
Oneri Inail più cari. A partire dal 1° luglio gli importi di minimali e massimali di rendita, valori limiti utilizzati ai fini del calcolo e del versamento dei premi assicurativi, risultano rivalutati dell’1,55% per effetto della variazione Istat.
Per i lavoratori parasubordinati, questo significa che i tetti mensili, minimo e massimo, entro cui calcolare i premi assicurativi, si fissano rispettivamente a euro 1.223,43 (euro 1.204,7 fino al 30 giugno) e a euro 2.272,08 (euro 2.237,30 fino al 30 giugno). Lo spiega l’Inail nella circolare n. 49/2011 aggiornando i valori già diffusi con la circolare n. 21/2011.
Per calcolare i premi assicurativi bisogna tener conto, mensilmente, della retribuzione fissata dalle leggi e dai contratti collettivi, da confrontare con l’importo pari al 9,5% del trattamento minimo di pensione Inps. Da tale confronto si prende il valore più elevato che rappresenta il limite al di sotto del quale non può essere calcolato il premio dovuto all’Inail. A partire dal 1° luglio 2011, spiega la circolare Inail, questo minimo imponibile giornaliero per il settore industriale sale a 48,94 euro (fino al 30 giugno euro 48,19); rapportato a un mese (26 giorni), il minimale assume valore di euro 1.223,43 (euro 1.204,70 fino al 30 giugno).

Le retribuzioni lorde, al netto della cassa integrazione, sono aumentate dello 0,8% nel secondo trimestre nel complesso dell’industria e dei servizi e del 2,8% rispetto allo stesso periodo di un anno fa. Lo rende noto l’Istat precisando che l’indice destagionalizzato degli oneri sociali è aumentato dell’1% rispetto al trimestre precedente mentre l’indice grezzo è cresciuto del 3,2% rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente.
Il costo del lavoro nel secondo trimestre ha segnato invece un aumento dello 0,9% in termini congiunturali e del 2,9% in termini tendenziali. Rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente, l’incremento delle retribuzioni è stato del 3,9% nel settore industriale e dell’1,9% nei servizi.
La crescita tendenziale delle retribuzioni più marcata all’interno dell’industria si registra nel settore della fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata (+7,1%), ”a causa, tra l’altro“, spiega l’Istituto di Statistica, “dell’erogazione di consistenti incentivi all’esodo in alcune grandi aziende. Nei servizi, l’aumento maggiore si rileva nel settore delle attività finanziarie ed assicurative (+3,6%), per effetto del pagamento di premi normalmente erogati nel primo trimestre dell’anno’‘.
Via Asca.
Rispetto a quanto verificatosi negli anni passati, nel 2010 la sindrome influenzale si è rivelata più ostica da sconfiggere, prolungandosi nel tempo e riflettendosi in costi per imprese e lavoratori più alti di quelli accusati dal sistema economico nel suo complesso durante l’anno passato.
I costi dell’influenza
Secondo le stime della Camera di Commercio di Milano, elaborate sulla base di dati raccolti dall’Istat e dal Ministero della Salute, da ottobre a maggio l’influenza ha comportato per le imprese costi pari a 263 milioni di euro, ben 16 in più rispetto all’anno precedente.