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Tutti gli articoli con tag disoccupazione

L'Italia degli under 35

pubblicato da Roberto

Qual'è la situazione lavorativa ed imprenditoriale degli under 35?
L’Italia del lavoro under 35 lascia ancora il segno e mette in evidenza uno spaccato tra Nord e Sud molto chiaro. Da una ricerca elaborata da Datagiovani sui dati Istat relativi al 2010, in Italia sono disoccupati ben 1,2 milioni di under 35 e la maggior parte si concentra al Sud Italia.
Circa 1,1 milione di persone (il 96% del totale) è impiegato attivamente nel cercare un posto di lavoro mentre la restante parte, il 4% sta aspettando di iniziare un nuovo impiego (già ottenuto) o è in attesa di una risposta.

Secondo l’Unionecamere oltre un’azienda su 10 in Italia è guidata da un under 35. Sono, infatti, 720 mila ”imprese giovanili”, ovvero l’11,8% del totale. Le imprese con a capo uomo o donna di età inferiore ai 35 anni, spiega l’associazione delle Camere di Commercio, ”si concentrano soprattutto nei settori piu’ tradizionali’“.

Al 31 dicembre del 2010 i settori a piu’ elevata concentrazione d’imprese giovanili sono quelle dei servizi alle persone (16,2% del totale delle imprese del settore), delle costruzioni (15,9%) e dell’alloggio e ristorazione (15,2%). In termini assoluti il settore che attrae maggiormente i giovani capitani d’impresa sia quello del commercio, dove si contano quasi 200 mila imprese pari al 27,6% del totale di aziende ‘under 35. Mentre, dal punto di vista geografico e’ Roma (con 44.166 imprese) la provincia che fa segnare il maggior numero di iniziative imprenditoriali giovanili, seguita da Napoli (40.874) e da Milano (29.753).

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Occupazione, in autunno 88.000 posti di lavoro a rischio

pubblicato da Roberto

L'inizio della stagione autunnale si presenta nera dal punto di vista occupazionale. Anche se l'emorragia dei posti di lavoro registra un rallentamento, il saldo a fine 2011 per le imprese con almeno un dipendente mostra ancora il segno meno.
L’inizio della stagione autunnale si presenta nera dal punto di vista occupazionale. Anche se l’emorragia dei posti di lavoro registra un rallentamento, il saldo a fine 2011 per le imprese con almeno un dipendente mostra ancora il segno meno. Secondo i dati di Unioncamere sono 88mila i posti in uscita, pari a un calo dell’occupazione dipendente dello 0,7%. Più a rischio il lavoro nelle piccole e medie imprese e, a livello geografico, è il Sud a mostrare un deciso affanno. Nel 2010 il saldo negativo era stato di 178mila unità, -1,5%. Nel 2009, anno clou della crisi, ra andata ancora peggio: 213.000 i posti bruciati, pari a -1,9%.

Il centro studi Unioncamere, nel 2011, ha registrato 44mila entrate in più rispetto al 2010 e 47mila uscite in meno. L’inversione di tendenza, però, non sembra essere alle porte per le imprese dell’industria, del commercio e dei servizi. Questo si deve anche all’accresciuta incertezza dell’economia internazionale.

A fine 2011 per il settore industriale è attesa una perdita di quasi 59mila unità (-1,2%). I servizi, invece, dovrebbero fermarsi a quota -29mila unità (-0,4%). Colpite maggiormente le imprese delle costruzioni (quasi 29mila posti in meno). Nei servizi, l’unico settore che arriva a perdere un punto percentuale è relativo agli alberghi e ristoranti, mentre i tassi di variazione degli altri comparti sono compresi tra il -0,7% (servizi alle imprese) e il -0,2% (commercio al dettaglio).

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Un milione e mezzo di disoccupati non cerca più lavoro

pubblicato da Roberto

L�Istat, con riferimento ai dati del primo trimestre del 2011, fa sapere che in Italia ci sono almeno un milione e mezzo di disoccupati che non cercano piÃ�¹ lavoro. La metÃ�  sono donne, principalmente del Sud.L’Istat, con riferimento ai dati del primo trimestre del 2011, fa sapere che in Italia ci sono almeno un milione e mezzo di disoccupati che non cercano più lavoro. La metà sono donne, principalmente del Sud.

Secondo Massagli, coordinatore della Segreteria Tecnica del Ministero del Lavoro:

Questo dato va letto nel contesto del mercato del lavoro complessivo, considerando anche la crisi. I giovani sono risultati estremamente sfavoriti dalla crisi, perché l’Italia è strutturata con un sistema di ammortizzatori sociali che difende chi è già nel mondo del lavoro, a discapito dei cosiddetti “outsider”, coloro che provano a entrare, come i giovani. C’è quindi un problema effettivo di disoccupazione giovanile che non è però più grave che in altri Stati europei, anche se deve essere monitorato affinché non diventi cronico. Le donne in realtà sono uscite dalla crisi con tassi di occupazione più alti dei livelli pre-crisi, seppur di poco. Questo perché con la perdita o il rischio di perdita del posto di lavoro dei mariti, molte donne sono entrate nel mondo del lavoro.

Rimangono in Italia dei divari nettissimi: uno è quello che abbiamo detto tra “insider” e “outsider”, mentre l’altro è quello tra Nord e Sud, che si riflette fortemente sui giovani e sulle donne. Per quanto riguarda queste ultime, il dato va letto in un’ottica culturale, cioè sul fatto che tendenzialmente è vero che al Sud la donna lavora di meno. D’altro canto, però, questo dato andrebbe letto al netto del lavoro nero, che interessa proprio i giovani e le donne, attraverso lavori saltuari, part-time o stagionali che si prestano di più al “nero”.

Chi sono gli scoraggiati?

Dati come questo sono sempre difficili da leggere, innanzitutto perché in questo caso si tratta di interviste, in cui sono gli intervistati stessi a definirsi in questo modo, il che rende l’analisi più difficile. È ovvio però che il dato riflette le difficoltà del tessuto produttivo: se le proposte di lavoro sono di meno, è più facile che alla lunga una persona si scoraggi se vuole trovare un determinato posto di lavoro in una precisa zona geografica. In questo senso, si tratta di un fenomeno che mi aspetterei più da una popolazione adulta, che ha ormai una vita “avviata” e meno mobilità geografica. Quando invece questo dato si legge sui giovani, è più preoccupante.

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Indennità ordinaria di disoccupazione, un sostegno al reddito

pubblicato da Roberto

Un piccolo vademecum sulla indennità di disoccupazione
Dal primo gennaio 1999 il diritto all’indennità ordinaria di disoccupazione, agricola o non, riconosciuta solo in caso di licenziamento. Spetta a chi si dimette volontariamente solo quando le dimissioni avvengono durante il periodo di gravidanza o nel primo anno di vita del figlio o derivano da giusta causa (mancato pagamento delle retribuzione, molestie sessuali, ect.)

Hanno diritto all’agevolazione tutte le persone che prestano lavoro retribuito dipendente, senza garanzia di stabilità di impiego, con esclusione: del personale pubblico; dei lavoratori autonomi; dei lavoratori dipendenti con qualifica di apprendista; dei lavoratori extracomunitari con permesso di soggiorno stagionale; dei lavoratori parasubordinati; dei lavoratori la cui retribuzione è costituita solo da partecipazione degli utili; dei soci delle cooperative teatrali e cinematografiche. L’indennità di disoccupazione è pari al 60% della retribuzione per i primi sei mesi, per il settimo ed ottavo al 50%, e per i successivi è al 40%.

I requisiti per godere del diritto sono: 52 settimane di contribuzione nel biennio precedente l’inizio del periodo di disoccupazione; 2 anni di assicurazione per la disoccupazione involontaria nel biennio precedente l’inizio del periodo di disoccupazione. Con effetto dal primo gennaio di ogni anno, a partire dal 2008 la rivalutazione degli importi massimi dei trattamenti è determinata nella misura del 100% dell’aumento dell’indice Istat derivante dall’aumento dei prezzi al consumo.

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Crisi economica e riforma dello Statuto dei lavoratori

pubblicato da Roberto

Nella conferenza stampa convocata venerdì 5 agosto Tremonti ha enunciato l'intenzione di modificare lo Statuto del Lavoro, è davvero una riforma necessaria?Nella conferenza stampa convocata venerdì 5 agosto, Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti hanno snocciolato ai giornalisti i 4 punti della loro ricetta per uscire dalla crisi, tra i quali la riforma dello Statuto del lavoro, affermando che “uno dei pilastri sarà la riforma del lavoro. C’è un testo importante già elaborato, sarà presentato alle parti sociali per essere portato al Senato“. Proprio alla riforma dello Statuto dei lavoratori, e più precisamente al famigerato Statuto dei Lavori ha fatto riferimento Tremonti.

La bozza si compone di due articoli: il primo di conferimento della delega al governo e il secondo che ne esplica le modalità.
Compaiono poi tutti i cavalli di battaglia del ministro: una soglia minima di diritti per tutti e poi il resto: sussidiarietà, enti bilaterali, compatibilità economiche, variabili geografiche e settoriali.

Il principio fondante lo Stauto dei lavori è assolutamente inaccettabile e cioè quando stabilisce che i diritti debbano discendere dalla tipologia di impiego. E’ un assunto per noi assolutamente non accoglibile“, hanno subito affermato dalla CGIL.

La cosa devastante in quel progetto, oltre il nulla di cui sono composte le due paginette scarse, è la previsione del tutto ideologica che è la riduzione del 50% della legislazione del lavoro e la derogabilità, tolti i diritti definiti dalle convenzioni internazionali, a qualunque livello. Un fatto che potrebbe scatenare una corsa verso il basso perché ad ogni derogabilità di una azienda corrisponderà una pressione proveniente da un’altra azienda per avere più derogabilità rispetto alla prima“. Insomma, continua la CGIL, “si produrrà un modello dove vince chi deroga di più determinando un inaccettabile assetto sociale che fa a pugni con qualunque ipotesi di autonomia del diritto rispetto alle eleggi della concorrenza“.

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Cassa integrazione, i dati gennaio-maggio

pubblicato da Roberto

Si attesta al 40,4% la percentuale delle ore autorizzate di cassa integrazione che sono state effettivamente utilizzate tra gennaio e maggio 2011'
Si attesta al 40,4% la percentuale delle ore autorizzate di cassa integrazione che sono state effettivamente utilizzate tra gennaio e maggio 2011. E’ quanto ha dichiarato in una nota l’Inps presentando il dato dell’esame del cosiddetto tiraggio della cig. Risultato che conferma la rilevazione precedente, relativa al periodo gennaio-aprile 2011, quando la percentuale registrata era stata del 40,2%. Nel dettaglio l’uso piu’ consistente delle ore autorizzate e’ ancora quello per la cassa integrazione ordinaria (47,7%), mentre l’utilizzo reale delle ore autorizzate per la cassa integrazione straordinaria e in deroga e’ pari al 32,8%.

Il dato del tiraggio si stabilizza“, commenta il presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua, “confermando i segnali registrati dalla flessione di richieste di cig di giugno e luglio”. Il tiraggio di questi primi mesi del 2011 e’ sensibilmente inferiore a quello del 2010: per la cassa integrazione ordinaria e’ passato dal 56,7% (del 2010) al 47,7% del 2011; per la cassa integrazione straordinaria e in deroga e’ passato dal 48,5% (2010) al 38,2% di quest’anno; per una media che e’ scesa dal 50,8% del 2010 al 40,4% del 2011.

Un mercato del lavoro, pertanto, ancora fortemente in crisi che si aggrappa all’agevolazione della cassa integrazione per sostenere la domanda interna.

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La ricetta per uscire dalla crisi delle parti sociali

pubblicato da Roberto

Pareggio di bilancio nel 2014, costi della politica, liberalizzazioni e privatizzazioni, sblocco degli investimenti, semplificazioni e pubblica amministrazione, mercato del lavoro. Sono questi i sei punti contenuti nel documento comune presentato dalle parti sociali al governo
Pareggio di bilancio nel 2014, costi della politica, liberalizzazioni e privatizzazioni, sblocco degli investimenti, semplificazioni e pubblica amministrazione, mercato del lavoro. Sono questi i sei punti contenuti nel documento comune presentato dalle parti sociali al governo. Sul pareggio, le parti chiedono provvedimenti strutturali capaci di incidere sulle tendenze di fondo della spesa pubblica. Sui costi della politica bisogna anticipare da subito le riduzioni contenute nella manovra.

Secondo le parti sociali occorre inoltre un grande piano di privatizzazioni e liberalizzazioni da avviare subito. Gli investimenti vanno sbloccati con misure eccezionali per le opere già finanziate con risorse pubbliche e private. Su semplificazioni e Pubblica amministrazione bisogna approvare rapidamente i provvedimenti all’esame del Parlamento. Infine per il mercato del lavoro le parti sociali proseguiranno l’impegno per modernizzare le relazioni sindacali.

«È stata definita un’agenda che riprende alcuni di questi punti che abbiamo presentato. Auspichiamo che questi temi vengano affrontati con la necessaria urgenza e straordinarietà che il momento richiede. È un momento grave che va affrontato con la massima determinazione. Sappiamo che parte della crisi viene dalla situazione internazionale, ma sappiamo anche che il problema va affrontato con urgenza nel nostro Paese», ha detto il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia dopo il confronto tra governo e parti sociali.

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Trovare lavoro, un'impresa su due ha assunto per conoscenza

pubblicato da Roberto

Un'impresa su due nel 2010 ha assunto per conoscenza del candidato. Lo rivela un'indagine targata Unioncamere-ministero del Lavoro, elaborata sulla base delle dichiarazioni delle imprese interpellate.
Un’impresa su due nel 2010 ha assunto per conoscenza del candidato. Lo rivela un’indagine targata Unioncamere-ministero del Lavoro, elaborata sulla base delle dichiarazioni delle imprese interpellate. Si tratta di un canale di reclutamento che ha subito con una crescita sensibile rispetto all’anno precedente, quando a essa ricorreva il 28,7% delle imprese. Il secondo canale è quello legato alle banche dati aziendali, dove vengono conservati i curriculum dei candidati: a esse fanno riferimento il 24,6% delle aziende.

Secondo il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello “il clima economico che stiamo vivendo impone alle imprese grande attenzione nella selezione del personale. In un contesto del genere, il “fiuto” dell’imprenditore e il rapporto di fiducia che può essersi creato tra quest’ultimo e un giovane alla ricerca di lavoro magari in occasione di uno stage o tirocinio diventa premiante ai fini di una assunzione“.

Tornando all’indagine si osserva come si riduca considerevolmente la rilevanza della segnalazione da parte di conoscenti e fornitori: se nel 2009 la utilizzava il 21% delle imprese, ad essa ha fatto ricorso solo l’11,9% del mondo produttivo. Calo d’appeal, al contrario, per tutte le modalità che comportano il ricorso a intermediari sia privati, come le società di lavoro interinale, le società di selezione e associazioni di categoria, e Internet, sia istituzionali, quali i centri per l’impiego. Si riduce, infine, di quasi 4 punti percentuali il numero delle imprese che hanno utilizzato i quotidiani e la stampa specializzata per selezionare il proprio personale.

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Nel secondo trimeste 2011 il Pil cresce dello 0,3%

pubblicato da Roberto

Nel secondo trimestre 2011 il Pil è cresciuto dello 0,3% sul trimestre precedente e dello 0,8% nei confronti del secondo trimestre 2010. Nel secondo trimestre 2011 il Pil è cresciuto dello 0,3% sul trimestre precedente e dello 0,8% nei confronti del secondo trimestre 2010. Lo comunica l’Istat. Pil dunque in lieve crescita nel secondo trimestre dell’anno. Nel periodo aprile-giugno, secondo le stime preliminari dell’Istat, il prodotto interno lordo corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato è aumentato dello 0,3% rispetto al trimestre precedente e dello 0,8% rispetto al secondo trimestre 2010. Nel primo trimestre del 2011 si era registrato un incremento congiunturale dello 0,1% e tendenziale dell’1%.

Il risultato congiunturale, spiega l’Istat nella nota con cui diffonde il dato sulla stima preliminare del prodotto interno lordo, «è la sintesi di una diminuzione del valore aggiunto dell’agricoltura e di un aumento del valore aggiunto dell’industria e dei servizi». Il secondo trimestre del 2011 ha avuto una giornata lavorativa in più rispetto al trimestre precedente e lo stesso numero di giornate lavorative del secondo trimestre 2010.

La crescita dei consumi per il 2011 è pari allo 0,7%. Nello stesso periodo il Pil è aumentato in termini congiunturali dello 0,3% negli Stati Uniti e dello 0,2% nel Regno Unito. In termini tendenziali, il Pil è aumentato dell’1,6% negli Stati Uniti e dello 0,7% nel Regno Unito.

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Cassa integrazione in calo a Luglio

pubblicato da Mario Marcello Forte


La flessione delle richieste per la Cassa Integrazione ordinaria e straordinaria continuano a calare. Le domande autorizzate dall’Inps sono calate del 2,1% nel mese di luglio rispetto a giugno, ma soprattutto il calo diventa rilevante quando si confrontano i dati con lo stesso mese del 2010. Le domande rispetto allo scorso anno sono scese del 28,8% e danno l’idea di un’economia ancora sofferente, ma in miglioramento rispetto allo scorso anno.

Certo le fluttuazioni del mercato finanziario non lasciano tranquilli sulle prospettive dell’immediato futuro. C’è il dubbio che questa “mini” ripresa possa essere bruciata dalle difficoltà degli stati soffocati dai debiti sovrani, una crisi che coinvolge pesantemente le borse. La Cgil fornisce poi un’altra chiave di lettura di questo dato, decisamente meno ottimistica:

Si conferma un trend che porterà le ore di cig autorizzate nel 2011 attorno al miliardo di ore e cioè, dopo due anni di crisi, allo stesso dato del 2009. Sempre bene che la cig cali ma l’ottimismo con cui i dati vengono divulgati è fuori luogo: molte persone continuano a vivere per il secondo o terzo anno consecutivo con una indennità da 700 euro al mese. E poi, che fine hanno fatto le ore di cassa in meno rispetto al 2010? I lavoratori sono rientrati in produzione o, come da più parti ci viene segnalato, si restringe il perimetro occupazionale? La realtà è che l’uscita dalla crisi, nonostante qualche segnale positivo, è ancora lontana e con questo trend il rischio evidente è che questo grande bacino di cassintegrati non sarà tutto riassorbito e transiterà in parte nella disoccupazione: l’aumento della cassa ordinaria inoltre dimostra che nuove aziende sono entrate nel perimetro di crisi.

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