L’istruzione degli italiani è in caduta libera. Il Paese investe sempre meno nella scuola, gli insegnanti sono sottopagati e laureati e diplomati, in Italia, sono meno della media europea. Eppure gli studenti italiani passano sui banchi scolastici un numero maggiore di ore rispetto ai compagni europei: una media di 8,316 ore per le scuole elementari e medie contro le 6.732 ore della media Ocse.
Questo è il quadro che emerge dal rapporto sull’educazione scolastica pubblicato oggi dall’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. Il rapporto assegna all’Italia il 29° posto, su 34 Paesi europei, per gli investimenti nell’istruzione: alla scuola italiana va il 4,8% del Pil (spesa stabile da anni) contro una media Ocse del 6,1%.
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Il Ref ha rivisto il quadro macro dell’Italia alla luce delle recenti manovre confermando per il 2011 una crescita dello 0,7% ma rivedendo al ribasso quella del 2012 allo 0,4% (dallo 0,7% previsto il 20 luglio scorso).
Il nuovo quadro diramato oggi in collaborazione con la Confesercenti prevede inoltre un deficit/Pil 2011 al 3,8% (da 4,1%), stessa previsione del governo, e al 2012 al 2,2% (da 3,2%) ben superiore alla previsione del governo di un 1,4% (fatta dell’esecutivo in vista di raggiungere il pareggio di bilancio nel 2013).
Secondo la ricerca Ref/Consercenti inoltre il debito/Pil nel 2011 dovrebbe attestarsi al 120,5% (dal 120,6% visto a luglio) e nel 2012 al 119,8% (dal 120,8%).
Rallenta la crescita italiana. L’Istat, confermando le stime preliminari di agosto, evidenzia che il PIL italiano nel secondo trimestre 2011 ha fatto leggermente meglio della media dell’Eurozona su base congiunturale (+0,3% contro +0,2%) mentre la crescita annua risulta nettamente più lenta (+0,8% contro +1,6%).
Guardando ai diversi Paesi, nel secondo trimestre il prodotto interno lordo è aumentato in termini congiunturali dello 0,2% negli Stati Uniti e nel Regno Unito, dello 0,1% in Germania ed è rimasto stazionario in Francia. In termini tendenziali, il pil è aumentato del 2,8% in Germania, dell’1,6% in Francia, dell’1,5% negli Stati Uniti e dello 0,7% nel Regno Unito.
In Italia la crescita del PIL acquista per il 2011, ovvero quella annuale che si otterrebbe in presenza di una variazione congiunturale nulla nei restanti trimestri dell’anno, è pari allo 0,7%. Si rilevano andamenti congiunturali positivi del valore aggiunto dell’industria (+0,9%) e dei servizi (+0,1%), mentre il valore aggiunto dell’agricoltura è sceso del 2,4%. In termini congiunturali, le importazioni di beni e servizi sono diminuite del 2,3%, il totale delle risorse è diminuito dello 0,3%.
Tra i primi a commentare i numeri Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, presidenti di Federconsumatori e Adusbef, per cui le stime dell’Istat sul Pil sono “ancora sopravvalutate“. “Purtroppo la situazione è peggiore di quanto prospettato da questi dati. Anche alla luce della manovra iniqua e depressiva che il Governo Berlusconi ha approntato già sarà tanto se il PIL si discosterà dallo zero!“.
Via Istat e Federconsumatori.

I dati del secondo trimestre hanno rivelato una forte decelerazione dell’economia in tutta Europa, anche se la regione sembra in grado di evitare un nuovo ravvicinato periodo recessivo. È l’opinione degli economisti di Standard & Poor’s che in un rapporto dedicato alle prospettive economiche dell’Europa sottolineano l’aumento dei rischi sulla crescita, tagliando contemporaneamente le previsioni sul Pil della zona euro a +1,7% per il 2011 e a +1,5% sul 2012, contro l’1,9% e l’1,8%, rispettivi stimati in luglio.
S&P conferma tuttavia le recenti stime sull’Italia, il cui Pil è visto in crescita dello 0,8% sia quest’anno sia il prossimo. Riguardo al vecchio continente, il capo economista per l’Europa di S&P Jean-Michel Six afferma: “continuiamo a ritenere che un vero e proprio double dip sarà evitato poichè vediamo numerose fonti di crescita nei prossimi 18 mesi, compresa una domanda ancora molto forte dai mercati emergenti e la presistente ripresa, sebbene in fase di indebolimento, della spesa per investimenti delle aziende”. “Nondimeno dobbiamo riconoscere che i rischi al ribasso sono significativi. In particolare seguiremo da vicino il trend della domanda dei consumatori nei prossimi trimestri“.
Per la Francia le nuove stime indicano un +1,7% sia nel 2011 sia nel 2012, contro un +2,0% e un più 1,9% rispettivi stimati in precedneza.
Nel secondo trimestre crescita dello 0,2% i dati Ocse confermano il rallentamento. L’Italia, insieme agli Usa, leggermente meglio degli altri stati con un +0,3%
Per l’area Ocse si tratta del quarto trimestre consecutivo di rallentamento della crescita: dopo il secondo trimestre del 2010, quando segnò un +1%, il calo è stato infatti costante, con il +0,6% del terzo, il +0,5% del quarto e il +0,3% dei primi tre mesi del 2011.
Gli andamenti delle macroaree evidenziano una crescita dello 0,2% sia per l’Unione europea (+0,8% nei primi tre mesi), che per l’area euro (+0,8%) e per i G7 (+0,2%). Guardando ai vari Paesi, la Germania è protagonista dello scivolone più grosso, con una crescita di appena lo 0,1% contro il +1,3% dei primi tre mesi dell’anno. Il Regno Unito cresce dello 0,2% (dal +0,5% del primo trimestre), la Francia è piatta (+0,9%) e il Giappone arretra dello 0,3% (contro il -0,9%). Gli unici due Paesi in cui il Pil avanza più che nel primo trimestre sono dunque Italia e Stati Uniti (entrambi a +0,3% da +0,1%).
Guardando invece al dato tendenziale, il Pil dell’area Ocse cresce dell’1,6% (2,4% nel primo trimestre): nell’Ue e nell’area euro dell’1,7% (da +2,5%), nei Paesi del G7 dell’1,3% (da +1,9%). Il rallentamento, calcolato su questa base, è per tutti i Paesi: Italia +0,8% (da +1%), Germania +2,7% (da +4,7%), Francia +1,6% (da +2,1%), Regno Unito +0,7% (da +1,6%), Stati Uniti +1,6% (da +2,2%) e Giappone -0,9% (da -0,7%).
Nel secondo trimestre 2011 il Pil è cresciuto dello 0,3% sul trimestre precedente e dello 0,8% nei confronti del secondo trimestre 2010. Lo comunica l’Istat. Pil dunque in lieve crescita nel secondo trimestre dell’anno. Nel periodo aprile-giugno, secondo le stime preliminari dell’Istat, il prodotto interno lordo corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato è aumentato dello 0,3% rispetto al trimestre precedente e dello 0,8% rispetto al secondo trimestre 2010. Nel primo trimestre del 2011 si era registrato un incremento congiunturale dello 0,1% e tendenziale dell’1%.
Il risultato congiunturale, spiega l’Istat nella nota con cui diffonde il dato sulla stima preliminare del prodotto interno lordo, «è la sintesi di una diminuzione del valore aggiunto dell’agricoltura e di un aumento del valore aggiunto dell’industria e dei servizi». Il secondo trimestre del 2011 ha avuto una giornata lavorativa in più rispetto al trimestre precedente e lo stesso numero di giornate lavorative del secondo trimestre 2010.
La crescita dei consumi per il 2011 è pari allo 0,7%. Nello stesso periodo il Pil è aumentato in termini congiunturali dello 0,3% negli Stati Uniti e dello 0,2% nel Regno Unito. In termini tendenziali, il Pil è aumentato dell’1,6% negli Stati Uniti e dello 0,7% nel Regno Unito.