
Nuove tasse sì, ma “selettive”. Raffaele Bonanni, segretario generale della CISL, chiede di non fare di tutta l’erba un fascio e distinguere fra i diversi profili di contribuenti nel momento in cui il Governo Monti introdurrà le nuove imposte necessarie a garantire la tenuta dei conti pubblici. Il sindacalista teme che nell’urgenza finiscano per essere punite ancora una volta categorie già vessate da prelievi coatti come i dipendenti e i pensionati.
Se il timore che un’eventuale imposta patrimoniale possa colpire queste categorie appare ingiustificato (si è sempre parlato di misure che dovrebbero rispondere ad una logica differente andando nella direzione dei patrimoni significativi) quello per il ritorno dell’ICI, l’imposta comunale sulla casa, è piuttosto fondato.
L’imposta comunale sugli immobili è stata definita da Mario Monti, in linea con il suo stile, “se non un’anomalia certamente una peculiarità” del nostro sistema. Questo fa pensare che quando torneremo a pagare tasse sugli immobili saremo costretti a farlo anche per la prima casa che già dai tempi del secondo Governo Prodi era entrata in un’area di esenzione pressoché totale. La proposta di Bonanni è quella di escludere per lo meno quei contribuenti che possiedono un solo immobile dal ritorno dell’imposta. L’esecutivo sarà davvero così clemente?

La Riforma Fiscale prevederà un’imposta patrimoniale? L’ipotesi, per ragioni politiche, non è sul tavolo del Ministro Tremonti (non ufficialmente almeno), ma potrebbe essere la soluzione per reperire quei fondi destinati poi al taglio delle tasse per le classi meno abbienti. Intanto arriva una benedizione della patrimoniale da parte di Luigi Abete, presidente di BNL-BNP Paribas, intervistato da L’Espresso nel numero in edicola domani.
La riforma fiscale? Dobbiamo farla, e farla oggi. Anche con una tassa sul patrimonio. Chiamiamola contributo ordinario per la trasparenza e la crescita. Un’imposta ordinaria minima a carico delle persone fisiche che abbia come riferimento il patrimonio. Basta l’uno per mille (è un settimo di quello che si paga in Svizzera) per racimolare 9 miliardi con cui pagare quasi tutto il taglio Ires: chi ha 50 milioni di patrimonio pagherebbe 50 mila euro, chi un milione, mille euro. Si può decidere di escludere i patrimoni sotto una certa soglia, creare una franchigia sotto un certo valore. Soprattutto: non chiamiamola patrimoniale. L’ho battezzata Ctc: “contributo ordinario per la trasparenza e la crescita”. Vorrei far capire che serve proprio per evitare una patrimoniale vera, cioè una tassa straordinaria a carico dei ricchi, con rischi elevati di stabilità per il paese: la Ctc è un modo per dare trasparenza alle variazioni patrimoniali che intervengno di anno in anno, e’ un’operazione di politica economica che colpisce l’evasione e il lavoro nero. Fondamentale, comunque, e’ che questa riforma, perché venga accettata da tutte le componenti sociali, sia realizzata tutta insieme.
L’importo di questa “Ctc”, secondo Abete, basterebbe a finanziare i tagli sulle tasse alle imprese. Il Governo avrà la forza per fare suo un provvedimento di questo tipo?