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La pausa pranzo, 270 Euro al mese

pubblicato da Roberto

La pausa pranzo, 270 Euro al mese
La pausa pranzo fuori casa costa cara. In un solo anno, dal 2010 a oggi, i prezzi praticati in bar e punti di ristoro self service sono aumentati in media di oltre il 3%. Un pasto tipo composto da acqua, un piatto di pasta, un dessert e un caffè costava 5,53 euro nel 2001; è arrivato a 11,95 euro l’anno scorso; quest’anno già costa oltre 12 euro (12,31 euro) con un aumento percentuale pari al 123% in dieci anni. Alla fine, un pasto tipo in un bar o in un self service può arrivare a costare oltre 270 euro al mese.

Sono i rincari denunciati da Adusbef e Federconsumatori: “Alla luce di questi rincari, in tempo di crisi sono sempre di più i consumatori che rinunciano alla ‘pausa pranzo’ nei punti self service/bar e preferiscono portarsi il pranzo da casa, oppure acquistarlo direttamente nei negozi o nei supermercati“.

Le due associazioni propongono un’analisi dei rincari per singole voci, spalmate nell’arco degli ultimi dieci anni. Una tazzina di caffè, ad esempio, partiva da 62 centesimi nel 2001, dopo l’introduzione dell’euro, ed è arrivata quest’anno a una media di 96 centesimi, con un aumento dell’1% rispetto al 2010 e del 55% in dieci anni. Dal 2001 al 2011, una bottiglia da mezzo litro d’acqua è aumentata dal 217%, passando da 52 centesimi a 1,65 euro, con un aumento del 3% solo rispetto allo scorso anno. La pizza margherita della pausa pranzo costava 3,36 euro nel 2001, ora arriva a 8,70 euro, nel 2010 stava a 8,50 euro: più 2% sull’anno, più 159% in dieci anni.

Un piatto di pasta è rincarato del 150% in dieci anni: costava 2,32 euro nel 2001; è arrivato a 5,60 euro nel 2010; quest’anno già si attesta su una media di 5,80 euro, con un aumento percentuale annuale del 4%. Per un dessert al piatto, nel 2001 servivano 2,07 euro; nel 2010 il prezzo si attestava su 3,80 euro; quest’anno è stato ulteriormente ritoccato a 3,90 euro, con un aumento del 3% e dell’88% nell’arco di dieci anni. Un panino è aumentato, dal 2001, del 94%, passando da circa 1,55 euro ai 3 euro rotondi di quest’anno. E una pizzetta rossa è passata da 77 centesimi del 2001 ai 2,30 euro di quest’anno: in dieci anni, il prezzo è salito del 199%.

Via Vocearancio.

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Caro pausa-pranzo: torna il pranzo al sacco

pubblicato da matteo


Cosa prevede la dieta a pranzo? Lunedì, panino; martedì, panino; mercoledì, panino… e così via. In tempi di crisi, anche la sana alimentazione e la linea degli italiani sono messi a rischio. A quanto pare, così denuncia Federconsumatori, i lavoratori del Belpaese non possono più concedersi una pausa pranzo come si deve: in meno di dieci anni i prezzi sono più che raddoppiati e – a fronte dello stagnare degli stipendi – l’unica via rimasta è il pranzo al sacco.

La denuncia dei consumatori
I calcoli effettuati dall’Osservatorio nazionale di Federconsumatori – prendendo in considerazione i prezzi praticati in bar e punti di ristoro self-service – parlano chiaro: rispetto al 2009, il costo della pausa pranzo sarebbe cresciuto dell’8%; se si prende come parametro il 2001, poi, il confronto è ancor più impietoso, con rialzi che raggiungono addirittura il 116%.

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Terremoto tra i buoni pasto

pubblicato da matteo

Il meccanismo dei buoni pasto rischia di incepparsi, lasciando milioni di lavoratori con un inutile blocco di tagliandi in mano. Da una parte acquistano peso e rilevanza le rivendicazioni dei ristoratori, dall’altra gli interessi dei lavoratori: la trasformazione dei buoni pasto in strumenti finanziari – ormai avvenuta – ha messo nei guai entrambe le categorie, intrecciando un dilemma cui è difficile trovare soluzione.

Le ragioni dei ristoratori
Nei giorni scorsi, Aldo Cursano, vicepresidente della Fipe (l’associazione dei pubblici esercizi che aderisce a Confcommercio), ha fatto sentire la voce della propria associazione sul tema dei buoni pasto: “Ormai i buoni pasto sono diventati una sorta di strumento finanziario. E chi ci rimette sono da una parte i lavoratori e dall’altra noi esercenti”.

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