Il modo più comodo per sapere dove andare a fare la spesa è consultare prima uno sito comparatore di prezzi. Nel giro di pochi anni ne sono nati diversi in Italia, tra i primi Risparmiosuper.
Come funziona: si seleziona la città, l’indirizzo e i prodotti che compongono la propria spesa e la ricerca indica il supermercato più conveniente. È possibile anche fare una ricerca sul singolo prodotto. Klikkapromo invece permette di confrontare oltre 100mila prodotti in 310 supermercati della Lombardia.
Smsconsumatori è un servizio gratuito che informa sui prezzi dei principali prodotti agro-alimentari. Basta inviare un sms al 47947 con il nome del prodotto a cui si è interessati e si riceve un messaggio con il prezzo medio nazionale all’origine e all’ingrosso, e il prezzo medio di vendita macro regionale. Ad esempio, inviando la parola “uovo” si riceve l’sms: 19/09 Uova (confezione 6 pezzi): Origine 0,65 - Ingrosso 0,95 - Vendita: nord 1,40 centro 1,20 sud 1,10. Cinque il numero massimo di richieste al giorno, trenta al mese. Il progetto è promosso dal ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali.
Ci sono vari modi per fare un pieno alla propria auto spendendo meno, uno di questi è utilizzare i siti che comparano i prezzi nei vari distributori: Prezzibenzina (copre tutto il territorio nazionale, con particolare attenzione per le grandi città), Pienorisparmio (grazie a Google Maps permette di visualizzare con chiarezza la meta).
Via Vocearancio.

Sabato 17 settembre è scattato l’aumento dell’IVA. In concreto questo significa che ogni famiglia italiana spenderà circa 92 euro in più all’anno.
Le preoccupazioni maggiori da parte delle associazioni dei consumatori riguardano gli aumenti sulla spesa, l’abbigliamento, la benzina e gli elettrodomestici. Secondo il Codacons il 35% degli esercizi commerciali ha già adeguato i prezzi. I rincari sono stati applicati soprattutto nei piccoli negozi, sui generi di piccolo importo, come i prodotti per la pulizia delle casa e l’igiene personale, e nelle grandi città, in particolare Milano, Venezia e Napoli.
Per venire incontro ai consumatori, la grande distribuzione ha deciso di prendersi carico dell’aumento: Esselunga non cambierà i propri prezzi, Crai e Coop hanno deciso di bloccare tutti i prezzi dei loro prodotti a marchio fino a fine anno e Carrefour sta pensando di fare lo stesso. Anche nel settore dell’abbigliamento molte aziende hanno deciso di assorbire l’aumento dell’Iva per non gravare sui clienti: listini invariati per Zara , Benetton e Stefanel.
La prima cosa a cui prestare attenzione sono gli arrotondamenti e il trucco del prezzo netto. Ad esempio, se un bene costa 16 euro, con l’aumento dell’Iva il nuovo prezzo deve essere 16,13 euro, perché il prezzo IVA esclusa che dà come netto 16 è 13,3 ed è su quello che va applicata la nuova aliquota. Adiconsum invita i consumatori a segnalare sul suo sito o presso le sedi regionali eventuali aumenti di beni e servizi superiori all’1%.
Via Vocearancio.

Verona è la città più conveniente d’Italia. Ogni famiglia spende in media 6.300 euro all’anno per fare la spesa, ma dove esiste la concorrenza tra punti vendita si risparmiano in media 700 euro.
La competizione tra insegne è eclatante ad Alessandria: scegliendo gli stessi prodotti al prezzo più competitivo è possibile ritrovarsi 1.310 euro nel portafogli. Bene anche Firenze, Pesaro, Modena, La Spezia, Arezzo e Milano, tutte con possibilita’ di risparmio oltre i 1.000 euro all’anno.
Ristagna invece Aosta, che chiude la classifica a 164 euro. Il consueto appuntamento annuale con l’indagine su supermercati, ipermercati e hard discount di Altroconsumo ha fotografato le dinamiche concorrenziali in 61 citta’, registrando 887.000 prezzi di 108 categorie merceologiche in 949 punti vendita. Numeri che disegnano la mappa dell’offerta agli italiani per la spesa in un anno di alimentari, freschi e confezionati, prodotti per l’igiene personale e per la casa. La novita’ e’ che quasi nessuna insegna offre piu’ gli stessi prezzi su tutto il territorio nazionale.

La novità fiscale del 2011, la cedolare secca sugli affitti, che tanto entusiasmo aveva suscitato sarà fortemente penalizzata dagli effetti della manovra economica che taglia linearmente ogni tipo di agevolazione fiscale o bonus. Non farà eccezione l’imposta unica che prevede il 21% sugli affitti per gli immobili ad uso abitativo e del 19% per chi sottoscrive contratti agevolati con prezzi calmierati.
Con il taglio alle agevolazioni anche la cedolare secca salirà dal 21% al 25,2%, un’aliquota superiore a quella marginale imposta per i redditi più bassi. Tanto per fare un esempio un impiegato che guadagna 18 mila euro all’anno ed ha un piccolo appartamento in affitto rischia imposte di pagare più con la cedolare secca che con il sistema precedente. Un’autentica beffa con la cedolare secca che rimane conveniente soltanto per chi ha un reddito alto.
Con la manovra rischiano di essere penalizzate anche la deduzione forfettaria del 15% sui redditi da locazione che viene garantita ai proprietari per le spese di manutenzione sostenute per l’immobile e l’ulteriore deduzione del 30% per chi affitta ad un canone concordato.

Adusbef e Federconsumatori, due fra le più influenti associazioni dei consumatori, fanno pervenire un commento al vetriolo dopo l’approvazione della manovra correttiva, passata alla Camera dove era stata posta la questione di fiducia. Il giudizio con particolare riferimento ai tagli lineari delle agevolazioni fiscali è fortemente negativo:
Manovra iniqua e sbagliata, ai limiti della indecenza, quella che sta per essere varata dal Governo. Bisognava far altro anziché colpire i pensionati e le famiglie a reddito fisso. Ci troviamo davanti ad un’incontrollabile riduzione del potere di acquisto delle famiglie, accentuata ed aggravata dalla manovra economica che potrebbe presentarsi, a fine anno, con una ricaduta negativa sul potere di acquisto di circa 1500 euro. Una manovra alternativa invece, sostengono ancora i consumatori, avrebbe dovuto: aumentare la tassa sulle rendite finanziarie, eccetto titoli di stato, alla media europea del 20%; tassare i patrimoni sopra 2 milioni di euro; lottare contro l’evasione fiscale; prevedere contributi solidaristici da alti redditi; realizzare forti tagli ai costi della politica con l’abolizione Province, l’accorpamento dei piccoli comuni, l’eliminazione dei multi-incarichi, ed il taglio agli stipendi dei manager pubblici.
Sulla necessità della manovra non ci sono dubbi, ma i modi per recuperare risorse, tutti inefficaci nel andare a colpire i cosiddetti “privilegi della casta” e i redditi alti, sono contestati dalle due associazioni dei consumatori.

Secondo le organizzazioni dei gestori Faib-Confesercenti e Fegica-Cisl lo sciopero nazionale dei benzinai previsto per il 27 e il 28 luglio prossimi è “inevitabile” se il governo non stralcerà dalla manovra la riforma del settore. Il clima politico che sta portando all’approvazione del provvedimento a tappe forzate per dare una “risposta rapida ai mercati” con l’utilizzo dello strumento della fiducia sembra far escludere la possibilità che il Governo accolga le richieste della categoria, diventa quindi praticamente scontato che lo sciopero abbia luogo.
I benzinai sono preoccupati dall’aumento dei prezzi (causati dalle quotazioni in salita del petrolio, ma anche dall’aumento delle accise) e chiedono una vera liberalizzazione del settore aprendo il confronto su un apposito disegno di legge di iniziativa popolare ancora fermo in Parlamento.
I gestori chiuderanno i loro impianti, su tutto il territorio nazionale, il 27 e 28 luglio prossimi: una iniziativa che, al contrario di quanto sostiene Unione Petrolifera, si rivolge, anche nell’interesse dei consumatori, contro i continui rialzi dei prezzi dei carburanti decisi da Governo e petrolieri. Unica possibilità di revoca lo stralcio dell’articolo inserito a protezione dei petrolieri dal Governo e la ripresa immediata dell’iter parlamentare della riforma destinata a liberalizzare il mercato dei carburanti anche in Italia

Non solo lo stop della rivalutazione automatica per le pensioni, ma anche un “contributo di solidarietà” per quelle che, a tutti gli effetti, possono essere definite “pensioni d’oro“. Si tratta di quei trattamenti previdenziali superiori ai 90 mila euro lordi annui. Ogni euro fra i citati 90 mila e i 150 mila sarà “tassato” al 5% mentre la parte eccedente i 150 mila dovrà rinunciare ad un 10%.
Il testo della manovra correttiva si arricchisce di questo ulteriore taglio in vigore dal 1 agosto 2011, da subito, fino al 31 dicembre 2014. Il “contributo di solidarietà” colpisce una parte realmente marginale dei pensionati italiani, sembra sensato colpire in un momento di difficoltà questo tipo di pensioni, ma rimane il dubbio sul perché lo stesso tipo di operazione non venga fatto sui patrimoni consistenti e sui consumi di lusso.

La manovra economica licenziata dal Consiglio dei Ministri contiene una agevolazione molto interessante per i lavoratori autonomi con partita IVA e le imprese. L’articolo 27 del decreto legge prevede che queste attività possano usufruire di una speciale imposta unica del 5% per i 5 anni successivi. Questa imposta sostituisce Irpef e Irap fino ai 30 mila euro, riducendo l’attuale regime dei minimi che fissa la tassazione al 20% e le agevolazioni per le nuove imprese con aliquota al 10%.
Ci sono ovviamente una serie di limiti per poter accedere al super forfettino:
- La nuova normativa avrà il suo via nel 2012, ma i soggetti potranno aderirvi anche per attività avviate dal 1 gennaio 2008 in avanti.
- Il limite temporale è di cinque anni
- Nei tre anni precedenti l’inizio dell’attività il soggetto non deve aver già svolto lo stesso tipo di lavoro anche in forma familiare o associata
- L’attività non deve essere la prosecuzione di quella precedentemente svolta
- I ricavi realizzati nel periodo precedente a quello di avvio non devono aver superato i 30 mila euro
La misura è certamente un incentivo notevole per favorire l’imprenditoria e il lavoro autonomo, ci si augura portino i risultati sperati.
Un deciso “riordino” delle agevolazioni fiscali in vigore. Il progetto di Riforma Fiscale prevede che lo Stato “recuperi” 16 dei 161 miliardi di bonus fiscali fra assegni, detrazioni e deduzioni. Uno specifico gruppo di studio del ministero è all’opera per classificare questi “bonus” e procedere a distinguerli secondo le priorità dettate da Tremonti, prima di tutto le famiglie, poi i giovani e il mondo del lavoro.
Sono 476 le agevolazioni attualmente in vigore, c’è da ragionare per tagliare e rimodulare, ma sarà inevitabile creare qualche malcontento. La riforma fiscale non è a costo zero e l’eliminazione di alcune detrazioni e deduzioni, accoppiate al sistema delle tre aliquote Irpef con lo “scambio” che porterà all’aumento dell’IVA (dal 20% al 21% e dal 10% all’11%) finirà per scontentare sicuramente alcune fasce di contribuenti.
Si attende giovedì, il momento della presentazione della manovra economica, con grande trepidazione. La riforma fiscale è la materia che più attrae l’interesse dei cittadini/contribuenti.
Per evitare il “rischio Grecia”, i conti pubblici sono da sistemare. A compiere i maggiori sacrifici saranno soprattutto i dipendenti statali e gli enti locali, dalle cui tasche si ricaveranno buona parte dei 24 miliardi di euro che vale la manovra in corso di varo da parte del governo. Un prezzo, però, lo dovranno pagare anche i turisti che visiteranno Roma: nel progetto approvato dal governo (che sarà comunque passibile di alcune modifiche), infatti, sono comprese una serie di misure per “Roma Capitale” approntate per ripianare il debito della Città Eterna.
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