
Eni ha annunciato ai sindacati l’apertura della cig per i 400 lavoratori della raffineria di Porto Marghera dal primo novembre prossimo.
Lo riferisce Alberto Morselli, segretario generale della Filctem-Cgil, al termine di un incontro con l’azienda. Nei prossimi giorni, spiega Morselli, «inizierà il confronto con l’azienda, anche a livello nazionale, per ottenere effettive garanzie sulla futura riapertura dell’impianto di Marghera».
«La crisi è proprio vera, senza precedenti, ma allora poche chiacchiere; è proprio questo il momento in cui l’Eni deve decidere gli investimenti da fare, soprattutto tra innovazione e ricerca, se si ha a cuore l’assetto industriale del Paese. E lo deve fare subito, oggi se si vuole evitare il rischio di non vedere più ripartire la raffineria, così come ci siamo trovati di fronte al triste epilogo del ciclo del cloro».
Via Ilsole24ore.

Oneri Inail più cari. A partire dal 1° luglio gli importi di minimali e massimali di rendita, valori limiti utilizzati ai fini del calcolo e del versamento dei premi assicurativi, risultano rivalutati dell’1,55% per effetto della variazione Istat.
Per i lavoratori parasubordinati, questo significa che i tetti mensili, minimo e massimo, entro cui calcolare i premi assicurativi, si fissano rispettivamente a euro 1.223,43 (euro 1.204,7 fino al 30 giugno) e a euro 2.272,08 (euro 2.237,30 fino al 30 giugno). Lo spiega l’Inail nella circolare n. 49/2011 aggiornando i valori già diffusi con la circolare n. 21/2011.
Per calcolare i premi assicurativi bisogna tener conto, mensilmente, della retribuzione fissata dalle leggi e dai contratti collettivi, da confrontare con l’importo pari al 9,5% del trattamento minimo di pensione Inps. Da tale confronto si prende il valore più elevato che rappresenta il limite al di sotto del quale non può essere calcolato il premio dovuto all’Inail. A partire dal 1° luglio 2011, spiega la circolare Inail, questo minimo imponibile giornaliero per il settore industriale sale a 48,94 euro (fino al 30 giugno euro 48,19); rapportato a un mese (26 giorni), il minimale assume valore di euro 1.223,43 (euro 1.204,70 fino al 30 giugno).

A seconda di come lo si prepara, il piacere del risveglio ha prezzi diversi. Un caffè fatto con la moka costa in media 15 centesimi, un espresso in casa fatto con la macchinetta a braccio 20, un caffè al distributore dell’ufficio 30, una capsula (o una cialda) 30-40, un espresso al bar anche un euro.
Per preparare un caffè con la moka ci vogliono dai cinque ai sette grammi di polvere. L’aroma che si diffonde nell’ambiente è imbattibile, l’impatto ambientale è prossimo allo zero (solo il consumo di gas). Per prepararlo, e poi lavare la macchinetta, ci vogliono una decina di minuti.
La macchina con macinino incorporato. Per preparare il caffè con le macchine con macinino incorporato è necessario acquistare il caffè in grani (20-25 euro al chilo), metterlo nell’apposito vano e spingere un pulsante: i chicchi, macinati al momento, si trasformano in polvere. I prezzi delle macchine vanno dai 250 euro in su. È bene pulirle in media ogni sette tazzine.
Continua a leggere: Cialde, capsule, moka: si risparmia anche così

Pensioni di invalidità sempre più al setaccio per combattere i falsi casi. “Sono 21.282 le false pensioni di invalidita’ revocate solo nel 2009; 371.872 in meno le richieste pervenute nel 2010 rispetto al 2009“. E’ quanto si legge nella risposta che il ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha inviato al capogruppo della Lega Nord alla Camera, Marco Reguzzoni, a seguito di due interrogazioni presentate proprio sul tema falsi invalidi e false pensioni. “Contro le 539.077 prestazioni di invalidita’ civile liquidate nel 2009, nel 2010 si e’ passati a 462.038, cioe’ 77.039 in meno“, sottolinea la nota ministeriale.
“Il Lazio“, si legge ancora nella risposta del ministero. “è passato dalle 60.195 pensioni d’invalidita’ del 2009 alle 46.588 del 2010, la Campania dalle 60.144 alle 49.796 e la Puglia dalle 47.839 a 39.684“. “Dai dati si evince come i maggiori controlli servano sia come deterrente contro le richieste avanzate da chi non ne ha diritto, sia per smascherare i falsi invalidi nelle varie regioni. Uno dei risultati piu’ evidenti e’ che, contro le 539.077 prestazioni di invalidita’ civile liquidate nel 2009, nel 2010 si e’ passati a 462.038, cioe’ 77.039 in meno. Da cui ne deriva naturalmente un minor peso sulle casse dell’Inps“.
“All’interno del piano di verifiche straordinarie - prosegue la nota ministeriale - a livello nazionale nel 2009 e’ stato revocato l’11,69% delle prestazioni, ovvero c’e’ stato il riscontro di 21.282 non conformita’ su circa 200.000 controlli effettuati. Le regioni maggiormente colpite sono state la Campania con il 19,36% di non conformita’ (6.706 revoche), la Calabria (13,76% con 2.225 revoche), la Basilicata (12,75% con 252 revoche) e la Sardegna (12,12% con 1.915 revoche)”.
Via Ansa.
Parte ufficialmente la liberalizzazione del collocamento, con la firma, da parte del Ministro del lavoro, del Decreto che fissa i dettagli operativi per l’attuazione delle norme fissate dalla Legge n. 111 del 2011. Quest’ultima consente di svolgere attività di intermediazione nel mercato del lavoro a molti soggetti diversi, come le scuole, le università (pubbliche e private), i Comuni (anche in forma associata e le comunità montane), le Camere di Commercio, le associazioni sindacali e datoriali, i patronati, gli Enti bilaterali, le associazioni senza fini di lucro, l’Enpals, i siti internet no profit.
Il fulcro di tale attività, per tutti, è il portale Cliclavoro, che svolge le funzione di “borsa continua nazionale del lavoro“, prevista dalle varie leggi di riforma del mercato del lavoro. Per poter svolgere l’attività di intermediazione, i soggetti devono avere l’interconnessione con la “borsa” e ottenere l’iscrizione all’Albo delle agenzie per il lavoro.
Per quanto riguarda scuole e università, in particolare, il Decreto stabilisce che: le scuole devono pubblicare sui propri siti istituzionali i curriculum dei propri studenti dell’ultimo anno di corso, fino a 12 mesi dopo il conseguimento del titolo; le università devono pubblicare sui propri siti istituzionali i curriculum dei propri studenti dalla data di immatricolazione e almeno fino a 12 mesi dal conseguimento della laurea.
In entrambi i casi, il modello da adottare è quello standard del curriculum vitae europeo. Gli istituti che non rispettano le regole stabilite dal Decreto sono soggetti a sanzioni anche pecuniarie.
Via Ansa.

Stop alle disposizioni sui nuovi servizi in farmacia quelli che prevedono, ad esempio, la possibilità di far lavorare nelle strutture anche infermieri e fisioterapisti.
L’articolo che regolava i nuovi servizi è stato infatti accantonato. La denuncia arriva, congiuntamente, dal Movimento Nazionale Liberi Farmacisti, dall’Associazione Nazionale Parafarmacie Italiane e dalla Federazione Esercizi Farmaceutici che scrivono in una nota: “mentre Standard & Poor’s declassava il rating dell’Italia e il Fondo Monetario Internazionale ci diceva che non riusciremmo ad ottenere il pareggio di bilancio senza riforme e liberalizzazioni, il Parlamento italiano era sotto scacco della lobby dei farmacisti titolari di farmacia“.
Spiegano che durante i lavori sul ddl 1447-A “Delega al Governo per il riassetto della normativa in materia di sperimentazione clinica e per la riforma degli ordini delle professioni sanitarie, nonché disposizioni in materia sanitaria” alla Camera dei Deputati, è stato ottenuto lo stralcio dell’articolo 12, relativo ai servizi da erogare in farmacia, rinviandone l’esame nell’ambito della discussione del ddl 863 Gasparri-Tomassini che da tre anni è all’esame della Commissione igiene e sanità del Senato. Per le tre associazioni, si tratta di una strategia volta a evitare che “una maggioranza trasversale potesse approvare gli emendamenti che prevedevano la liberalizzazione dei farmaci di fascia C, permettendo alle parafarmacie di vendere anche i medicinali con obbligo di ricetta ma non a carico del SSN“.
Il MNLF, L’ANPI e la FEF, si legge nella nota, “ritengono tale atto grave e contrario agli interessi del Paese, perché rinunciare in questo momento alla creazione di 3500 nuove aziende e con esse a 8500 posti di lavoro, 400 milioni di euro di risparmio per i cittadini e 600 milioni di euro d’investimenti, solo per tutelare gli interessi della “casta” dei titolari di farmacia, evidenzia la debolezza di una maggioranza sempre più in balia dei “veti” imposti dalle corporazioni“.
Via Ansa.

Nel 2010 in Italia oltre 2,5 milioni di lavoratori, tra dipendenti e autonomi, sono irregolari. La cifra è composta da 2.102.200 lavoratori dipendenti irregolari e da 446.400 lavoratori autonomi irregolari. Emerge dalle tabelle pubblicate dall’Istat sulla misura dell’occupazione non regolare nelle stime di contabilita’ nazionale, e relative agli anni 1995-2010.
Poiche’ in Italia nel 2010 le persone occupate, sia regolari sia irregolari, ammontano a 24.643.000 unità, il lavoro irregolare rappresenta il 10,3%.
L’occupazione, regolare e irregolare, ha subito nel 2010 un calo di 196.000 unità rispetto al 2009. Il calo è ascrivibile quasi interamente all’occupazione regolare (191.000 occupati in meno) mentre l’occupazione irregolare rime stabile.
Via Istat.
Oltre 74.000 laureati, 244.000 diplomati e 80.000 persone con la qualifica professionale, più 196.000 candidati con la sola scuola dell’obbligo. Si ripartiranno così le 595.000 assunzioni non stagionali che le imprese intendono effettuare nell’arco di quest’anno.
Lo evidenzia il dato annuale sulle previsioni di assunzione nell’industria e nei servizi di Unioncamere e ministero del Lavoro.
La rilevazione accende un faro su alcuni fenomeni: l’incremento cospicuo soprattutto della domanda di qualifiche professionali, previste in crescita di quasi 16mila unità; l’aumento della richiesta in termini assoluti di diplomati; il fatto che quasi 20mila laureati, oltre 45mila diplomati, 17mila qualifiche professionali e 34.500 persone prive di formazione specifica sono considerati “introvabili” dalle imprese perché i candidati al posto di lavoro sono pochi o inadeguati per la loro preparazione scolastica o, più in generale, per le competenze possedute.
“Lo studio dell’economia è così il consiglio più saggio per le matricole universitarie“, mettono in evidenza da Unioncamere, “visto che anche quest’anno sarà proprio ai “dottori” in questa facoltà che le imprese destineranno il maggior numero di assunzioni previste tra i laureati. Alta anche la richiesta complessiva di ingegneri, che raggiunge quasi le 21mila unità“.
Via Finanza.
Oltre 5700 euro a famiglia. Questo è il peso che avranno le due manovre di luglio e di Ferragosto su ogni famiglia italiana da qui al 2014. E se si parte con un’incidenza più contenuta quest’anno (113 euro) la batosta si avrà negli anni a seguire: nel 2013, quando il costo medio a carico di ogni famiglia sarà di 2155 euro, e a regime nel 2014, quando salirà a 2375 euro.
A dare i conti sulla “mazzata” delle due manovre fiscali sui contribuenti è la CGIA di Mestre che parla espressamente di famiglie tartassate. I calcoli sono stati fatti addizionando le conseguenze economiche delle due manovre fiscali sui nuclei familiari italiani per gli anni dal 2011 al 2014.
In tutto, una cifra pari a 5766 euro. “Un vero e proprio salasso“, afferma Giuseppe Bortolussi segretario dell’Associazione mestrina, “che rischia di mettere in seria difficoltà la tenuta economica di molte famiglie italiane, con riflessi molto negativi sui consumi interni e l’occupazione“.
Continua a leggere: Cgia, manovra, un salasso da 5.700 euro a famiglia, fino al 2014
Continuiamo a leggere le professioni che nel prossimo futuro potrebbero non esserci più.
Cassiere
Non passa giorno in cui nei supermercati e negli ipermercati di mezzo mondo, Italia compresa, non vengano installate casse automatiche self service. I clienti fanno la loro spesa e fanno il conto direttamente, passando i codici a barre dei prodotti sui lettori ottici delle casse automatiche. L’unica presenza umana richiesta è quella di alcuni “controllori” incaricati di verificare che le procedure di pagamento avvengano in modo corretto e di risolvere qualche disfunzione temporanea delle macchine.
Sindacalista
I sindacati sono stati tra i protagonisti assoluti del Novecento. Ogni questione legata al lavoro veniva analizzata e pianificata con il loro apporto. Adesso però il loro peso si è ampiamente ridotto. Per vari motivi, i lavoratori che si iscrivono ai sindacati sono sempre di meno. Di conseguenza, il numero di sindacalisti si riduce e potrebbe avvicinarsi nei prossimi anni allo zero: a occuparsi delle questioni sindacali, alla lunga, potrebbero essere solo i delegati interni, ossia i rappresentanti eletti dal personale di un’azienda.
Postino e impiegato delle poste
Il ruolo degli uffici postali si sta progressivamente ridimensionando. Sono in pochi, al giorno d’oggi, a mandare lettere. E anche la consegna di pacchi viene effettuata sempre più spesso da compagnie private che si occupano di logistica. I portalettere e gli impiegati delle poste saranno col tempo sempre di meno. A dimostrare quanto questi mestieri siano a rischio c’è un dato: in America, per esempio, 120mila impiegati del “Post Office”, il secondo maggiore datore di lavoro negli Stati Uniti, sono sul punto di essere licenziati.
Continua a leggere: I dieci lavoro che non esisteranno più nel futuro (seconda parte)