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Tutti gli articoli con tag manovra di ferragosto

Stime provvisorie, l'inflazione schizza al 3,4%

pubblicato da Roberto

Stime provvisorie, l'inflazione schizza al 3,4%
Il tasso d’inflazione annuo a ottobre è salito al 3,4% dal 3% di settembre. È il dato più alto da ottobre 2008. Lo rileva l’Istat nelle stime provvisorie, che indicano un aumento dello 0,6% su base mensile, il rialzo maggiore da giugno 1995. Secondo l’Istituto di Statistica, a pesare sono stati gli effetti della manovra, in particolare dell’incremento dell’Iva. Aumenti record per benzina e gas naturale: la prima è aumentata del 17,8% (dal +16,3% di settembre) su base annua, mentre è salita dello 0,8% su base mensile. Forte rialzo anche per il prezzo del gas naturale, che su settembre aumenta del 3,4% e su base annua balza all’11,3%, dal 7,6% di settembre.

Sempre più grave ed allarmante la crescita del tasso di inflazione” commentano Federconsumatori e Adusbef che parlano di “una crescita incontrollata in piena contraddizione con l’andamento dei consumi e del potere di acquisto delle famiglie“. Quanto alle cause, Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, presidenti di Federconsumatori e Adusbef sostengono che l’aumento “non può avere alcuna giustificazione o spiegazione al di fuori delle volontà speculative ormai chiare ed evidenti, nonché della demenziale manovra di aumento dell’IVA operata dal Governo“.

Un capolavoro” commenta, invece, Confesercenti che aggiunge: “Una scelta sbagliata, come per altro denunciato fin da subito da Confesercenti, e che per giunta si alimenta del costo crescente dei prezzi dei carburanti, rivelandosi per quello che è: un boomerang contro l’economia italiana e lo sviluppo“.

Via Federconsumatori.

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Crisi mercati, Piazza affari senza limiti (in basso). Ultima ora

pubblicato da Roberto

Crisi mercati, Piazza affari senza limiti (in basso). Ultima ora
Piazza Affari senza freni, -5,15%.

A Piazza Affari i titoli Intesa Sanpaolo, Unicredit e Fiat Industrial sono sospese e scambiate in asta di volatilità con ribassi teorici compresi tra l’8 e l’11%. Per Intesa la flessione è del 10,84% a 1,151 euro, per l’istituto di piazza Cordusio è del’11,32% a 0,752 euro mentre per Fiat Industrial il ribasso teorico è dell’8,17% a 5,79 euro.

L’euro scivola sotto quota 1,37 dollari. La moneta unica passa di mano a 1,3694 dollari dopo aver toccato un minimo di 1,3675.

Prezzo del petrolio in forte calo sui circuiti elettronici, condizionato dai timori per la crisi del debito europeo. Il light crude con consegna a dicembre è scambiato a 91,19 dollari al barile, in calo di 2 dollari. Anche il Brent perde oltre 2 dollari a 107,49 dlr.

Via Ansa.

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News dalla borsa, indici in caduta libera. Ultima ora

pubblicato da Roberto

News dalla borsa, indici in caduta libera. Ultima ora
Nuovo minimo di giornata per Piazza Affari. IL Ftse Mib cede il 5%. Intesa SanPaolo e Unicredit sono nuovamente in asta di volatilità con ribassi teorici rispettivamente del 10,84% e dell’8,61%. Fiat Industrial cede il 7,85% e FonSai il 6,44%.

I credit-default swap sull’Italia, i contratti derivati con cui ci si protegge dal rischio default, volano al record storico di 491 punti sulla piattaforma Cma. Lo riferisce Bloomberg.

Lo spread tra il Btp decennale e l’analogo bund tedesco ha sfiorato questa mattina i 440 punti base, arrivando fino a quota 439,9, prima di ripiegare a 432 punti. Il rendimento del titolo italiano è volato fino al 6,26% per poi scendere al 6,20% intorno alle 10.30.

Via Borsaitaliana.

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Lavorare quattro giorni alla settimana? Perchè no

pubblicato da Roberto

Lavorare quattro giorni alla settimana? Perch�¨ no
Nei Paesi anglosassoni, e in particolare negli Stati Uniti, le aziende propongono la formula 4 giorni-10 ore con sempre maggior frequenza. E non sono pochi i lavoratori che l’accettano di buon grado, convinti che in questa modalità di lavoro i vantaggi superino gli svantaggi.

Molti dipendenti la approvano tale scelta, per esempio, perché permette loro di risparmiare sui costi per il mantenimento dei figli (per esempio, le baby sitter e gli asili).

Dall’altra parte, i datori di lavoro spingono su questa formula perché consente loro di avere una maggiore copertura degli orari in ufficio. Nello Stato dello Utah, dove la settimana lavorativa da quattro giorni è diventata obbligatoria per molti dipendenti pubblici, il consumo di energia si è ridotto del 13% nel primo anno di sperimentazione e, secondo le stime, gli impiegati hanno risparmiato nel complesso 6 milioni di dollari in carburante per il non fatto di non essere andati a lavoro in auto di venerdì.

Via Yahoo.

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Casa, il 2012 sarà l'anno del mattone

pubblicato da Roberto

Casa, il 2012 sarà l'anno del mattoneDopo un periodo in cui il mercato immobiliare è stato caratterizzato dal segno meno, il 2012 sarà l’anno del mattone: le previsioni dell’istituto di ricerche Scenari Immobiliari parlano di una chiusura del 2011 in positivo, con 113 miliardi di fatturato a fine anno, pari al +1,7% rispetto al 2010.

Si tratta di un dato importante, che resta però inferiore a quello registrato in Europa: nei primi cinque Paesi europei si stima un incremento del 2,3% a fine 2011 e un fatturato immobiliare di oltre 614 miliardi di euro; per il 2012, le attese sono di un ulteriore incremento del 2,7%.

In Italia, dunque, la ripresa appare più fragile rispetto al resto d’Europa, a causa delle incertezze economiche e degli effetti della manovra finanziaria, due fattori che hanno rallentato la domanda di immobili da parte delle famiglie.

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In aumento anche Imposta Provinciale di Trascrizione

pubblicato da Roberto

In aumento anche Imposta Provinciale di Trascrizione
Non bastava il caro benzina ad incidere sulle già tartassate tasche degli automobilisti. La conversione in legge del d.l. 138/2011 ha confermato anche l’aumento dell’IPT (Imposta Provinciale di trascrizione).

Ciò significa che dal 19 settembre scorso tutte le formalità (prime immatricolazioni, trasferimenti di proprietà, ecc.) presentate al Pubblico Registro Automobilistico (PRA), ad eccezione delle Regioni a statuto speciale (Friuli Venezia Giulia, Sicilia e Sardegna) e delle Province autonome (Trento e Bolzano), pagheranno per i veicoli superiori a 53 kW l’IPT in misura proporzionale (€ 3,5119 x kW) in luogo della misura fissa (€ 150,81).

Per fare un esempio una Fiat Bravo con 66kW a Firenze (una delle province che non applica alcuna maggiorazione) l’IPT è passata da 150,81 euro a 231,66; a Cosenza, dove si applica una maggiorazione del 30% sempre per una Fiat Bravo l’IPT è passata da 196,05 euro a 300,96 euro. (Per le altre cilindrate si veda tabella allegata per gentile concessione della Direzione Servizi delegati ACI)”.

Nessuna differenza tra nuovo e usato. La nuova disposizione colpisce sia i veicoli nuovi che usati e comporta un forte aggravio dell’imposta a sfavore del consumatore, ma soprattutto genera una sperequazione di trattamento determinata dalla residenza del soggetto venditore e certamente determinerà una migrazione delle formalità PRA verso le Regioni a statuto speciale e le Province autonome nelle quali è rimasta in vigore l’IPT in misura fissa per gli atti soggetti ad IVA.

Via Ansa.

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Negozi sempre aperti, dov'è la crescita?

pubblicato da Roberto

Negozi sempre aperti: 0,25% in più di crescita
La manovra di Ferragosto è stata un’occasione mancata per liberalizzare il commercio. Forse, per molti anni, irripetibile. In un primo tempo inserita all’articolo 3 del decreto legislativo 138/11, la disposizione cancella-restrizioni è poi improvvisamente scomparsa dalla versione finale. La norma estendeva a tutti i Comuni l’eliminazione dei vincoli di orario di apertura e chiusura, l’obbligo della chiusura domenicale e di quella infrasettimanale (di mezza giornata) per tutti gli esercizi, compresi bar e pizzerie.

I mugugni degli imprenditori presenti al convegno milanese ‘Impresa commerciale e sviluppo tecnologico‘ promosso da Aires, indicavano che le associazioni dei commercianti hanno scelto il male minore, per i piccoli negozi, tra aumento dell’Iva al 21% e liberalizzazione degli orari. «Non so se questo sia avvenuto - commenta Sonato - ma non sarà certo una legge a bloccare il desiderio dei consumatori di fare shopping tutti i giorni della settimana. Uno studio della Bocconi dimostra che l’apertura domenicale farebbe crescere il Pil dello 0,25% e aumenterebbe l’occupazione».

Giovanni Cobolli Gigli, presidente di Federdistribuzione, prende atto che «il presidente dell’Authority Catricalà aveva ottenuto la liberalizzazione degli orari ma non è chiaro chi sia stato poi l’autore della cancellazione. Del resto anche la sperimentazione degli orari liberi nelle città d’arte e turistiche non sta bene a tutti: la Regione Toscana ha ventilato l’intenzione di impugnare il provvedimento alla Corte costituzionale».

Ma non si tratta solo di liberalizzare degli orari per Bernasconi. «Il nostro è un Paese ingessato - sostiene l’imprenditore -: le sembra normale che ci siano restrizioni persino sulle promozioni? Eppure nonostante queste leggi i nostri negozi sono tra i migliori del mondo, anche per i servizi forniti». Un giudizio che trova l’assenso di Sonato: «I nostri negozi sono migliori anche di quelli americani. Peccato però che vadano anche ammortizzati e con un margine netto medio dello 0,7% sui ricavi non è facile. Figuriamoci se riusciamo ad assorbire lo 0,83% in più di Iva». Nel 2010 il business dell’elettronica di consumo ha realizzato un fatturato di 14,8 miliardi. Tuttavia «nei primi sette mesi dell’anno - interviene Roberto Cuccaroni, dg di Euronics Italia - le vendite di elettronica di consumo sono scivolate di circa l’8 per cento. Questo mercato ha bisogno di una scossa, meglio se si liberasse di norme anacronistiche».

Via Ils0le24ore.

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Assunzioni previste in calo dell'11%

pubblicato da Roberto

Assunzioni previste in calo dell'11%
Gli imprenditori non credono nella ripresa economica. Di più: la stragrande maggioranza di loro vede per il futuro previsioni più nere rispetto a quelle che si era figurata fino a oggi. A scriverlo è la previsione per l’occupazione nel nostro Paese svolta da Manpower.

Per i tre mesi compresi tra ottobre e dicembre, solo il 5 per cento dei datori di lavoro prevede un incremento delle assunzioni, il 16 per cento ha già previsto una diminuzione e il restante 77 per cento non contempla alcun cambiamento rispetto alla situazione attuale.

Sulla base di questi dati, la previsione netta sull’occupazione si attesta a -11%, il dato peggiore dal secondo trimestre dello scorso anno.

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La crisi colpisce anche l'ITC

pubblicato da Roberto

La crisi colpisce anche l'ITC
La crisi economica non risparmia neanche il settore delle nuove tecnologie: la domanda di information technology ha registrato un -1,7% nel primo semestre 2011, mentre il mercato dell’ICT ha perso il 2,4% rispetto allo stesso periodo 2010. E’ quanto emerge dalle stime del settore, presentate da Paolo Angelucci, presidente di Assinform, che ha illustrato andamento e previsioni dei comparti It e tlc basati sui dati elaborati da NetConsulting.

Il mercato dell’informatica nel primo semestre 2011 ha raggiunto 8.763 milioni di euro (-1,7%), mostrando comunque un lieve miglioramento rispetto alla prima parte del 2010 (-2,5%) e soprattutto del 2009 (-9%): questo dimostra che le imprese continuano ad investire in IT nonostante la crisi. Il mercato delle telecomunicazioni (apparati, terminali e servizi per reti fisse e mobili) si è attestato a 20.150 milioni, con un calo (-2,7%) che si somma a quello dell’anno prima (-2,3%).

La crisi che in questo momento sta attraversando l’Italia porta a rivedere al ribasso le previsioni dei mercati dell’IT e delle TLC per l’intero 2011: ci si aspetta un calo del mercato aggregato delle telecomunicazioni (apparati, terminali e servizi) compreso tra il -1,5 e il -4,1%. Per l’IT nel suo complesso (hardware software, assistenza e servizi) la diminuzione attesa è più lieve, tra il -1,2% e il -2,8%.

Le uniche eccezioni riguardano Internet adsl (banda larga) e, soprattutto, le vendite di tablet, che in sei mesi sono cresciute del 347%. Segno che, nonostante tutto, c’è la volontà da parte degli italiani di non rinunciare alla connessione al web.

Via Helpconsumatori.

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Cgia, famiglie rischiano 2,6 mld di tasse comunali in più

pubblicato da Roberto

Cgia, famiglie rischiano 2,6 mld di tasse comunali in più
Con la manovra di ferragosto del governo nel 2012 le famiglie italiane rischiano un nuovo salasso: potrebbero ammontare a circa 2,6 miliardi, infatti, le tasse comunali in arrivo dopo che ai sindaci è stata concessa la possibilità di aumentare l’aliquota dell’addizionale comunale Irpef fino a toccare il valore massimo dello 0,8%.

E’ la Cgia di Mestre a fare i conti. Una “nuova cattiva notizia” per i contribuenti italiani con cui cercare “di ridar ‘fiato’ alle casse comunali per compensare, almeno in parte, ai durissimi tagli subiti in questi ultimi anni”, spiega in una nota il segretario degli artigiani di Mestre, Giuseppe Bortolussi che quantifica: “con questa misura rischiamo 2,6 miliardi di tasse comunali in piu’. Una vera e propria stangata che si abbattera’ sulle famiglie e sulle piccole imprese“.

L’eventualità che i comuni sfruttino la possibilita’ offerta loro dal governo, infatti, è data quasi per scontata dalla Cgia: “appare abbastanza probabile che molti Sindaci approfitteranno di questa possibilita’ per fare cassa. Infatti, non rientrando nei decreti sul federalismo fiscale che vietano un incremento della pressione fiscale, questo sblocco totale delle addizionali comunali Irpef andra’ ad appesantire la tassazione locale sui contribuenti italiani”, denuncia ancora ricordando come la stima del gettito dell’applicazione dell’addizionale comunale Irpef, attualmente in vigore, è pari a circa 3 miliardi di euro.

Via Yahoo.

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