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Tutti gli articoli con tag iva

Prezzi benzina: il governo studia interventi

pubblicato da Mario Marcello Forte


Dopo mesi nei quali il governo è apparso quantomeno disinteressato all’esplosione del prezzo dei carburanti qualcosa sembra cambiare. L’annuncio era arrivato indirettamente nella giornata di ieri da Corrado Passera, ma anche oggi spuntano conferme in tal senso. In realtà, come noto, fra i principali responsabili dell’inarrestabile ascesa che ha portato in alcune regioni il prezzo della benzina verde stabilmente sopra soglia 1.9 euro per litro c’è proprio l’esecutivo che ha copiosamente contribuito alzando le accise sui carburanti per reperire denaro fresco in grado di contrastare gli effetti della crisi finanziaria. Qualcosa però, almeno così pare, sta cambiando.

L’annuncio arriva dal Sottosegretario allo Sviluppo economico con delega all’energia Claudio De Vincenti: “Stiamo lavorando all’ipotesi di sterilizzare gli effetti dell’aumento del prezzo sull’Iva”. Si tratta di una proposta che da anni è avanzata dalle associazioni dei consumatori: impedire che l’aumento delle accise finisca per essere moltiplicato dall’Iva (che si applica sul prezzo comprese le altre tasse).

Ma non solo. Lo stesso ministero ha diffuso una nota in cui spiega: “nel corso di una riunione svoltasi stamane il sottosegretario De Vincenti ha richiamato i rappresentanti della filiera dei carburanti alla necessità di allineare i prezzi dei prodotti petroliferi alla pompa all’andamento del mercato internazionale della materia prima raffinata, così da riavvicinare il prezzo medio Italia a quello medio europeo”. In sostanza il governo sembra convinto che quella che molti definiscono “una leggenda metropolitana”, la cosiddetta “doppia velocità”, nasconda più di un fondo di verità.

Foto | © TM News

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Per la benzina in due anni sono decollate le tasse

pubblicato da alessandro condina

Con il prezzo della “verde” ormai stabilmente sopra quota € 1,80 un pieno di benzina è arrivato a costare tra i 40 e i 60 euro: un lusso che non tutti si possono permettere. L’aspetto più grave, però, è che al punto in cui siamo più di metà del prezzo della benzina è composto da tasse: siamo al 60%.

Secondo un’elaborazione realizzata da Adiconsum in un paio di anni il peso del fisco alla pompa si è moltiplicato quasi per 8, mentre la componente industriale è aumentata in misura di gran lunga inferiore. Addirittura per il gpl, la parte industriale ha registrato un calo mentre le tasse sono aumentate.

Sono due le componenti della tassazione per i carburanti: le accise e l’Iva. Le prime sono una parte fissa, mentre la seconda varia ovviamente con il variare del prezzo. Negli ultimi anni le associazioni dei consumatori avevano chiesto di modulare l’Iva in modo che assumesse un andamento opposto a quello del prezzo, cioè che salisse quando i prezzi scendono e invece si riducesse quando i prezzi salgono. Nessun governo, men che meno questo dei tecnici, ha accolto questa proposta e adesso con l’Iva al 21% il carico fiscale ha preso il volo.

Non parliamo neppure delle liberalizzazioni: ogni aumento di una compagnia è subito seguito da anloghi rincari dei concorrenti e il mercato libero è solo un miraggio. Non è un caso che anche il mercato dell’auto sia in sofferenza: in un quadro del genere il mezzo di trasporto privato è sempre più un lusso.

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Corte dei Conti: "Evasione Iva al 36%"

pubblicato da Mario Marcello Forte


La Corte dei Conti apre il suo anno giudiziario con una cerimonia che prevede l’intervento del Presidente Luigi Giampaolini, proprio da lui arrivano novità per nulla piacevoli sullo stato di salute del nostro paese da diversi punti di vista. Giampaolini parla apertamente di “corruzione, malaffare ed illegalità” come “fenomeni ancora notevolmente presenti nel Paese le cui dimensioni sono di gran lunga superiori a quelle che vengono, spesso faticosamente, alla luce”.

Il riferimento è a tutte quelle pratiche che danneggiano la finanza pubblica, la più grave di queste è sicuramente l’evasione fiscale. Secondo la Corte è ragionevole “considerare come attendibili” quelle stime che misurano (pur in assenza di dati certi e con tutte le difficoltà connesse ad analizzare qualcosa di “sommerso” per definizione) il totale dell’evasione fiscale intorno ai 100-120 miliardi di euro l’anno.

Un pozzo senza fondo di denaro che non finisce nelle casse dello Stato, che anche per questa ragione è in gravi difficoltà di fronte alla crisi finanziaria, che non dovrebbe mai smettere di allarmare. Giampaolino fa un chiaro riferimento ad una tassa tanto difficile da eludere per i singoli cittadini eppure tanto evasa allargando lo sguardo ad un contesto più ampio: l’Iva. L’imposta sul valore aggiunto secondo “analisi accurate condotte evidenziano per l’Italia un tax gap superiore al 36%, che risulta di gran lunga il più elevato tra i grandi paesi europei, con l’eccezione della Spagna, per la quale lo stesso rapporto supera il 39%”. L’Italia quasi ultima, come capita troppo spesso.

Foto | © TM News

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L'IVA non aumenta (almeno in Spagna)

pubblicato da Mario Marcello Forte


La Spagna, così come l’Italia, sta subendo il pesante contraccolpo della crisi economica e finanziaria. La disoccupazione vola, il deficit pubblico è sempre più preoccupante e i timori per il debito sovrano della nazione iberica scuotono i mercati proprio come sta succedendo nel caso del nostro paese. La conseguenza politica della crisi è stato il cambio di colore politico del governo. Zapatero si è fatto da parte, al suo posto è stato eletto il leader del Partito Popolare di Rajoy che ora è chiamato ad approvare misure che risistemino i conti pubblici e diano un nuovo impulso all’economia.

La manovra economica è in fase di approvazione, 6 miliardi di nuove tasse e 9 miliardi di euro di tagli. Nulla in confronto a quanto si è reso necessario in Italia nel 2011, ma poco ci manca. C’è una grossa differenza fra le scelte dei governi Berlusconi e Monti e quella di Rajoy. Il primo ministro spagnolo ha rassicurato i suoi cittadini: l’IVA, l’imposta sul valore aggiunto, non aumenterà.

Le aliquote spagnole, similarmente a quelle italiane sono 3, la più alta è ferma al 18% mentre le due aliquote ridotte ammontano all’8% e il 4%. In Italia siamo già al 21% dopo l’aumento deciso dal Governo Berlusconi e rischiamo di subire un’ulteriore mazzata dai recenti provvedimenti dell’esecutivo guidato da Mario Monti. In assenza di modifiche il 1 ottobre 2012 l’IVA potrebbe salire dal 21% al 23% e anche l’aliquota ridotta del 10%, che fino ad ora non era stata toccata, potrebbe arrivare al 12%. Senza dimenticare che calendarizzato c’è addirittura un altro +0,5% per il 1 gennaio 2014. Anche Fabio Fazio, durante una recente intervista, ha chiesto a Monti se questi aumenti ci saranno. Il premier ha evitato di rispondere alla domanda diretta finendo per alimentare il timore che il fatidico 23% per l’IVA sia praticamente inevitabile. Beati gli spagnoli.

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IVA al 22%? Monti ci sta pensando

pubblicato da Mario Marcello Forte


Il governo Monti sta mettendo a punto una nuova manovra correttiva. Dopo il viaggio a Bruxelles per incontrare Angela Merkel e Nicolas Sarkozy e la visita del commissario Ue Olli Rehn a Roma il premier Monti ha fatto capire che entro l’8 dicembre prossimo sarà pronto il pacchetto di misure che l’Europa chiede da tempo all’Italia. Bisogna dare un’altra energica sistemata ai conti pubblici ed insieme alla reintroduzione dell’ICI (in una forma ancora da decidere) e ad una patrimoniale “light” (il 5×1000 per i patrimoni finanziari superiori al milione di euro) potrebbe spuntare la sorpresa di un nuovo aumento dell’IVA.

Il governo Berlusconi l’ha portata poche settimane fa dal 20% al 21%, un punto in più per l’aliquota che più di ogni altra è in grado di far aumentare gli incassi dell’erario in maniera immediata, così come esigono le richieste dell’Europa, ansiosa di vedere significativi miglioramenti nei conti dello Stato italiano con l’obiettivo del pareggio di bilancio da raggiungere entro il 2013 che resta la stella polare di Mario Monti.

Un’eventuale crescita dell’IVA italiana fino al 22% sarebbe decisamente penalizzante per la fiscalità generale, sempre colpita dall’aumento delle imposte indirette. L’Italia raggiungerebbe la Lettonia e si avvicinerebbe a Portogallo, Finlandia, Polonia che raggiungono il 23%. I paesi scandinavi come Svezia e Danimarca guidano la classifica con il poco invidiabile primato del 25%, soltanto 3 punti in più rispetto all’eventuale nuova aliquota imposta dal governo Monti, ma con un welfare state che garantisce una serie di livelli minimi d’assistenza anni luce avanti rispetto a quelli del nostro paese.

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Carburanti, aumentano accise. Le critiche

pubblicato da Mario Marcello Forte

Carburanti, aumentano accise. Le criticheAumentano le accise sui carburanti per fronteggiare l’emergenza causata dall’alluvione in Liguria e in Toscana. Così, rileva Staffetta Quotidiana, i prezzi alla pompa hanno risentito, nel ponte dei Santi, dell’aumento delle accise in vigore dal 1° novembre, per un ammontare di 0,89 centesimi, che con l’aggiunta dell’Iva al 21% hanno un impatto sul prezzo finale compreso fra 1 centesimo e 1,1 centesimi al litro.

L’aumento della accise è sempre tema controverso. Commenta il segretario generale Adiconsum Pietro Giordano: “Giusta la solidarietà per le popolazioni colpite dalle alluvioni, ma auspichiamo che non venga prorogata per decenni, come accaduto per esempio per la guerra in Abissinia“.

L’insieme delle decisioni sui carburanti hanno ripercussioni inevitabili. Prosegue Giordano: “Tali decisioni nel loro complesso pesano ulteriormente sui redditi delle famiglie già fortemente colpite dalla crisi economica, e peseranno sul tasso d’inflazione, che Adiconsum prevede in novembre prossimo al 4%. Ciò provocherà un ulteriore aumento dei prezzi di tutti i prodotti alimentari e non, che già hanno avuto un balzo in avanti grazie all’effetto Iva e agli arrotondamenti illeciti. È tempo di segni di discontinuità che blocchino tassazioni dirette e indirette sui soliti noti, cioè lavoratori dipendenti e pensionati, e creino le condizioni per politiche di sviluppo che diano occupazione e quindi reddito ai giovani e alle donne che come rileva l’Istat sono le categorie più colpite dalla crisi economica in atto“.

Quello che viene contestato da più parti al Governo non è la bontà della motivazione alla base dell’aumento delle accise, quanto il fatto che il ricorso a questo tipo di provvedimento sia diventato la soluzione immediata per qualunque tipo di emergenza, in assenza di progetti alternativi. Commentano ad esempio Federconsumatori e Adusbef: “Non contento di aver aumentato l’Iva al 21%, e di aver innalzato in diverse riprese l’accisa sui carburanti, il Governo ha pensato bene di aumentare ancora una volta l’accisa. Nulla da dire sulla motivazione, condividiamo pienamente la necessità di stanziare aiuti per la Liguria e la Toscana, colpite dalle violente alluvioni dei giorni scorsi, ma non è questo il modo“.

Via Ansa.

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Stime provvisorie, l'inflazione schizza al 3,4%

pubblicato da Roberto

Stime provvisorie, l'inflazione schizza al 3,4%
Il tasso d’inflazione annuo a ottobre è salito al 3,4% dal 3% di settembre. È il dato più alto da ottobre 2008. Lo rileva l’Istat nelle stime provvisorie, che indicano un aumento dello 0,6% su base mensile, il rialzo maggiore da giugno 1995. Secondo l’Istituto di Statistica, a pesare sono stati gli effetti della manovra, in particolare dell’incremento dell’Iva. Aumenti record per benzina e gas naturale: la prima è aumentata del 17,8% (dal +16,3% di settembre) su base annua, mentre è salita dello 0,8% su base mensile. Forte rialzo anche per il prezzo del gas naturale, che su settembre aumenta del 3,4% e su base annua balza all’11,3%, dal 7,6% di settembre.

Sempre più grave ed allarmante la crescita del tasso di inflazione” commentano Federconsumatori e Adusbef che parlano di “una crescita incontrollata in piena contraddizione con l’andamento dei consumi e del potere di acquisto delle famiglie“. Quanto alle cause, Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, presidenti di Federconsumatori e Adusbef sostengono che l’aumento “non può avere alcuna giustificazione o spiegazione al di fuori delle volontà speculative ormai chiare ed evidenti, nonché della demenziale manovra di aumento dell’IVA operata dal Governo“.

Un capolavoro” commenta, invece, Confesercenti che aggiunge: “Una scelta sbagliata, come per altro denunciato fin da subito da Confesercenti, e che per giunta si alimenta del costo crescente dei prezzi dei carburanti, rivelandosi per quello che è: un boomerang contro l’economia italiana e lo sviluppo“.

Via Federconsumatori.

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In aumento anche Imposta Provinciale di Trascrizione

pubblicato da Roberto

In aumento anche Imposta Provinciale di Trascrizione
Non bastava il caro benzina ad incidere sulle già tartassate tasche degli automobilisti. La conversione in legge del d.l. 138/2011 ha confermato anche l’aumento dell’IPT (Imposta Provinciale di trascrizione).

Ciò significa che dal 19 settembre scorso tutte le formalità (prime immatricolazioni, trasferimenti di proprietà, ecc.) presentate al Pubblico Registro Automobilistico (PRA), ad eccezione delle Regioni a statuto speciale (Friuli Venezia Giulia, Sicilia e Sardegna) e delle Province autonome (Trento e Bolzano), pagheranno per i veicoli superiori a 53 kW l’IPT in misura proporzionale (€ 3,5119 x kW) in luogo della misura fissa (€ 150,81).

Per fare un esempio una Fiat Bravo con 66kW a Firenze (una delle province che non applica alcuna maggiorazione) l’IPT è passata da 150,81 euro a 231,66; a Cosenza, dove si applica una maggiorazione del 30% sempre per una Fiat Bravo l’IPT è passata da 196,05 euro a 300,96 euro. (Per le altre cilindrate si veda tabella allegata per gentile concessione della Direzione Servizi delegati ACI)”.

Nessuna differenza tra nuovo e usato. La nuova disposizione colpisce sia i veicoli nuovi che usati e comporta un forte aggravio dell’imposta a sfavore del consumatore, ma soprattutto genera una sperequazione di trattamento determinata dalla residenza del soggetto venditore e certamente determinerà una migrazione delle formalità PRA verso le Regioni a statuto speciale e le Province autonome nelle quali è rimasta in vigore l’IPT in misura fissa per gli atti soggetti ad IVA.

Via Ansa.

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Negozi sempre aperti, dov'è la crescita?

pubblicato da Roberto

Negozi sempre aperti: 0,25% in più di crescita
La manovra di Ferragosto è stata un’occasione mancata per liberalizzare il commercio. Forse, per molti anni, irripetibile. In un primo tempo inserita all’articolo 3 del decreto legislativo 138/11, la disposizione cancella-restrizioni è poi improvvisamente scomparsa dalla versione finale. La norma estendeva a tutti i Comuni l’eliminazione dei vincoli di orario di apertura e chiusura, l’obbligo della chiusura domenicale e di quella infrasettimanale (di mezza giornata) per tutti gli esercizi, compresi bar e pizzerie.

I mugugni degli imprenditori presenti al convegno milanese ‘Impresa commerciale e sviluppo tecnologico‘ promosso da Aires, indicavano che le associazioni dei commercianti hanno scelto il male minore, per i piccoli negozi, tra aumento dell’Iva al 21% e liberalizzazione degli orari. «Non so se questo sia avvenuto - commenta Sonato - ma non sarà certo una legge a bloccare il desiderio dei consumatori di fare shopping tutti i giorni della settimana. Uno studio della Bocconi dimostra che l’apertura domenicale farebbe crescere il Pil dello 0,25% e aumenterebbe l’occupazione».

Giovanni Cobolli Gigli, presidente di Federdistribuzione, prende atto che «il presidente dell’Authority Catricalà aveva ottenuto la liberalizzazione degli orari ma non è chiaro chi sia stato poi l’autore della cancellazione. Del resto anche la sperimentazione degli orari liberi nelle città d’arte e turistiche non sta bene a tutti: la Regione Toscana ha ventilato l’intenzione di impugnare il provvedimento alla Corte costituzionale».

Ma non si tratta solo di liberalizzare degli orari per Bernasconi. «Il nostro è un Paese ingessato - sostiene l’imprenditore -: le sembra normale che ci siano restrizioni persino sulle promozioni? Eppure nonostante queste leggi i nostri negozi sono tra i migliori del mondo, anche per i servizi forniti». Un giudizio che trova l’assenso di Sonato: «I nostri negozi sono migliori anche di quelli americani. Peccato però che vadano anche ammortizzati e con un margine netto medio dello 0,7% sui ricavi non è facile. Figuriamoci se riusciamo ad assorbire lo 0,83% in più di Iva». Nel 2010 il business dell’elettronica di consumo ha realizzato un fatturato di 14,8 miliardi. Tuttavia «nei primi sette mesi dell’anno - interviene Roberto Cuccaroni, dg di Euronics Italia - le vendite di elettronica di consumo sono scivolate di circa l’8 per cento. Questo mercato ha bisogno di una scossa, meglio se si liberasse di norme anacronistiche».

Via Ils0le24ore.

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Come difendersi dall'aumento dell'IVA (seconda parte)

pubblicato da Roberto

Come difendersi dall'aumento dell'IVA, ecco come fare. Il modo più comodo per sapere dove andare a fare la spesa è consultare prima uno sito comparatore di prezzi. Nel giro di pochi anni ne sono nati diversi in Italia, tra i primi Risparmiosuper.

Come funziona: si seleziona la città, l’indirizzo e i prodotti che compongono la propria spesa e la ricerca indica il supermercato più conveniente. È possibile anche fare una ricerca sul singolo prodotto. Klikkapromo invece permette di confrontare oltre 100mila prodotti in 310 supermercati della Lombardia.

Smsconsumatori è un servizio gratuito che informa sui prezzi dei principali prodotti agro-alimentari. Basta inviare un sms al 47947 con il nome del prodotto a cui si è interessati e si riceve un messaggio con il prezzo medio nazionale all’origine e all’ingrosso, e il prezzo medio di vendita macro regionale. Ad esempio, inviando la parola “uovo” si riceve l’sms: 19/09 Uova (confezione 6 pezzi): Origine 0,65 - Ingrosso 0,95 - Vendita: nord 1,40 centro 1,20 sud 1,10. Cinque il numero massimo di richieste al giorno, trenta al mese. Il progetto è promosso dal ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali.

Ci sono vari modi per fare un pieno alla propria auto spendendo meno, uno di questi è utilizzare i siti che comparano i prezzi nei vari distributori: Prezzibenzina (copre tutto il territorio nazionale, con particolare attenzione per le grandi città), Pienorisparmio (grazie a Google Maps permette di visualizzare con chiarezza la meta).

Via Vocearancio.

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