
Gli imprenditori non credono nella ripresa economica. Di più: la stragrande maggioranza di loro vede per il futuro previsioni più nere rispetto a quelle che si era figurata fino a oggi. A scriverlo è la previsione per l’occupazione nel nostro Paese svolta da Manpower.
Per i tre mesi compresi tra ottobre e dicembre, solo il 5 per cento dei datori di lavoro prevede un incremento delle assunzioni, il 16 per cento ha già previsto una diminuzione e il restante 77 per cento non contempla alcun cambiamento rispetto alla situazione attuale.
Sulla base di questi dati, la previsione netta sull’occupazione si attesta a -11%, il dato peggiore dal secondo trimestre dello scorso anno.

Nel 2010 in Italia oltre 2,5 milioni di lavoratori, tra dipendenti e autonomi, sono irregolari. La cifra è composta da 2.102.200 lavoratori dipendenti irregolari e da 446.400 lavoratori autonomi irregolari. Emerge dalle tabelle pubblicate dall’Istat sulla misura dell’occupazione non regolare nelle stime di contabilita’ nazionale, e relative agli anni 1995-2010.
Poiche’ in Italia nel 2010 le persone occupate, sia regolari sia irregolari, ammontano a 24.643.000 unità, il lavoro irregolare rappresenta il 10,3%.
L’occupazione, regolare e irregolare, ha subito nel 2010 un calo di 196.000 unità rispetto al 2009. Il calo è ascrivibile quasi interamente all’occupazione regolare (191.000 occupati in meno) mentre l’occupazione irregolare rime stabile.
Via Istat.
”Il mercato del lavoro rimane imballato“: l’occupazione non cresce e il tasso di disoccupazione, dopo la ”tregua” di quest’anno riprenderà a salire nel 2012. Confindustria delinea uno scenario poco rassicurante per l’occupazione in Italia e, nelle consuete previsioni contenute negli scenari economici, sottolinea che il 2012 si chiuderà con 729 mila unità di lavoro in meno rispetto all’inizio del 2008.
L’occupazione, misurata sulle unità di lavoro, registrerà una leggera crescita dello 0,2% nel 2012, dopo il rialzo dello 0,9% di quest’anno. Il tasso di disoccupazione, invece, dopo la tregua di quest’anno con una crescita all’8,2% e dopo il rialzo all’8,4% nel 2010, dovrebbe riprendere a salire nel prossimo anno registrando un rialzo all’8,3%.
Tra la metà del 2011 e la fine del 2012 il numero di persone occupate caleràdi 67 mila unità, segnando una media d’anno di +0,1% quest’anno e -0,1% nel 2012. Il biennio si chiudera’ cosi’ con 628 mila persone occupate in meno rispetto a inizio 2008. La frenata dell’occupazione - spiegano a Viale dell’Astronomia - ”si sentirà di piu’ nell’industria in senso stretto” che già era sotto di 573 mila unità a meta’ 2011 rispetto a inizio 2008 (-11,4%).
Via Confindustria.

L’inizio della stagione autunnale si presenta nera dal punto di vista occupazionale. Anche se l’emorragia dei posti di lavoro registra un rallentamento, il saldo a fine 2011 per le imprese con almeno un dipendente mostra ancora il segno meno. Secondo i dati di Unioncamere sono 88mila i posti in uscita, pari a un calo dell’occupazione dipendente dello 0,7%. Più a rischio il lavoro nelle piccole e medie imprese e, a livello geografico, è il Sud a mostrare un deciso affanno. Nel 2010 il saldo negativo era stato di 178mila unità, -1,5%. Nel 2009, anno clou della crisi, ra andata ancora peggio: 213.000 i posti bruciati, pari a -1,9%.
Il centro studi Unioncamere, nel 2011, ha registrato 44mila entrate in più rispetto al 2010 e 47mila uscite in meno. L’inversione di tendenza, però, non sembra essere alle porte per le imprese dell’industria, del commercio e dei servizi. Questo si deve anche all’accresciuta incertezza dell’economia internazionale.
A fine 2011 per il settore industriale è attesa una perdita di quasi 59mila unità (-1,2%). I servizi, invece, dovrebbero fermarsi a quota -29mila unità (-0,4%). Colpite maggiormente le imprese delle costruzioni (quasi 29mila posti in meno). Nei servizi, l’unico settore che arriva a perdere un punto percentuale è relativo agli alberghi e ristoranti, mentre i tassi di variazione degli altri comparti sono compresi tra il -0,7% (servizi alle imprese) e il -0,2% (commercio al dettaglio).
Gli ultimi dati Istat sulla disoccupazione, ancora provvisori, indicano una situazione sostanzialmente stabile. A giugno, l’ultimo mese rilevato dall’Istituto, gli occupati erano 22.917 mila, con una diminuzione dello 0,1% rispetto a maggio (14 mila posti di lavoro persi). Il tasso di occupazione, pari al 56,9%, è stabile “sia nel confronto congiunturale sia in termini tendenziali“.
Il leggero calo, comunque un +0,1% (+31 mila unità) rispetto al 2010, è attribuibile alla componente femminile:
Il numero dei disoccupati, pari a 2.001 mila, registra una diminuzione dello 0,3% (-7 mila unità) rispetto a maggio, sintesi della diminuzione della componente maschile e dell’aumento di quella femminile. Su base annua il numero di disoccupati diminuisce del 3,9% (-81 mila unità). Il tasso di disoccupazione si attesta all’8,0%, livello analogo a quello registrato negli ultimi mesi; su base annua il tasso cala di 0,3 punti percentuali. Il tasso di disoccupazione giovanile scende al 27,8%, facendo registrare una diminuzione congiunturale di 0,4 punti percentuali. Gli inattivi tra i 15 e i 64 anni aumentano dello 0,1% (+22 mila unita’) rispetto al mese precedente e il tasso di inattività si attesta al 38,1%
Continuano quindi le difficoltà dovute ad un differente trattamento sul lavoro per le donne italiane, le prime ad essere penalizzate e sacrificate in periodi di crisi.
La crisi economica è finita o no? Gli esperti sono divisi, le fluttuazioni dei mercati finanziari sono troppo rilevanti in questi giorni per non ipotizzare che la crisi economica è destinata a durare, se non ad aggravarsi. Lo conferma indirettamente anche la Cgia che ha elaborato una previsione sull’occupazione per i prossimi mesi, in particolare da settembre in avanti. I posti di lavoro a rischio in Italia sarebbero 76 mila:
Nel terzo trimestre di quest’anno stimiamo che potrebbero essere 76.000 i posti di lavoro a rischio in Italia. Un numero preoccupante, anche se inferiore ai 98.000 persi nello stesso trimestre del 2010 e agli 82.000 del 2009. Infatti, le cose, anche se molto lentamente, stanno migliorando. Il tasso di disoccupazione medio nel 2011 si dovrebbe attestare all’8,2%. Rispetto al 2010, la riduzione potrebbe essere dello 0,2%. Con la probabile perdita di questi 76.000 posti di lavoro a pagare il prezzo più alto saranno ancora una volta le fasce più deboli del mercato del lavoro. Mi riferisco ai giovani, alle donne e agli stranieri. Tutte e tre queste categorie hanno raggiunto tassi di disoccupazione molto elevati. I primi il 29,6%, le seconde il 9,6% ed i terzi il 12,1%.
I segnali sembrano positivi rispetto all’ultimo biennio, ma la sofferenza dei lavoratori extracomunitari è sempre più evidente, al punto da suggerire una riduzione delle quote d’ingresso per il prossimo anno:
Se la crisi economica ha colpito indistintamente tutti gli effetti più preoccupanti, però, si sono abbattuti sugli immigrati. La perdita dell’occupazione, infatti, ha compromesso la presenza regolare nel nostro Paese di migliaia e migliaia di persone, con conseguenti ricadute sociali molto negative. Gli extracomunitari, costretti a lavorare per poter essere in regola con il permesso di soggiorno, hanno però dimostrato di essere più dinamici degli altri nella ricerca di un nuovo posto di lavoro, spesso accontentandosi di ricoprire ruoli professionali di bassa qualifica. Alla luce di questa situazione, e’ necessario rivedere al ribasso il numero dei nuovi ingressi, privilegiando il reinserimento nel mercato del lavoro degli stranieri che da anni sono presenti nel nostro territorio.
Un po’ di tasse in meno e facilitazioni in tema d’alloggio, sono queste le esche con cui l’Italia cerca di convincere al rientro i “cervelli fuggiti” negli anni passati. Se quanto stabilito dalla legge 238/2010 (pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dello scorso 13 gennaio) basterà o meno ad arrestare la “fuga dei cervelli” non è ancora dato sapere, ma - in attesa dei decreti attuativi che definiranno i dettagli del provvedimento - bisogna segnalare il tentativo di arrestare l’emorragia di competenze e creatività che negli ultimi anni ha considerevolmente impoverito il Paese.
Cervellone e con voglia di tornare? Pagherai meno tasse
Secondo quanto previsto dal testo di legge, chi tornerà in Italia per lavorare (dopo avere avuto esperienze di lavoro e di studio all’estero) potrà fruire di una riduzione della base imponibile - in riferimento ai redditi di lavoro dipendente, d’impresa e di lavoro autonomo - dell’80% se donna e del 70% se uomo.
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La sconfitta dello stato sociale, il trionfo del “mammonismo” all’italiana o semplicemente la sconfortante evoluzione del mercato del lavoro in tempi di crisi economica? Qual è l’immagine che viene scattata dalla Banca d’Italia con una ricerca sugli effetti della crisi in Italia? Qualunque sia l’interpretazione che se ne vuole dare, lo studio di Bankitalia non lascia presagire alcunché di confortante. Di fronte alla disoccupazione galoppante, a quanto pare, l’unica rete di salvataggio di qualche utilità che ha difeso gli italiani da una rovinosa caduta è stata quella tessuta dalle famiglie.
Se la disoccupazione è un affare di famiglia
Al centro dello studio della banca centrale è il jobless households rate, ossia l’indicatore che dà conto della quota delle famiglie in cui tutti i componenti sono senza lavoro rispetto al numero totale delle famiglie.
Si abbandoni qualunque trionfalismo: non si tratta certo di una novità assoluta o di un passo rivoluzionario. Cliclavoro, il portale partito in via sperimentale grazie alla collaborazione tra il ministero del Lavoro, le Regioni e le province autonome, ha però almeno il merito di tentare di oliare i meccanismi del mercato del lavoro italiano, alquanto inceppati in questo periodo.
Cliclavoro si presenta
In sostanza, Cliclavoro non è altro che un’arena virtuale in cui chi è in cerca di occupazione può incrociare in maniera diretta le domande di lavoro delle imprese, godendo così di un accesso semplificato e diretto alle informazioni e ai servizi per il lavoro.
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C’è chi fatica a trovarne uno e chi invece, per necessità o voglia di guadagnare di più, ne ha addirittura due: la varietà è grande sotto i cieli del lavoro. Il doppio lavoro, in Italia, è un pratica più diffusa di quanto si pensi: la certificazione arriva dall’Istat.
Quasi 5 milioni
L’Istituto nazionale di statistica ha rilevato che nostro Paese sono 4,8 milioni i lavoratori che hanno due occupazioni (spesso un doppio incarico part-time, come nel caso dei lavoratori domestici).