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Tutti gli articoli con tag pubblica amministrazione

Un fallimento su tre colpa dei ritardi nei pagamenti

pubblicato da Mario Marcello Forte


Nel 2011 nel nostro paese sono fallite 11.615 aziende. Tanti sono gli imprenditori italiani che hanno portato i libri in Tribunale negli ultimi 12 mesi e, secondo le stime, il 31% di questi l’ha fatto non solo perché strozzati dalla crisi economica, ma soprattutto perché la prima conseguenza della crisi in Italia è il ritardato pagamento per prestazioni e servizi già venduti e che avrebbero dovuto essere incassati da tempo.

Secondo i dati Intrum Justitia in Europa sono il 25% le aziende che falliscono a causa dei ritardati pagamenti dei loro clienti, ma tenendo conto che nel nostro paese questi ritardi superano la media europea di 26 giorni è naturale vedere un proporzionale aumento delle aziende che chiudono a causa dei pagamenti dilazionati all’infinito.

Negli ultimi 4 anni i ritardati pagamenti sono arrivati in Italia alla soglia record di 53 giorni medi di attesa contro i 27 giorni medi del 2008, quasi due mesi che oggi possono diventare fatali grazie al sistema bancario sempre più restio a concedere credito ai privati e alle attività produttive se si innestano in un sistema nel quale anche i pagamenti “in orario” si attestano sono una media di 180 giorni contro il cliente è la pubblica amministrazione e 103 se il committente è un privato.

Il recepimento della direttiva europea contro il ritardo nei pagamenti è sempre più urgente, soprattutto per contrastare il fenomeno che porta gli imprenditori in mancanza di liquidità ad entrare nella schiera degli “sfiduciati”, quanti di fronte alle difficoltà decidono di chiudere piuttosto che andare ancora una volta con il cappello in mano a chiedere aiuto a banche sempre più sorde alle esigenze delle imprese.

Foto | © TM News

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Legge Brunetta, a rischio di costituzionalità

pubblicato da Roberto

Giudice del lavoro di Livorno solleva la questione di legittimità della norma quando prevede la decurtazione dello stipendio per i primi 10 giorni di malattia dei dipendenti pubblici
Giudice del lavoro di Livorno solleva la questione di legittimità della norma quando prevede la decurtazione dello stipendio per i primi 10 giorni di malattia dei dipendenti pubblici.

Di fatto la malattia diventa un ‘lusso’ che il lavoratore non potrà più permettersi e ciò appare in contrasto con l’articolo 36 della Costituzione che prevede che sia garantita una retribuzione proporzionata ed in ogni caso sufficiente a garantire un’esistenza libera e dignitosa”.

Il giudice del lavoro di Livorno Jacqueline Monica Magi ha sollevato con un’ordinanza la questione di legittimità costituzionale dell’articolo 71 della legge 133/2008, la legge cosiddetta Brunetta, che prevede per i dipendenti pubblici una decurtazione dello stipendio per i primi 10 giorni di malattia.

Per il giudice la norma presenta profili di incostituzionalità con riferimento agli articoli 3, 32, 36 e 38 della Costituzione. In particolare, riguardo all’articolo 3, nell’ordinanza si rileva “un’illegittima disparità di trattamento nel rapporto di lavoro dei lavoratori del settore pubblico rispetto a quelli del settore privato”. Sul “diritto alla salute”di cui all’articolo 32 la norma “crea di fatto un abbassamento della tutela della salute del lavoratore che, spinto dalle necessità economiche, viene di fatto indotto a lavorare aggravando il proprio stato di malattia, creando così un vulnus a se stesso e al Paese”.

Con riferimento all’articolo 36 in sostanza con la decurtazione il guadagno, “dati gli stipendi che percepiscono ad oggi i lavoratori del comparto pubblico, diventa tale da non garantire al lavoratore una vita dignitosa”. “Privare durante la malattia un lavoratore di parte dello stipendio e della retribuzione globale di fatto integra esattamente quel far venire meno i mezzi di mantenimento e assistenza al cittadino in quel momento inabile al lavoro”.

Via Adico.

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Manovra di Ferragosto, addio alla norma sui ritardi di pagamento della P.A.

pubblicato da Roberto

Il maxiemendamento alla Manovra di Ferragosto cancella la possibilità per le aziende creditrici della Pubblica Amministrazione di ottenere un anticipo sulle somme a loro dovute attraverso gli Istituti di credito. La manovra di Ferragosto approvata dall’Aula del Senato cancella un importante emendamento approvato dalla Commissione bilancio. In particolare, l’emendamento permetteva alle aziende creditrici della Pubblica Amministrazione di ottenere dalla stessa un certificato del credito a loro dovuto.

Con tale certificazione, le aziende avrebbero potuto poi ottenere da un istituto di credito, o da una finanziaria, un anticipo dell’importo spettante, così da ottenere una somma utile per affrontare la crisi di liquidità causata anche dal cronico ritardo con il quale la Pubblica Amministrazione provvede a pagare le somme dovute; senza tener conto delle norme speciali che rendono assai complesso, se non impossibile, agire giudizialmente per ottenere il pagamento dei crediti vantati nei confronti della Amministrazione Pubblica.

La norma, peraltro, non prevedeva alcun costo a carico dello Stato: la Pubblica Amministrazione, infatti, avrebbe pagato i propri debiti secondo la tempistica stabilita.

Davvero non si comprendono, pertanto, le ragioni per le quali il Governo abbia deciso di non riproporre l’emendamento che avrebbe fornito alle aziende uno strumento per pagare i propri debiti, a beneficio dei propri fornitori, e per finanziarsi.

Via Senato.

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Nel 2012 19 mila lavoratori saranno interessati allo slittamento del TFR

pubblicato da Roberto

Saranno circa 19 mila i lavoratori pubblici che potrebbero incorrere nello slittamento di 2 anni nell'erogazione del TFR, così come previsto dalla recente manovra economica di ferragosto, deliberata dal Governo e in attesa di conversione dal Parlamento.
Saranno circa 19 mila i lavoratori pubblici che, maturando i requisiti di pensionamento anticipato nel 2012, potrebbero incorrere nello slittamento di 2 anni nell’erogazione del TFR, così come previsto dalla recente manovra economica di ferragosto, deliberata dal Governo e in attesa di conversione dal Parlamento.

Secondo la Relazione tecnica alla manovra economica, infatti, saranno circa 19.000 i dipendenti della pubblica amministrazione interessati dalla norma che esclude i lavoratori che maturano i requisiti entro il 31 dicembre 2011. La platea, che si ridurra’ nel 2013 per effetto dell’innalzamento dei requisiti previsti per andare in pensione, si aggirerà intorno ai 21-22 mila lavoratori nel 2014.

Per i pensionamenti di vecchiaia, si legge nella Relazione tecnica, il TFR slitta invece di 6 mesi e potrebbe riguardare circa 16.500 lavoratori, gradualmente crescenti a circa 35.000, tenuto conto che una parte manifesta la propensione di accedere al pensionamento successivamente alla maturazione dei requisiti minimi.

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Meglio una laurea "inutile" o una qualifica professionale?

pubblicato da Mario Marcello Forte

Il presidente del Censis, Giuseppe De Rita, critica con forza “il mito del figlio laureato“. In un’intervista in edicola domani su Il Sole 24 Ore arriva l’attacco alle “lauree inutili” con uno slogan molto diretto: “Meglio un giovane carrozziere che un laureato in nulla“. Il riferimento è a quei corsi di laurea, specialmente quelli umanistici, che garantiscono scarse possibilità di inserimento nel mondo del lavoro e un reddito basso anche quando la ricerca di un impiego ha un esito positivo.

Secondo De Rita “è il lavoro che forma, solo il lavoro, occorre affiancare il giovane, insegnargli un mestiere, il resto sono tutti discorsi astratti e inutili“. Il discorso è antico, in Italia mancano percorsi chiari di formazione e inserimento professionale, forse è anche per questo che continua a prevalere il “mito del figlio laureato” a tutti i costi, a prescindere dalla concretezza delle discipline universitarie.

Il ruolo di ammortizzare sociale indiretto svolto dallo Stato con la pubblica amministrazione (e la scuola in particolare) è azzerato con la crisi, i tagli degli insegnanti, la loro costante precarizzazione porta a rendere centinaia di migliaia di laureati in discipline umanistiche dei perenni disoccupati. Il sistema andrebbe ripensato, ma siamo sicuri che questi slogan di sicuro effetto mediatico siano veramente d’impulso a questo processo?

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La patente sta scadendo: lo dice un sms!

pubblicato da matteo

Con novembre, l’informazione burocratica che ruota intorno all’auto arriva via telefonino o e-mail. È quanto previsto da un protocollo d’intesa firmato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e quello della Pubblica amministrazione e l’innovazione che ha dato il via al progetto vivifacile.it. In base a quanto stabilito, i cittadini che daranno la propria adesione al programma di innovazione avranno la possibilità di ricevere tramite email o sms informazioni sulla scadenza della patente, aggiornamenti sui punti e avvisi relativi alla data di revisione.

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Idea Brunetta: un’agenzia per i concorsi pubblici

pubblicato da matteo

“Fai un concorso in Comune? E conosci qualcuno dentro?”. Questa domanda, che tante volte sarà capitato di sentircisi rivolgere se si è preso parte a qualche concorso pubblico, tra qualche tempo potrebbe perdere di senso. La nuova crociata del ministro Brunetta, infatti, prende di mira la tradizionale procedura dei concorsi pubblici, lanciando i “concorsi chiavi in mano”.

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