per almeno la metà della vita lavorativa.
Per il lavoro notturno vigono regole speciali: si potrà avere un anno di anticipo sulla pensione se si lavora almeno 64 notti all’anno, due anni per 72 notti all’anno e tre anni solo per chi ha lavorato oltre le 78 notti ogni anno. Se si maturano i requisiti entro la fine del 2011 la domanda va presentata entro il 30 settembre 2012 al proprio ente pensionistico, mentre dal 2012 il termine verrà anticipato al 30 marzo.
I venti di crisi soffiano forte e costringono molti a trovare riparo come capita. L’alternativa che si pone davanti ai lavoratori spesso è difficile scelta: accettare un impiego qualunque sia (anche se prevede uno stipendio più basso rispetto a quello che si è percepito fino a quel momento) o rimanere a casa per un periodo, fruendo di qualche trattamento per il sostegno al reddito? Se si accetta il lavoro, oltre all’impatto immediato sul reddito (che risulterà ridotto) che ne sarà della pensione futura? Minore stipendio significa meno reddito; meno reddito è sinonimo di minori contributi e dunque di pensione più magra. Adesso (limitatamente al 2010) sarà possibile buttarsi nel nuovo impiego con il paracadute: chi accetta un lavoro a condizioni economiche peggiorative potrà godere di una forma di contribuzione figurativa. Sul tema, però, non mancano le polemiche.
L’infelice battuta del presidente dell’Inps Mastrapasqua (”Non presentiamo alcuna simulazione ai parasubordinati, perché se dovessimo dare la simulazione della pensione ai parasubordinati rischieremmo un sommovimento sociale”) ha suscitato molte critiche, ma ha avuto il merito di riaccendere l’attenzione su una questione di non secondaria importanza: le prospettive pensionistiche di una buona parte dei lavoratori di oggi (in prevalenza giovani). A tal riguardo la preoccupazione è legittima, perché per chi non riuscisse a uscire dal giogo della precarietà lo spettro dell’assegno sociale (attualmente pari a poco più di 400 euro) sarebbe un rischio molto reale.
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on si può certo dire che le nuove generazioni si siano affacciate al mondo in un periodo semplice, professionalmente parlando. Prima hanno visto sciogliersi tra le loro mani la sicurezza del posto fisso, adesso assistono al progressivo sgretolarsi delle pensioni, quando sono ancor lontane dal mettersi in tasca il primo assegno con provenienza Inps.
I contribuenti avranno a disposizione un’ulteriore strada per rendere meno complessi i propri rapporti con l’Inps: il pagamento di riscatti, ricongiunzioni, rendite vitalizie e versamenti volontari potrà essere effettuato tramite addebito sul conto corrente.
Novità in vista per quanto riguarda i buoni lavoro, i voucher con cui può essere pagato il lavoro stagionale, che furono introdotti per combattere la piaga dell’occupazione irregolare nei settori in si fa ricorso al lavoro stagionale (per esempio l’agricoltura). Grazie a una convenzione firmata la settimana scorsa tra Antonio Mastrapasqua, presidente dell’Inps, e Giovanni Risso, presidente della Fit (Federazione Italiana Tabbacai), da metà aprile, in sei regioni italiane, i buoni potranno essere venduti e incassati nelle tabaccherie.
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