
I dati di dicembre parlano chiaro: nell’ultimo mese del 2011 si è ridotta la crescita dei prestiti erogati mentre sono cresciuti i tassi d’interesse. I due elementi sono collegati? In parte, fatto sta che la minor richiesta di credito da parte di famiglie e aziende può essere interpretato come un segnale positivo rispetto al periodo di difficoltà che il nostro paese sta attraverso, diversa la valutazione quando dobbiamo prendere atto dell’ennesima crescita (almeno nel periodo recente) dei tassi per i prestiti che come di consueto non trova un’esatta rispondenza nella crescita dei rendimenti dei depositi.
Non è una novità, ma i freddi numeri raccontano una realtà che conferma le ragioni del “fastidio” dei cittadini nei confronti delle banche, sempre più percepite come approfittatici e di nessun sostegno per l’economia e per le famiglie in questo periodo di gravi difficoltà. Venendo ai dati Bankitalia ha rilevato un netto rallentamento nel tasso di crescita dei prestiti concessi (+2,3% rispetto al +3,5% di novembre) che coinvolge sia le aziende (+2,6% rispetto al 4,4%) che le famiglie (+3,4 contro il +3,9%)
Nel contempo i tassi d’interesse richiesti dagli istituto di credito sono passati al 4,18% dal 3,86% di novembre per le famiglie, al 4,26% dal 3,98% per i mutui e al 9,11 dal 9,07 per il cosiddetto credito al consumo. Come anticipato salgono anche i tassi sui depositi, ma si tratta di una crescita irrisoria (dall’1,05% al 1,08%) mentre per quanto riguarda quei depositi vincolati sullo stile di quelli offerti da banche come WeBank e ING Direct la salita del rendimento è più marcata: dal 2,62% al 2,88%. Per quanto riguarda gli altri numeri diffusi da Bankitalia due piccole “buone notizie”: rimane stabile al 22,2% il tasso di crescita delle sofferenze mentre rallenta leggermente la diminuzione dei depositi dei privati che si attesta ad un -0,5% contro il -0,7% di novembre.
Sono più di 40.000 gli Italiani che nell’ultimo anno hanno richiesto un prestito per pagare i propri studi o quelli dei figli. Chi va alla ricerca di un prestito formazione e università ha in media 38 anni, aspira ad un finanziamento di circa 10.500 euro e ha intenzione di rimborsarlo in 51 mesi. L’età media risultante ingloba sia i genitori che hanno bisogno di supportare i propri figli nel loro processo di formazione, sia gli studenti che richiedono un prestito per se stessi.
L’indagine rileva che sono tanti gli studenti che si fanno carico in prima persona dei costi della loro formazione: oltre il 15% delle richieste di finanziamento è sottoscritto proprio dai diretti interessati, che fanno ricorso al credito al consumo per completare la propria formazione universitaria. Scendono, in questo caso, sia l’età media del richiedente, che si ferma a 25 anni, sia il valore del prestito richiesto 9.500 euro.
A preoccuparsi della formazione sono soprattutto le donne: se solitamente a richiedere un prestito sono prevalentemente gli uomini, quando si tratta di questa tipologia di finanziamento, la percentuale di donne che li richiede aumenta di 14 punti percentuali rispetto alla media, passando dal 24% al 38% delle richieste totali.
Via Prestiti.
Siamo giunti all’ultima puntata dello speciale sul Credito al Consumo, parliamo di mutui.
Per tutta la durata del mutuo, in più, la banca deve fornire al proprio cliente le comunicazioni sull’andamento del mutuo, in gergo, deve illustrare l’andamento del rimborso previsto dal piano di ammortamento. Se il mutuo è vincolato ad un conto corrente, anche gli estratti conto devono essere inviati con una certa regolarità: almeno una volta l’anno, oppure ogni sei, tre o un mese.
Anche per i mutui immobiliari è stata abolita la penale per l’estinzione anticipata del finanziamento e sono state introdotte novità sull’ipoteca e la surroga. L’ipoteca, per esempio, che la banca iscrive come garanzia durante l’acquisto di una casa, si estingue con il mutuo e la banca, entro 30 giorni è obbligata ad inviarne una quietanza al consumatore che ha finito di pagare il mutuo.
La Riforma del Credito al Consumo, infine, ha inciso sulla vita delle associazioni no profit e delle cooperative iscritte negli elenchi che, da settembre 2010, possono accedere ai finanziamenti per l’avvio delle imprese, a patto che siano rispettate tre condizioni: che il prestito non superi i 25 mila euro, che il credito sia effettivamente usato per avviare o sviluppare nuove iniziative imprenditoriali, che i soggetti finanziati siano sottoposti a monitoraggio e assistenza.
Tutte le news sull’argomento si trovono a questo link.

In materia di conti corrente che offrono al consumatore la possibilità di fare uno scoperto, la normativa sul Credito di Consumo prevede degli obblighi: il creditore deve comunicare immediatamente al consumatore che il conto ha un saldo negativo, a quanti euro ammonta, il tasso debitore applicato, le penali, le spese e gli interessi di mora applicabili.
Le banche non possono più modificare unilateralmente i contratti. A meno che non sussista un motivo giustificato, gli istituti di credito non possono variare i tassi d’interesse, i prezzi e le altre condizioni definite nel contratto stipulato con il cliente. Se anche sono fatte delle variazioni, la banca deve comunicarle al consumatore con almeno due mesi d’anticipo. Se il consumatore non esercita il diritto di recesso, allora le modifiche sono considerate approvate.
Domani proseguiremo il nostro approfondimento parlando di mutui e microcredito, tutte le news sull’argomento si trovono a questo link.

Quando la banca o la finanziaria giungono ad un accordo con il cliente si procede con la verifica del merito creditizio del consumatore.
In pratica gli istituti di credito devono controllare che il cliente sia capace di rimborsare il finanziamento. Portata a termine la verifica il consumatore provvede a sottoscrivere il contratto per ogni prodotto scelto. Dopo la firma al consumatore non può essere chiesto di pagare spese aggiuntive non previste dal contratto o incluse in modo scorretto nel TAEG pubblicizzato. Il consumatore, inoltre, può esercitare il diritto di recesso da un contratto di credito entro quattordici giorni dalla firma.
Un’altra novità riguarda il rimborso anticipato. Il consumatore ha diritto ad estinguere in ogni momento, parzialmente o totalmente, il finanziamento. Il finanziatore ha diritto ad un rimborso che non può superare l’1 per cento dell’importo rimborsato in anticipo, se la vita residua del contratto supera un anno, o non deve superare lo 0,5 per cento dell’importo, se la vita residua del contratto è uguale o inferiore a un anno.In genere, l’indennizzo per il finanziatore non può superare l’importo degli interessi che il consumatore avrebbe pagato per concludere contratto nel tempo stabilito.
Un ultima novità riguarda l’inadempimento del fornitore: se un consumatore chiede un prestito per l’acquisto di una macchina o di un elettrodomestico ed è costretto ad annullare in seguito il contratto d’acquisto perché il bene è diverso da quello descritto dal fornitore (ecco l’inadempimento), ha diritto al rimborso delle rate già pagate e alla cancellazione del contratto di credito, senza chiamare in causa giudici e avvocati.
Domani proseguiremo il nostro approfondimento, tutte le news sull’argomento si trovono a questo link.
La normativa sul credito al consumo si applica nei confronti dei crediti tra 200 e 75.000 euro, le cui condizioni devono essere presentate obbligatoriamente in forma “chiara, concisa e graficamente evidenziata“.
La diffusione di questa formula creditizia e sempre più diffusa, sopratutto nei momenti di crisi.
In sostanza ogni messaggio pubblicitario deve indicare chiaramente:
1) il tasso d’interesse (spiegando se si tratti di un tasso fisso o variabile) e le spese comprese nel prestito, l’importo totale del credito,
2)il TAEG (il Tasso Annuo Effettivo Globale) che rappresenta il costo totale del prestito espresso in percentuale. Ad esempio: se il consumatore paga 20 euro per ogni 2000 euro di prestito ottenuto, vuol dire che gli è stato applicato un TAEG dell’1 per cento,
3) eventuali servizi accessori necessari per ottenere il prestito e il costo (se c’è) per tali servizi, la durata del contratto se è stata stabilita,
4) l’importo totale che il consumatore deve restituire e l’ammontare delle singole rate.
Oltre all’obbligo di pubblicità, gli istituti di credito devono mettere il consumatore nelle condizioni di scegliere il prodotto più vantaggioso, comunicandogli tutte le informazioni utili per fare un confronto con gli altri tipi di prestito presenti sul mercato. Quest’obbligo per le finanziarie è detto precontrattuale perché tutti gli opuscoli, in formato cartaceo o su un altro supporto durevole, devono essere trasferiti al consumatore prima che sia sottoscritto il contratto.
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Come mai i tassi d’interesse dei prestiti personali in Italia sono più alti della media europea? La risposta potrebbe essere, banalmente, “perché gli italiani sono quelli con il tasso d’insolvenza più alto nel vecchio continente“. Questo sembra emergere da uno studio pubblicato sul sito di Bankitalia dal titolo “Which households use consumer credit in Europe?” e realizzato dalle ricercatrici Silvia Magri, Raffaella Pico e Cristiana Rampazzi.
Bankitalia sta dando diffusione ai risultati, anche se questi non rappresentano la “posizione ufficiale” della nostra banca centrale. I dati, riferiti al 2008, indicano grosse variazioni nella percentuale di famiglie che risultano inadempienti quando si tratta di rimborsare le rate di un prestito personale da paese a paese.
Le percentuale di insolvenza più bassa si registra nel Regno Unito con un 2,3% (il paese che fa un ricorso maggiore al credito al consumo) mentre Germania, Francia, Spagna e Olanda oscillano fra il 5% e l’8%. Il nostro paese è comunque in testa con un 10,5% di insolventi, in pratica una persona su dieci si rivela un cattivo pagatore. La situazione, almeno secondo lo studio, è comunque “migliorata” rispetto al 2005, ma questo pericoloso primato non riesce a togliercelo nessuno.

La Consumer Credit Counselling Service (Cccs), la più grande Onlus britannica che si occupa di assistere le persone che hanno abusato del credito al consumo, ha stimato l’indebitamento degli abitanti del Regno Unito arrivando alla cifra complessiva di un trilione e mezzo di sterline. Un cifra mostruosa che indica la facilità con la quale negli anni scorsi gli inglesi hanno usato (e abusato) degli strumenti del credito fra prestiti e rateizzazioni vivendo molto al di sopra delle loro possibilità.
Il sogno di poter acquistare più o meno tutto pagando poi in tante piccole rate ha generato una serpeggiante crisi fra le famiglie inglesi che, in presenza di un problema di salute, la perdite del posto di lavoro, una spesa imprevista, si trovano impossibilitate a rispettare gli impegni mensili con i tanti creditori. Il Cccs ha nominato un nuovo presidente, Lord Stevenson di Balcamara, che ha rinnovato l’allarme:
Mi è bastato trascorrere qualche ora nel nostro call center per capire la portata del problema. Ho sentito di una persona con 46mila sterline di debiti sparse tra 12 creditori, ciascuno dei quali non sa di non essere l’unico. C’è bisogno di qualcuno che tenga le fila di tutto ciò, ponendosi come intermediario: se il debitore ha qualcuno che parla a suo nome, può ottenere condizioni migliori per rispettare gli impegni.
Ogni 12 mesi nel Regno Unito 416 mila persone si rivolgono al Cccs, anche se la situazione negli ultimi due anni è migliorata con l’indebitamento medio che è passato da 28 mila sterline a 21 mila. L’augurio è che in Italia, paese storicamente più solido almeno per quanto riguarda l’indebitamento dei privati, non si finisca in questa stessa deriva.

Secondo “Moneta e banche“, supplemento di giugno di Bankitalia, i tassi sui prestiti bancari sono saliti nel mese di Aprile (ultimo sul quale sono disponibile i dati). Il tasso di crescita su base annua dei prestiti alle famiglie è cresciuto al 5.3% dal 5.1% di marzo mentre quello dei prestiti alle società non finanziarie è sceso al 4.4% dal 4.7%.
I tassi sui mutui per l’acquisto di case sono aumentati al 3.31% dal 3.23% di marzo. Il tasso di crescita sui dodici mesi delle sofferenze è sceso in aprile al 26.3% dal 27.1% di marzo mentre i depositi del settore privato anno registrazione una variazione negativa dello 0.2% che va considerato guardando anche alla crescita al 2.6% (rispetto al 2.1% di marzo) sui 12 mesi della raccolta obbligazionaria. Crescono ancora anche i tassi sulle erogazioni del credito al consumo (8.84% contro l’8.74% di marzo).
In compenso sale la remunerazione dei nuovi depositi a scadenza accesi nel mese (1.82% contro l’1.70% di marzo), in particolare quelli sui nuovi depositi delle imprese (1.92% rispetto a 1.70% di marzo).

Farsi concedere un maxi-finanziamento fino a 75 mila euro e poi ripensarci senza pagare penali? Ora è possibile. Dal 1° Giugno è entrato in vigore anche in Italia la riforma di questo settore recependo la direttiva 2008/48/Ce dell’Unione Europea. L’effetto più evidente nel nostro ordinamento è quello di consentire la disdetta dei contratti del credito al consumo per finanziamenti fra 31 mila a 75 mila euro.
Le norme che tutelano i contratti del credito si estendono anche a questo tipo di prestiti con una documentazione che deve garantire la massima trasparenza per il consumatore. Entro 14 giorni, senza dover pagare alcun tipo di penale, possiamo ripensarci. Non solo, se abbiamo debiti residui inferiori ai 10 mila euro possiamo procedere all’estinzione anticipata del prestito senza dover versare l’odioso 1% previsto fino ad ora da molte banche italiane.
Inoltre, al momento della sottoscrizione del prestito l’operatore deve fornirci un foglio informativo che contenga un confronto ponderato delle offerte alternative in modo da consentire la massima informazione al cliente. Basteranno queste norme per abbassare i tassi al credito al consumo in Italia che, come rivelato da Bankitalia, sono in media più alti che nel resto d’Europa?