Come si sta sulle spiagge italiane? Non male, lo sappiamo tutti. La bellezza dei litorali del Belpaese è rinomata. Se si guarda a come le vacanze sotto l’ombrellone svuotano i portafogli dei bagnanti, poi, si dovrebbe concludere rapidamente che gli arenili italiani sono tra i migliori del bacino mediterraneo. Anche quest’anno, infatti, un’indagine svolta dal Codacons rivela che il mare italiano è discretamente più salato rispetto a quello di altri Paesi europei.
Negli ultimi vent’anni sono state più d’una le riforme che hanno modificato il sistema scolastico (e universitario) italiano; guardando i dati contenuti negli ultimi rapporti del Censis, tuttavia, si ricava l’impressione che qualcosa ancora non funzioni: molto spesso, infatti, i laureati italiani svolgono mansioni per cui il loro titolo di studio si rivela inutile.
Solo un pezzo di carta
Stando a quanto attestato dal Censis, nel nostro Paese ben il 36,5% dei laureati specialistici ricopre posizioni lavorative per cui la qualifica data dal titolo di studio non sarebbe richiesta. In poche parole, insomma, buona parte dei laureati italiani è sottoinquadrata.
Dura la vita da italiano! Secondo il rapporto annuale Taxing Wages stilato dall’Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), l’Italia è solo ventitreesima tra i Paesi aderenti all’organizzazione per quanto riguarda il livello dei salari medi.
Salari sotto la media
Nel Belpaese, il salario medio netto annuale è pari a 22.027 dollari, considerevolmente inferiore ai 26.359 dollari fatti registrare dalla media Ocse. Una statistica particolarmente scoraggiante, se si considera che nell’ambito dell’Europa a quindici il salario annuale netto medio è risultato pari a 28.454 dollari.
Continua a leggere: Gli stipendi italiani sotto la media Ocse
Le famiglie italiane sopportano uno dei più elevati carichi fiscali d’Europa. Lo attesta uno studio della Cgia di Mestre, in cui si sottolinea come le cose - rispetto a quanto avviene nelnostro Paese in questo campo - vadano ben diversamente in Francia (dove siapplica il quoziente familiare).
Occhio puntato sulla famiglia tipo
La ricerca dell’Assocazione degli artigiani e della Piccola impresa, infatti, si è concentrata in maniera particolare in un raffronto tra la situazione fiscale di una famiglia italiana e di una francese (composte entrambe da marito, moglie e 2 figli a carico). Nello svolgimento della propria indagine, la Cgia ha considerato solo la tassazione dell’imposta personale, senza tenere in conte le addizionali Irpef.